FIFA 19 | unica Recensione dopo aver giocato 150 ore

FIFA 19 non si evolve ma acquisisce la licenza della UEFA Champions League, sottraendola al rivale Pro Evolution Soccer 2019




Fifa 19 è diventato più arcade nel gameplay e più spettacolare nella componente scenica. Purtroppo il gioco a centrocampo è pressoché nullo, l’efficacia dei passaggi è stata depotenziata (per non sbagliare occorre giostrare la sfera solo con giocatori abili nel palleggio), mentre i colpi di testa e i tiri al volo sono diventati ancora più micidiali.
Questa recensione è una delle poche autorevoli analisi che troverete in rete, soprattutto per due motivi: oltre ad essere stato un giocatore di calcio a 11 sono stato anche un arbitro e un assistente dell’Associazione Italiana Arbitri, quindi a differenza di tanti finti esperti di calcio io il Regolamento lo conosco davvero; inoltre ho giocato a FIFA 19 per oltre 150 ore prima di buttare giù questi pensieri, a differenza di molti recensori delle testate giornalistiche specializzate che l’hanno avviato per meno di 30 ore. Senza dimenticare che le review pubblicate al day 1 (e alcune sono state rilasciate ben prima della data ufficiale) non potevano trattare le modalità online di FIFA 19, visto che i server non erano sotto stress e molte modalità non erano attive. Per cui molti dei miei “colleghi” non hanno potuto nemmeno registrare i vari errori di connessione che hanno rovinato gli storici di noi giocatori reali. Sono stato persino vittima di un errore bizzarro: FIFA 19 mi ha buttato fuori da un match del FUT Champions asserendo che il mio abbonamento a Origin Access Premier fosse scaduto. Eppure io a settembre ho siglato l’abbonamento annuale, per cui era un’affermazione impossibile. Ad ogni modo sono rientrato dopo pochi minuti e per fortuna me la sono cavata "solo" con una sconfitta immeritata a tavolino. Ho contattato Electronic Arts, ma come al solito hanno risposto con una mail di comodo scaricando le loro colpe. Poi si chiedono come mai vantano una pessima reputazione con noi utenti. Vabbè, andiamo oltre.
Anche quest’anno FIFA 19 (come al solito) è stato riempito di 8,5 e di 9 presso le varie testate giornalistiche, nonchè di fiumi di parole entusiastiche ma prive di senso critico.
Dalla mia posso assicurarvi che Il gioco è piacevole e ricco di contenuti, ma non è assolutamente un capolavoro. Di imperfezioni (piccole e grandi) ve ne sono tante, ma la cosa che balza subito agli occhi è che la fisica del pallone è purtroppo la stessa di sempre: gli impatti mancano di “peso”, sembra di giocare con un Super Santos (o Super Tele).
L’impatto crea diversi problemi anche in area di rigore, dove si assiste a dei penalty del tutto inventati: addirittura in un paio di occasioni ho dovuto subire un rigore perché l’avversario dopo aver calciato era finito addosso al mio difensore.
Tra l’altro la cosa assurda è che i calci dagli undici metri vengono assegnati anche se non siamo noi a intervenire materialmente sull'avversario. Vi faccio un esempio pratico: se il mio difensore si avvicina all'attaccante avversario e lo “contrasta” normalmente, posso ugualmente subire una sanzione tecnica pur senza aver mai pigiato sul tasto del tackle o su quello della scivolata, basta che le gambe dei due atleti s’incrocino. FIFA 19 non è in grado di distinguere cosa sia davvero un contrasto di gioco. 
Il regolamento del gioco del calcio è chiaro: non tutti i contrasti sono falli di gioco, per la sanzione (punizione diretta o indiretta) è necessario che l’intervento sia negligente, imprudente o vi sia vigoria sproporzionata. Ma questo cosa comporta all’atto pratico su FIFA 19?
Nell’online i giocatori stanno approfittando della cosa, difatti in molti — quando non riescono a saltare l’uomo — si buttano addosso ai difensori accennando dei dribbling (vanno bene anche quelli mal riusciti), sperando che il difensore provi a contrastarlo legalmente con un tackle normale. In questo modo ottengono spesso un penalty.
Il bello è che altri contrasti — oggettivamente più duri e scorretti (in cui i giocatori vengono letteralmente abbattuti) — non vengono recepiti neppure come “illegali”. L’IA che muove gli arbitri di FIFA 19 fa un pò come le pare. La disparità di giudizio è forte, e andrebbe rivista assolutamente.
Quando si gioca in single-player si può soprassedere a quanto succitato, ma quando si affrontano degli avversari reali nelle modalità competitive allora la situazione diventa inaccettabile: non è giusto perdere uno scontro per decisioni incomprensibili. Ovviamente non accade in continuazione, per fortuna.

FIFA 19 | unica Recensione effettuata dopo aver giocato 150 ore

FIFA 19 mette in scena regole tutte sue

FIFA 19 è pieno zeppo di stranezze, ad esempio la regola del vantaggio vanta un campionario di assurdità che non trovano riscontro nè nel Regolamento del gioco del calcio nè tra le specifiche IFAB (International Football Association Board). In area di rigore — a meno di evidenti possibilità di segnare nell'immediato (es. un compagno del giocatore che ha subito un secondo prima il fallo ha la possibilità di tirare a porta vuota) — il vantaggio non può essere dato. Ma (ovviamente) su FIFA 19 questo non vale.
Inoltre l’assistente — che i telecronisti del gioco chiamano ancora “guardalinee” (è una terminologia inesatta e svilente, perpetrata da anni) — sbandiera una caterva di falli come se non ci fosse un domani, che puntualmente l’arbitro ignora. Ora, vi assicuro che se questo accadesse in una partita di calcio (anche solo di Promozione), l’assistente e l’arbitro si beccherebbero come minimo un 8,30. Ed è un brutto voto a dispetto di quello che si potrebbe pensare (tendenzialmente i voti vanno dal 8,10 a 8,70).
La squadra arbitrale deve avere un metro di giudizio omogeneo, che va stabilito nel briefing pre gara. Nella realtà sono pochi i casi in cui l’errore non pesa sul giudizio dell’assistente, ad esempio quando segnala un fuorigioco senza accorgersi che in realtà c’è stato un tocco volontario del difensore a centrocampo, il quale ha rimesso in gioco l’attaccante. Ciò non vale in assoluto, ma solo quando la prospettiva schiacciata inganna l’assistente, che — a differenza dell’arbitro — non può valutare la profondità che intercorre tra i corpi di due calciatori. In tal caso deve esser bravo l’arbitro a far proseguire l’azione, facendo un cenno all'assistente (es. pollice alto). O ancor meglio, l’arbitro davvero bravo può previene del tutto questi casi gridando qualcosa all'assistente, facendogli capire che c’è stato un tocco, sì da non indurre il collega a alzare frettolosamente la bandierina.
Ci sono diverse casistiche da rivedere su FIFA 19, ma l’aspetto su cui occorrerebbe intervenire il prima possibile riguarda l’interazione tra il pallone e il calciatore. Non di rado, vengono persino invertite le rimesse laterali, o vengono date delle le rimesse dal fondo al posto dei calci d’angolo (e viceversa): vi invito a guardare i replay quando avete dei dubbi, giusto per farvi due risate. Ah, dimenticavo, non potete farlo se state giocando online, visto che su FIFA 19 da quest’anno l’avversario può persino annullare il replay dei goal. E’ una scelta davvero odiosa, che spero venga rivista quando prima.
FIFA 19 non vanta novità stravolgenti nelle meccaniche di gioco, ma ci sono comunque delle introduzioni piacevoli. Ad esempio nella modalità “Calcio d’inizio” possiamo scegliere se dare subito il là a una finale di coppa (nazionale o europea), invece della solita e sterile amichevole. Inoltre, sempre qui, possiamo personalizzare le regole per cambiare completamente l’approccio alle gare con gli amici. Eccovi alcuni esempi: in Sopravvivenza ogni volta che un giocatore segna un gol la sua squadra subisce un’espulsione (fino ad un massimo di 4 atleti, escluso il portiere); in Tiri da Fuori le conclusioni realizzate senza entrare in area di rigore valgono il doppio; mentre selezionando Niente Regole non dovremo preoccuparci nè del fuorigioco (come nel Calcio a 5), nè delle sanzioni tecniche e disciplinari (un pò come nel Calcio Fiorentino).

FIFA 19 - Recensione - EA Sports

I contenuti sono tantissimi e vi terranno occupati per una valanga di ore

FIFA 19 mette a disposizione: la Carriera (dove la fase di mercato resta purtroppo abbozzata e non convincente nelle valutazioni economiche dei calciatori), il Viaggio (in cui si concluderà l’avventura di Alex Hunter), le Stagioni Online (anche in co-op), il Pro Club (dove creare un team in cui ogni giocatore è controllato da un utente reale), e il FUT (in cui mischiare i giocatori dei vari club come se stessimo dinanzi a un album delle figurine).
EA Sports in questi anni ha puntato molto su “il Viaggio”, dove incontreremo da vicino stelle mondiali del calibro di Neymar (detto il tuffatore seriale), Kevin De Bruyne, e Paulo Dybala. Sin da FIFA 17 abbiamo imparato a conoscere Alex Hunter, l’abbiamo visto crescere (anche se avrei preferito vivere di più il periodo delle giovanili, invece che subire molti video), diventare una promessa del calcio inglese, non reggere la pressione (finendo per essere ceduto), rilanciarsi in MLS, e riconquistare la scena in Europa (io accettai l’opportunità dell’Atletico Madrid nella LIGA Santander). Quest’anno ci viene subito offerta la possibilità di entrare nelle fila del Real Madrid, orfano della sua stella più luminosa. Cristiano Ronaldo non è più dei blancos, ma il fascino della camiseta dei vincitori delle ultime tre Champions League resta ugualmente fortissimo.
A dire il vero le meccaniche del Viaggio (distribuite lungo 4 capitoli, dalla durata complessiva di circa 10-12 ore) stavolta risultano ripetitive, soprattutto per chi ha già passato del tempo nei precedenti due atti. Mancano dei colpi di scena narrativi che catturino davvero il giocatore.
La cosa carina è che la storia tiene parzialmente conto delle nostre scelte passate. Ad ogni modo sarete chiamati ancora una volta a svolgere: le sedute di allenamento, che sono aggirabili simulando i risultati (ma non ve lo consiglio perché gli attributi di Alex saliranno con minor efficacia); le interviste post gara, con scelte multiple che incideranno sulla popolarità tra i fan e nelle dinamiche di spogliatoio; e infine le partite, dove almeno inizialmente partiremo dalla panchina. Nel corso degli eventi dovremo guadagnarci il posto da titolare, rendendoci protagonisti di ottime prestazioni, portando a termine gli obiettivi specifici del mister (segnare un dato numero di goal, fare un tot numero di passaggi o di assist, ecc…).
A dire il vero c’è una piccola variante sul tema: potremo migliorare l’affinità con alcuni giocatori indicati come “mentori”. Nella parte finale del Viaggio di FIFA 18 dovevamo migliorare il feeling solo con il nostro compagno di reparto (per me era Antoine Griezmann), quest’anno invece avremo modo di dialogare sul terreno di gioco con più compagni specifici che sbloccheranno abilità particolari per Alex.
Prima di scendere in campo, dovremo scegliere se prendere le redini del solo Alex, dell’intera squadra, o di uno dei succitati partner speciali (i mentori).
Dunque, la vera varietà è riposta solo nei contesti. Difatti, il Viaggio di FIFA 19 ci consente di alternare le vite di tre calciatori, muovendoci in campionati molto diversi tra loro. Oltre a Alex Hunter, sono presenti l’amico Danny Williams e la sorella Kim Hunter impegnata nel sempre più popolare Calcio Femminile (da quest’anno è in onda anche su Sky).
La modalità regina di FIFA 19 resta però il FIFA Ultimate Team (abbreviato FUT). In questa sorta di gioco nel gioco le squadre non sono già prestabilite, ma vengono create da zero dagli utenti mescolando i calciatori delle varie società. In questo caso occorre tenere presente nuove voci (assenti nel gioco canonico), come quella dell’affinità: gli atleti che scendono sul terreno di gioco si muovono in armonia con il resto del team solo se i loro compagni vantano determinate caratteristiche (stessa nazione, stesso club reale, o stesso campionato reale).
Il FUT è rimasto pressoché il medesimo dello scorso anno, eccetto per l’introduzione delle Division Rivals. Queste ultime da un lato sostituiscono le Stagioni Online del FUT e dall'altro permettono la qualificazione al FUT Champions Weekend League.
Le Division Rivals sono strutturate in varie Divisioni, che a loro volta sono caratterizzate da più livelli da scalare settimanalmente. Più si sale in alto nelle Divisioni, meno punti sono necessari per la qualificazione al FUT Champions.
Sono, poi, ancora presenti le Squad Battles, le Sfide Creazione Rosa (SCR) e il Draft. Se volete saperne ancora di più sul FUT, vi invito a leggere l’approfondimento a tema che ho realizzato personalmente, lo trovate QUI.

Le figurine di FIFA 19

L’Active Touch System avrebbe dovuto migliorare il controllo del pallone, ma non è stato così

Le animazioni degli atleti non sono sempre convincenti: persiste una certa mancanza di fluidità nell'addomesticare il pallone con alcuni stop in concomitanza dei lanci lunghi, mentre risultano fluidissimi i tiri al volo. Questi ultimi sono irrealisticamente facili da realizzare (basta muovere l’analogico nella direzione giusta), neanche avessimo in squadra lo Zampagna dei tempi d’oro (ci fu un anno in cui in serie A mise di fila una serie di tiri al volo da far invidia ai veri top player).
Ma l’elemento oggettivo che non convince affatto è il timed finishing. In FIFA 19 è possibile far segnare goal incredibili a giocatori scarsi con una facilità disarmante. Ho visto segnature sotto il sette (con bordate allucinanti da fuori area), sfruttando calciatori con appena 65 punti alla voce “tiro”. E’ un’assurdità che andrebbe limitata perchè rende il gioco troppo arcade, soprattutto nel FUT dove quest’anno basta (più che mai) usare giocatori con elevati valori nel dribbling e nella velocità.
Per realizzare il timed finishing occorre pigiare una seconda volta sul tasto adibito al tiro col giusto tempismo, ovvero quando il segnalino — posto sopra la testa del calciatore — passa nel mezzo della porzione verde della barra del tiro. Una meccanica analoga — già da qualche anno — viene usata in alcuni titoli di basket per limitare l’uso dei tiri più difficili, ma in FIFA 19 serve solo a banalizzare l’atto del tiro verso la porta avversaria.
Fino all'anno scorso occorreva fare pratica per dosare la potenza, valutare la direzione e magari rendere il tiro più difficile da parare (dando un pò d’effetto, tenendo bassa la traiettoria, effettuando “lo scavetto", e così via). Tutto ciò è ancora possibile, ma può essere accantonato per chi vuole usare a iosa il timed finishing. Ma sapete qual è il bello? Se non usate questa finalizzazione a tempo, i tiri normali e speciali (a giro, di potenza, e così via) finiranno con maggiore frequenza contro i pali e le traverse. Insomma, è palese che EA Sports abbia voluto spingere molto sul timed finishing solo per dare una parvenza di novità al suo prodotto.
E’ giusto sottolineare come la finalizzazione a tempo possa essere disattivata dal menù per tutti quelli che non vogliono usarla, ma allo stesso tempo va detto che ciò non influisce sulle scelte dell’avversario che potrà farne comunque un uso smodato, realizzando goal incredibili senza essere in grado di farli in via normale.
La finalizzazione a tempo non è però una novità del tutto nuova. Se ci pensate bene, l’anno scorso c’era il driven shot che si occupava di rovinare le partite online, visto che garantiva finalizzazioni imparabili (quando era ben effettuato).
Non ci sono solo cose negative nel gioco, altrimenti non avrei dato un voto comunque positivo alla fine di questo articolo. FIFA 19 ha elevato ulteriormente la qualità dell’Intelligenza Artificiale: le squadre sono più aggressive e aumentano sensibilmente la cattiveria agonistica quando passano in svantaggio; le compagini più forti eccedono nel tiki-taka, impedendoci di impossessarci del pallino del gioco; e infine l’avversario sfrutta di più le manovre elusive e le finte. E non mi riferisco solo ai dribbling: ad esempio nei calci d’angolo l’IA fa finta di richiamare l’uomo verso la bandierina, traendoci in inganno per un possibile passaggio corto, salvo poi effettuare un lancio lungo verso un altro compagno. Sono “sciccherie” che fanno molto piacere, soprattutto per chi come me ha giocato ai vari capitoli della serie per molti anni, rendendosi così conto di come questo gioco sia davvero cambiato nel tempo. Il mio primo titolo della saga fu FIFA 98 su PS1, che ricordo con tanta nostalgia anche per i bellissimi campetti indoor.
Buoni passi in avanti sono stati fatti pure nella personalizzazione delle tattiche di gioco (ora suddivise in fase di costruzione e di ripiegamento): è possibile impartire dei movimenti specifici in maniera dinamica e/o passare da un preset all’altro, agendo in entrambi i casi sulla croce direzionale digitale del controller (senza entrare nel menù).
L’analogico destro resta invece adibito a una serie di skill, anche in concomitanza con l’uso dei tasti L1 e L2 per il pad della PS4 (o LB e LT per quello della Xbox One). Tra le nuove mosse, spicca l’efficacissimo (a dire il vero anche troppo) “open up fake shot”, che si effettua tenendo premuto L1 (o LB per il pad Xbox) e pigiando con un singolo tocco prima sul tasto del tiro e poi su quello del passaggio.
Su FIFA 19 non esiste un vero e proprio First Touch come in PES, ma gli appassionati possono contare su qualcosa di simile. Probabilmente in pochi sanno che — dopo aver passato la palla a un giocatore — è possibile modificare attivamente il modo in cui l’atleta ricevente toccherà la sfera successivamente. Per personalizzare il primo tocco occorre intervenire su alcuni tasti del controller, ma prima che il pallone venga effettivamente giocato dal calciatore ricevente.
Facciamo un paio di esempi. Se dopo aver passato il pallone: spostiamo la levetta analogica destra verso sinistra (o verso destra), il calciatore ricevente alzerà il pallone verso la direzione in cui avremo spostato l’analogico del pad; se invece clicchiamo contemporaneamente sul tasto R1 sul controller PS4 (o RB su quello Xbox) e spostiamo la levetta analogica sinistra verso sinistra (o verso destra), ci volteremo di 180 gradi.

I tiri impossibili di FIFA 19

Comparto grafico e regia fanno un passo in avanti, la realizzazione dei volti dei calciatori no

FIFA 19 vanta scene d’intermezzo ben recitate (mi riferisco a quelle del Viaggio), e ci offre pure tagli d’inquadratura di stampo televisivo. Il solito Frostbite (il motore di gioco) si esalta con riprese da varie angolature (dall'alto, sugli spalti, dietro le porte, e così via). Una menzione d’onore la meritano le scenografie messe in piedi dai tifosi negli incontri più importanti, con l’apparizione delle gigantografie dei calciatori più iconici.
I volti dei giocatori mostrano invece una cura altalenante. Alcuni atleti sono simili alle controparti reali (es. Radja Nainggolan), altri invece non sono minimamente confrontabili (es. Allan Marques Loureiro). Le migliori scansioni facciali sono state relegate alle stelle della Premier League e della Liga Santander. La serie A è stata un pò bistrattata, idem con patate per la Bundesliga.
Sul piano tecnico si sarebbe potuto fare meglio, ad esempio persistono delle compenetrazioni comiche tra i corpi dei calciatori. Inoltre il pallone non sempre viene realmente toccato dai calciatori, mantenendo una sorta di barriera invisibile con il piede o la testa dell’atleta; ve ne potete accorgere nei replay, rallentando l’azione o sfruttando il fermo immagine.
Quest’anno la scelta delle tracce musicali non mi ha fatto impazzire, soprattutto per il brano italiano finto rap che personalmente non gradisco minimamente; ma si tratta di scelte personali, quindi non incidono sul voto finale. La musichetta della Champions invece rappresenta una gradita novità.
Il sonoro ambientale è molto buono, il clima di festa è contagioso e gli inni delle tifoserie più importanti donano un tocco in più al prodotto. La telecronaca è effettuata dall'ottimo timbro vocale di Pierluigi Pardo, mentre il commento tecnico è affidato a un meno ispirato Stefano Nava. La troupe si avvale poi dei fastidiosi interventi dell’inviato a bordo campo (Matteo Barzaghi), che si concentrano esclusivamente sui minuti di gioco rimanenti al triplice fischio.
Il campionario delle frasi (legate alla telecronaca) non è vasto, e in alcuni casi non trova riscontro con i fatti verificatisi in campo; perlomeno abbiamo superato quell’odioso cambio di tonalità che ci veniva propinato negli anni passati, quando si citavano alcuni nomi “esotici” dei calciatori.

Modus Operandi: ho realizzato questa recensione dopo aver acquistato l'abbonamento a Origin Access Premier.

Titolo: FIFA 19
Genere: Sportivo
Sviluppatore e Editore: EA Sports
Data di rilascio su pc: 28 settembre 2018
Prezzo di lancio su steam: 59,90 euro

Commento finale

FIFA 19 non è un calcistico simulativo, nonostante qualche finto esperto si ostini a esaltarne le continue “innovazioni” annuali. Il titolo sportivo di EA Sports è oggettivamente ancora più arcade di FIFA 18, e non solo a causa del timed finishing.
E’ ammirevole la volontà di provare a inserire delle meccaniche nuove in un titolo stagionale. Peccato però che — come la deprecabile difesa manuale dello scorso anno — pure l’attuale new entry si palesa più come un passo indietro che uno in avanti. Sarebbe bello vedere nel corso dell’anno un ribilanciamento dell’efficacia della finalizzazione a tempo, sperando di non incorrere nei fastidiosi bug inseriti post lancio in FIFA 18, ovvero quelli che portarono alla creazione del hashtag #FifaFix, su cui le tesate giornalistiche ovviamente hanno taciuto come sempre, preferendo mantenere i buoni rapporti con i PR di EA. Evviva gli annuali 8,5 e 9 politici!

Pro:
  • Longevità incredibile
  • Tantissime modalità
  • Buona regia nel taglio delle inquadrature
  • Personalizzazione delle tattiche e dei preset
  • IA più aggressiva e articolata
Contro: 
  • Regolamento del calcio non sempre rispettato
  • Fisica del pallone obsoleta
  • Tiri al volo troppo efficaci
  • Il timed finishing banalizza le conclusioni
  • Ritmo di gioco un pò troppo veloce e inverosimile

Voto 7,6


Fonte immagini: google