Dragon Quest XI: Echi di un'era perduta | Square Enix - Recensione

Dragon Quest XI Echi di un'era perduta è un JRPG che rimane fedele alle sue origini, punta tutto sulla tradizione e sulla buona caratterizzazione dei personaggi 




Dragon Quest XI: Echi di un'era perduta rappresenta un ritorno gradito nel mercato occidentale, tanto più che questa volta siamo al cospetto persino di una versione PC, ormai meta ambita da varie ex-esclusive console.
La saga di Dragon Quest — creata da Yuji Horii nel 1986 per il Famicom — ha fatto crescere molti giocatori, coccolandoli sia con meccaniche solide che con personaggi sempre ben caratterizzati. Le storie invece non sempre sono state originali, a parte quella molto curata dell’ottavo capitolo.
Ad ogni modo, anche stavolta la sceneggiatura non lascia il segno nei nostri cuori. Dragon Quest XI Echi di un'era perduta narra del solito ragazzino a cui è stato privato l’amore naturale dei suoi genitori, ma che d’altro canto è destinato a conseguire traguardi inimmaginabili per i comuni mortali. Insomma, è il solito cliché che può attecchire solo su chi è molto giovane e non conosce ancora il mondo che lo circonda. Il plot è comune a tante altre opere (classici letterari pre-venuta di cristo, film hollywoodiani anni ’50, e videogame del passato), ma — a quanto pare — non va mai fuori moda.
Come tanti altri prodotti della tradizione popolare giapponese, il titolo è infarcito di una serie di stereotipi e di classici topoi, che per lo meno si affiancano a personaggi capaci di trasmettere tenerezza e umanità. C’è poi da dire che ogni elemento è stato incastrato alla perfezione, per cui il risultato finale resta sicuramente piacevole.



Il personaggio principale di Dragon Quest XI Echi di un'era perduta è stato abbandonato in tenera età da una nobile madre disperata, in seguito all'attacco subito presso il castello di famiglia. La donna ha quindi preferito attirare su di sé l’attenzione dei nemici per proteggere il figlio, dopo averlo nascosto in una cesta poggiata sulle rive di un fiume. A occuparsi del tenero pargolo in fasce ci penserà un pescatore.
Ma l’eroe senza nome (sarà il giocatore a deciderlo) è molto più che l’ennesima vittima di un capriccio di un rivale politico-militare, bensì si tratta della reincarnazione di uno spirito condannato a ritornare ciclicamente (ogni tot secoli) per salvare Erdrea dalle forze del male.
Come spesso accade, purtroppo il personaggio principale è muto e poco caratterizzato: la scelta di una personalità “neutra” dovrebbe garantire la traslazione degli eventi sulla pelle del giocatore. Personalmente ho sempre percepito questa idea come una colossale fesseria.
Fortunatamente alcuni compagni di viaggio risultano davvero ben costruiti, su tutti segnalo l’istrionico Sylvian e la sfacciata Veronica, sempre pronta a mettere becco su tutto.

Dragon Quest XI: Echi di un'era perduta | LucullusGames

Final Fantasy si occidentalizza, Dragon Quest fortunatamente no

Diversamente da altri giochi di ruolo, qui i nemici sono visibili a schermo, quindi possono essere elusi se il giocatore non è intenzionato a combatterli; lo stesso discorso però non vale quando si attraversano gli specchi d’acqua in barca, in tal caso non li si può evitare.
In Dragon Quest XI Echi di un'era perduta troviamo una serie di piccoli accorgimenti che rendono meno tedioso l’incedere, laddove spesso nei JRPG troviamo elementi che rallentano drasticamente lo scorrere dell’avventura. Mi riferisco al drastico peso assunto dal farming e il dover raggiungere determinati punti della mappa per poter effettuare specifiche azioni (salvare i progressi, far salire di livello un personaggio, far riposare i membri del party, ecc…).
Ad esempio, qui non è più necessario recarsi presso la chiesa del villaggio: per effettuare la confessione (ovvero il salvataggio) basta avvalersi delle statue ubicate presso i numerosi accampamenti posti tra una città e l’altra.
Il sistema di combattimento è al solito a turni, ma non è possibile conoscere in anticipo l’ordine d’iniziativa delle singole azioni. Tuttavia ho trovato del tutto inutile e ingiustificata la doppia versione: Classica e Free-Form Fighting. La seconda opzione ci permette di muovere liberamente (sul campo di battaglia) i singoli membri del party, ma — dal momento che il posizionamento non influenza in alcun modo gli effetti degli attacchi — tale feature non ha assolutamente alcun senso di esistere.
L’intelligenza artificiale degli alleati è stata invece migliorata rispetto al passato, laddove anni fa i nostri compagni erano per lo più delle palle al piede. Mentre in questo caso possiamo automatizzare una serie di comandi, gestendo in modo più intelligente il nostro tempo.
I nemici invece sono meno ostici di quanto visto nell'ottavo capitolo, ma la sfida non è banale come in Ni no Kuni 2. Tuttavia occorre aspettare qualche ora per avere la possibilità di impegnarsi maggiormente, giacché inizialmente si ha la sensazione di essere invincibili.
La struttura di gioco di Dragon Quest XI Echi di un'era perduta è bene o male la solita, ritroviamo persino le anacronistiche e scomode interfacce di sempre per l’inventario.
L’unica aggiunta degna di nota è rappresentata dallo stato "Pimpante", ovvero una condizione momentanea che eleva le statistiche dei protagonisti, quando raggiungono un dato numero di colpi subiti. Ma non è finita qui. Volendo è possibile sacrificare i benefici di questo status per attivare delle tecniche speciali (due per ogni PG) in grado di produrre effetti offensivi (stati alterati e/o danni) o difensivi (cure).
La portata di queste mosse dipende dal numero di combattenti che partecipano all'azione: se contribuiscono più eroi, le conseguenze si moltiplicano. Tuttavia, per poter usare più contendenti è necessario che questi siano entrati a loro volta nello status Pimpante. Questa introduzione tattica ricorda un pò le abilità speciali messe a disposizione dal portentoso attacco musou introdotto in Dragon Quest Heroes, spin-off realizzato da Koei Tecmo Games.
Naturalmente (di base) ogni combattente possiede comunque delle qualità particolari. Ad esempio Rab e Veronica possiedono delle doti magiche, Jade è esperta nelle arti marziali, Serena è in grado di curare, e così via.

Dragon Quest XI: Echi di un'era perduta | Combat System


Il sistema di progressione è caratterizzato da un classico avanzamento in livelli tramite l'accumulo di Punti Esperienza, che via via danno accesso a dei Punti Abilità da investire in varie skill disposte nella solita Griglia delle Abilità. A tal proposito va detto che è possibile resettare (in qualsiasi momento) i punti spesi, rinunciando ovviamente a un tot di denaro. Persino chi non scende in battaglia accumula esperienza. In tal modo tutti i lottatori avranno più o meno lo stesso livello, sì da rendersi utili quando cambieremo la composizione del team.
C’è l’immancabile crafting, che ci permette di sfruttare ingredienti e item vari, raccattati qua e là. In tal caso però, non basta inserire gli elementi all'interno della solita interfaccia, occorre invece affrontare una sorta di mini-gioco nel quale è necessario colpire delle barre con un martello da fabbro: più ci si avvicinerà all'indicatore e maggiore sarà la qualità finale dell'oggetto, che — volendo — potrà essere ulteriormente impreziosito con l’uso di speciali Perle.
Per spostarsi all'interno delle ampie aree all'aperto si può sfruttare un fedele cavallo, richiamabile solo in determinate zone; mentre nei dungeon si possono cavalcare dei particolari mostri scintillanti, dopo averli precedentemente sconfitti. Ma non è finita qui, c’è persino un incantesimo da apprendere (nel proseguo degli eventi), che ci permette di accedere al teletrasporto, limitando il macchinoso backtracking visto in titoli analoghi.
La longevità si assesta tra le 50 e le 70 ore, ma volendo si possono superare anche le 100. Soprattutto qualora si volesse svelare ogni segreto e ogni anfratto. Anche perché — esattamente come era già accaduto con Dragon Quest VIII: L'Odissea del Re Maledetto — è possibile accedere a un corposo nuovo viaggio dopo aver completato la prima run, sì da sbloccare un finale alternativo.
Naturalmente sono presenti pure gli immancabili casinò, nonchè le corse a cavallo come in The Witcher 3.

Dragon Quest XI: Echi di un'era perduta | Square Enix - Recensione

Dragon Quest XI Echi di un'era perduta è ottimizzato bene anche su PC 

Il nuovo motore di gioco (una versione personalizzata dell’Unreal Engine 4) non ha portato alcun tipo di innovazione nella saga. Ad esempio, le mappe risultano sì più ampie e più verticali (molti oggetti possono essere persino scalati), ma non siamo al cospetto di un vero Open World: le aree sono precedute da alcuni caricamenti.
Non si tratta assolutamente di una mancanza degna di nota, tutt’altro. Personalmente preferisco mondi più circoscritti, dove non ci sono azioni ripetitive da compiere. Ma ormai moltissime produzioni, pur di dare una parvenza di modernità si stanno concentrando sulla realizzazione di ambienti sempre più ariosi: questa è la generazione degli Open World e delle Remastered.
Il team di sviluppo ha invece preferito concentrarsi sull’ottimizzazione, e ciò ci ha consegnato un prodotto privo di grossi bug, nonchè caratterizzato da un frame rate granitico.
La veste estetica dell’ambiente, nonchè i vari allestimenti, risultano piacevoli e puliti. Ma — sebbene sia la conta poligale che le texture siano più rifinite rispetto alle passate versioni per Nintendo DS — non possiamo certo affermare di essere dinanzi a un titolo spacca-mascella. Del resto Dragon Quest XI Echi di un'era perduta è stato pubblicato su pc come porting dalla versione PS4, realizzata per il mercato giapponese nel 2017.
La release pc, affidata ai ragazzi di ORCA Inc, mostra del marcato effetto pop-up. Inoltre, la linea sull'orizzonte non è profonda, le animazioni facciali risultano poco plastiche, e molti modelli secondari sono copiati e riproposti a iosa qua e là.
Detto ciò, l’impatto generale resta migliore di quello visto in altri JRPG moderni, vedi Tales of Berseria. Inoltre è impossibile non apprezzare la cura riposta nei modelli dei singoli personaggi, dove il genio di Akira Toriyama risulta nuovamente inconfondibile.
Così come è apprezzabile l’impatto effettivo del ciclo circadiano sull’avventura: come in altri capitoli della saga, anche in Dragon Quest XI Echi di un'era perduta lo scorrere del tempo condiziona sia il comportamento che la presenza dei mostri. Ad esempio, nelle ore notturne alcune creature risultano più pericolose, mentre altre non si palesano affatto. La sensazione è quella di avere a che fare con un mondo vivo e ricco di cose da scoprire.
Le musiche orchestrali di Koichi Sugiyama e del Tokyo Metropolitan Symphony Orchestra sono piacevoli, mentre il doppiaggio in inglese ha alti e bassi. I timbri vocali dei personaggi principali risultano curati, mentre alcune figure secondarie sono state un pò arronzate. La traduzione italiana dei testi presenta varie e piccole imperfezioni, che in un titolo di tale portata stonano un pò.

Modus Operandi: ho realizzato questa recensione dopo aver acquistato il gioco su steam.

Titolo: Dragon Quest XI Echi di un'era perduta
Genere: JRPG
Sviluppatore e Editore: Square Enix
Data di rilascio su pc: 4 settembre 2018
Prezzo di lancio su steam: 59,99 euro

Commento finale

Dragon Quest XI Echi di un'era perduta è un JRPG solido ma non originale. La verità è che se il gioco non avesse avuto questo nome, la critica e i fan non l’avrebbero accolto con tutti gli entusiasmi che sta ricevendo.
Lo stile grafico è pulito e allegro, ma si tratta pur sempre di un evidente porting console, privo di grandi dettagli. La narrativa non offre spunti nuovi, ma si tratta della solita roba già vista e rivista; per fortuna i personaggi hanno carattere da vendere. Le meccaniche sono vetuste, anche se validissime. E non mi riferisco all’idea del sistema a turni, perché — vivaddìo — qualcuno lo usa ancora.
Il fatto che Dragon Quest sia stato ideato in un'era in cui il combattimento in tempo reale non avrebbe potuto garantire un elevato livello qualitativo per l’intera produzione, non significa che tutti i giochi moderni debbano abbandonare il lento incedere del sistema a turni. Questo però (di converso) non giustifica nemmeno l’assenza di novità che dovrebbero arricchire le meccaniche di gioco, altrimenti oggi giocheremmo ancora con i cloni dei pur ottimi titoli NES.
Se innovano gli indie, non vedo perché non lo possano fare le produzioni maggiori, che possono avvalersi di game designer eccellenti. Lo ripeto, a scanso di equivoci, Dragon Quest XI Echi di un'era perduta è un ottimo prodotto, ma non è un capolavoro. Forse lo sarà il prossimo atto, vedremo.

Pro:
  • Caratterizzazione dei protagonisti del team…
  • Meccaniche solide…
  • Incedere più scorrevole
  • Longevità 
Contro: 
  • … Ma il personaggio principale è anonimo
  • … Ma nulla di davvero nuovo

Voto 8,5


REQUISITI DI SISTEMA

MINIMI:
Sistema operativo: Windows 7 SP1/ Windows 8.1 / Windows 10 64-bit
Processore: Intel Core i3-2105 / AMD A10-5800K
Memoria: 8 GB di RAM
Scheda video: NVIDIA GeForce GTX 750Ti / AMD Radeon RX 470
DirectX: Versione 11
Memoria: 32 GB di spazio disponibile

CONSIGLIATI:
Sistema operativo: Windows 7 SP1/ Windows 8.1 / Windows 10 64-bit
Processore: Intel Core i5-6600 / AMD Ryzen 7 1800X
Memoria: 8 GB di RAM
Scheda video: NVIDIA GeForce GTX 1060 / AMD Radeon RX Vega 56
DirectX: Versione 11
Memoria: 32 GB di spazio disponibile

Fonte immagini: Google