Total War Saga: Thrones of Britannia | Creative Assembly - Recensione

Total War Saga: Thrones of Britannia è uno strategico ambientato nel tumultuoso nono secolo dopo cristo, dove si affrontarono anglosassoni e vichinghi




Total War Saga: Thrones of Britannia rappresenta il primo esponente del nuovo e più trasversale  corso di Creative Assembly. Difatti, il team di sviluppo darà alla luce anche titoli che — rispetto al passato — si concentreranno in maniera più specifica su scenari ambientati in contesti storici più brevi. L’etichetta comune sarà per l’appunto “Total War Saga”, che andrà ad affiancarsi alla storica serie principale “Total War”.
Per farvi capire meglio questo concetto, possiamo fare una similitudine con un altro medium e un altro franchise: qualcuno di voi avrà notato che negli ultimi anni la Disney non si sta limitando alla produzione dei soli capitoli maggiori, ma li sta accompagnando con una serie di progetti più specifici riportati sotto l’etichetta “A Star Wars Story”. Ecco, per questa serie ludica strategica — edita da SEGA — ci appresteremo a vivere qualcosa di “analogo”.
La scelta di limitarsi a archi temporali più ristretti ha permesso alla produzione di concentrasi su dettagli storici più curati. In questo caso è stato coinvolto Neil McGuigan, docente dell’università di St. Andrews: l’accademico ha fornito materiale specifico in lingua originale su protagonisti e aspetti politici, sociali e militari del tempo. L’estrema cura non resta fine a sé stessa ma incide soprattutto sulla campagna principale, giacché le condizioni di vittoria si dimostrano più  specifiche che in passato, proprio perché sono state legate al diverso background dei contendenti.
Ad ogni modo non è certo la prima volta che assistiamo a capitoli focalizzati su eventi ben delimitati, Napoleon Total War nel 2010 già si concentrava sulle tappe della vita del fondatore del Primo Impero francese.



Total War Saga Thrones of Britannia è ambientato nel 878 D.C. Ovvero, dopo la leggendaria battaglia di Ethandun, durante la quale gli anglosassoni — sotto la guida di Alfredo il Grande (re del Wessex) — riuscirono a fermare l’avanzata dei razziatori vichinghi guidati da re Guthrum, che poi vennero sconfitti definitivamente a Chippenham dopo un assedio durato 14 giorni. Probabilmente se le cose fossero finite diversamente, non esisterebbe così come la conosciamo oggi la Gran Bretagna.
Capite bene che il quadro storico fa leva su delle gesta eroiche memorabili, riportate nella Cronaca anglosassone (scritta alla fine del IX secolo), negli Annali del Galles (scritti presumibilmente nel 970), e negli Annali dell’Ulster (relativi alla cronaca storica irlandese).

Total War Saga: Thrones of Britannia | Creative Assembly - Recensione

Le variabili più importanti da monitorare sono: lealtà, influenza e fervore di guerra

Per quanto riguarda il gioco, occorre sottolineare come la mappa non si sia affatto ristretta, nonostante arrivi a comprendere solo i territori delle due isole britanniche maggiori; le dimensioni sono paragonabili a quelle viste in Total War Attila.
La campagna single-player ci mette a disposizione ben dieci fazioni, raggruppate secondo cinque schieramenti: i regni anglosassoni vantano una buona fanteria corazzata e un’ottima cavalleria; i regni del Galles posseggono degli eccellenti arcieri con arco lungo; i regni gaelici (posti su per giù nelle odierne Irlanda e Scozia) vantano buoni balestrieri, spadaccini e giavellottisti; i regni vichinghi si appoggiano ai micidiali Berserkr; e i clan scandinavi (frammentati in piccoli centri lungo le coste) si affidano a abilità più trasversali.
Ogni capitolo del brand ha una sua identità, e in Total War Saga Thrones of Britannia spicca soprattutto l’articolato quadro politico: le minacce giungono tanto dall'esterno quanto dall'interno. Come nell'Italia rinascimentale ci sono tante realtà legate da patti appesi a un labile filo pronto a spezzarsi .
Certo, manca il potere forte della Chiesa ma il territorio è molto più incasinato, per via di una fitta rete di vassallaggio che rende il tutto molto più volubile e incerto.
La gestione delle innumerevoli province passa sicuramente dalla scelta di uomini fidati, che è opportuno controllare da vicino: instaurando paretele, concedendo terreni (e qualifiche), pagando o uccidendo le teste calde.
Le vittorie militari sono più complesse e dispendiose rispetto a altri episodi, quindi è opportuno sfruttare a proprio vantaggio i capricci e gli asti interni dei nostri avversari, tessendo accordi sottobanco. E ciò riporta in auge un pò quell'atmosfera che aveva reso grande Total War Shogun 2. Ma allo stesso tempo questa volta mancano gli Agenti, ovvero quelle figure singole che agivano in maniera più mirata per mantenere l’ordine pubblico, mi riferisco ad esempio alle spie.
Le province sono strutturate in maniera apparentemente più complessa, poiché oltre all’insediamento principale protetto con mura, troviamo una serie di villaggi secondari che si palesano più come un invito a nozze per i nomadi saccheggiatori, giacché basta posizionarvi sopra una semplice guarnigione per prenderne il possesso. In realtà, questa nuova disposizione lascia poco spazio alle scelte strategiche del giocatore, poiché gli slot adibiti ai nuovi edifici sono estremamente limitati (un pò come avevamo già visto con le città minori di Empire Total War).
Dunque, non è possibile cambiare i connotati delle province. I profili rispecchiano più che altro le caratteristiche ambientali del luogo, le zone costiere ospitano i villaggi dei pescatori, le zone più fertili sono l’habitat ideale per i piccoli centri agricoli, mentre le zone caratterizzate da un ricco sottosuolo sono la dimora migliore per le miniere. E ciò si ripercuote sul delicato procacciamento del cibo: costituire eserciti enormi è estremamente complicato sia perché occorre proteggere i nostri possedimenti da più direzioni esterne e interne, sia perché le risorse sono limitate (oro, argento e cibo sono fondamentali). Per cui è più utile limitarsi a operazioni veloci e mirate, fatte di razzie e di brevi incursioni.
Gli assedi gloriosi di Medieval 2 Total War sono solo un lontano ricordo, ma il rovescio positivo della medaglia risiede nello sfruttamento maggiore delle proprie abilità organizzative e tattiche: nella risoluzione manuale degli scontri tornano di moda le imboscate e gli schemi militari impiegati nell'epoca dell’impero romano. E’ dunque fondamentale saper leggere il terreno di battaglia (per sfruttare a proprio favore foreste e guadi), senza sottovalutare gli agenti atmosferici che rischiano di sfiancare anzitempo il morale e le energie dei soldati.

Inoltre le truppe — seppur minori in numero rispetto a altri capitoli — risultano estremamente differenziate. Certo restano valide le solite regolette basilari: la cavalleria batte gli arcieri, gli arcieri battono la fanteria, mentre i lancieri battono la cavalleria. Ovviamente tutto questo va sempre e comunque contestualizzato. Gli arcieri devono bersagliare i fanti, ma devono anche evitare gli scontri diretti, altrimenti vengono massacrati. Ciò vuol dire che i soldati muniti con armi dalla distanza devono essere posti in prima fila solo all'inizio dello scontro, in seguito devono poter ripiegare con rapidità, non appena il nemico batterà la carica.
Inoltre i lancieri sono sì formidabili contro la cavalleria, ma solo quando la possono affrontare  frontalmente. Difatti, la cavalleria diventa micidiale se viene lanciata con rapide cariche laterali e alle spalle del nemico, poiché in tal modo semina il panico e non da modo agli avversari di riorganizzarsi.
C’è però una novità importante, che differenza Thrones of Britannia da tutti gli altri episodi di Total War: le varie tipologie di truppe possono essere reclutate ovunque si trovi il nostro generale, e non è più necessario recarsi presso l’insediamento dove è ubicato lo specifico edificio che produce le unità. Ciò non solo velocizza il processo di creazione dell’esercito ma annulla anche la necessità di scervellarsi nelle scelte logistiche, a cui eravamo costretti in passato: non occorre più farsi troppe domande per decidere dove erigere gli edifici militari. La gestione territoriale ha assunto un ruolo secondario, difatti la possibilità di sbloccare le unità più efficaci stavolta è legata più allo sviluppo di determinate tecnologie.
Per ribilanciare questa facilità nel dare forma al proprio esercito, gli sviluppatori hanno deciso di inserire una sorta di penalità iniziale. Le truppe appena reclutate devono comunque sostare qualche turno presso un insediamento qualsiasi, poiché inizialmente non sono nel pieno delle proprie forze.
Ritornano — ma in maniera superficiale — le battaglie navali. Ma purtroppo latitano le varianti negli scafi, che si palesano più come dei meri mezzi di trasporto: le unita di terra mutano in navi nel momento in cui devono attraversare le acque. Del resto la conformazione della mappa (limitata alla sola Gran Bretagna) non avrebbe comunque concesso un ruolo preponderante allo scenario bellico marittimo.

Total War Saga: Thrones of Britannia | LucullusGames

L’End-game innalza la sfida per via delle incursioni provenienti dal mare, innescate dai norreni

Dal punto di vista estetico Total War Saga Thrones of Britannia non fa certo gridare al miracolo: la mappa globale (quando il tempo è scandito dai turni) non colpisce particolarmente, soprattutto nelle texture riservate al terreno. Mentre — sul campo di battaglia (quando si passa alla modalità in tempo reale) — le truppe risultano decisamente più curate, persino sotto il profilo delle animazioni legate alla diverse formazioni dello schieramento.
Il motore di gioco è quello usato per Total War Attila, anche se questa volta è stato chiaramente rivisto e potenziato. L’intelligenza artificiale non mostra particolari défaillance, ma non è stata comunque rinnovata.
La colonna sonora è di grande effetto, grazie all’uso di arpe e di cornamuse.

Modus Operandi: ho realizzato questa recensione grazie a un codice per il download su steam gentilmente fornitomi dal distributore del gioco.

Titolo: Total War Saga: Thrones of Britannia
Genere: Strategico
Sviluppatore: Creative Assembly
Editore: SEGA
Data di rilascio su pc: 3 maggio 2018
Prezzo di lancio su steam: 39,99 euro

Commento finale

Total War Saga: Thrones of Britannia ruota attorno al concetto di rapidità. La struttura gestionale è stata snellita, rendendo meno pesante la microgestione degli insediamenti e più veloce la costituzione degli eserciti.
L’instabilità politica e la frammentarietà dei territori richiede una nuova tipologia di approccio agli scontri, che in questo capitolo si basano soprattutto sulle incursioni e sui saccheggi.
L’esigenza di tenere a bada le spinte ribelli interne ha posto l’accento più sul controllo diretto dei governatori voltagabbana che sui signori della guerra esterni. Di conseguenza l’ordine pubblico non è più influenzato dall'igiene o dalle differenze religiose, ma ora ha molto più peso la lealtà dei sottoposti.
L’economia mantiene invece un ruolo importante. Il commercio permette di reperire le risorse mancati, ma è possibile anche assaltare le rotte commerciali, sì da arraffare nuove ricchezze.

Pro:
  • Ricostruzione storica
  • Gestione politica interna
  • Le truppe possono essere reclutate ovunque
  • Unità ben differenziate

Contro: 
  • La gestione territoriale è stata semplificata troppo
  • Poca variazione negli edifici e slot limitati per gli insediamenti
  • Le battaglie navali sono insoddisfacenti

Voto 7,8

REQUISITI DI SISTEMA

MINIMI:
Sistema operativo: Windows 7 64Bit
Processore: Intel® Core™ 2 Duo 3.0Ghz
Memoria: 5 GB di RAM
Scheda video: NVIDIA GTX 460 1GB | AMD Radeon HD 5770 1GB | Intel HD4000 @720p
Memoria: 30 GB di spazio disponibile

CONSIGLIATI:
Sistema operativo: Windows 7 / 8 (8.1)/ 10 64Bit
Processore: Intel® Core™ i5-4570 3.20GHz
Memoria: 8 GB di RAM
Scheda video: NVIDIA GeForce GTX 770 4GB | AMD Radeon R9 290X 4GB @1080p
Memoria: 30 GB di spazio disponibile

Fonte immagini: screenshot di gioco