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Superhot VR | Superhot Team - Recensione

Superhot VR non solo è un videogame innovativo, rappresenta anche una delle migliori esperienze in realtà virtuale disponibili sul mercato




Superhot VR rappresenta la declinazione in salsa VR dell’originale Superhot, uno shooter in prima persona — con elementi da puzzle-game — capace di rinnovare un genere troppo spesso caratterizzato dalla costante povertà di nuove idee.
L’elemento che contraddistingue entrambe le prove (in 2D e 3D) risiede nel particolare legame che unisce i movimenti e lo scorrere del tempo. I nemici si muovono solo in conseguenza di una nostra azione, qualsiasi essa sia: un gesto del corpo, il lancio di un oggetto, il dito indice che preme sul grilletto, e così via. Se invece restiamo fermi, anche il tempo globale si cristallizza. Ciò vuol dire che prima di fare una mossa dobbiamo prevedere quelle dei nostri avversari, che — essendo in superiorità numerica — possono ovviamente contare su più angoli e più direzioni di mira.
La difficoltà maggiore risiede dunque nel recupero del quadro spaziale d’insieme. Per capire come muoverci dobbiamo sapere dove si trova il nemico, ma il punto è che ogni volta che spostiamo il collo in una direzione i secondi cominciano a scorrere, regalando così un tempo di gioco agli avversari.
Ho giocato al titolo edito da Superhot Team usando il set di HTC Vive, ed è su questa prova che mi sono basato per la realizzazione di questa recensione. E’ inoltre necessario disporre di una piccola area di gioco entro cui muoversi, non è possibile restare seduti sulla sedia.
Il prodotto è disponibile anche per Oculs Rift.

Superhot VR | Superhot Team - Recensione

Elimina tutti i nemici e avvia la sequenza successiva, non esitare, non ribellarti: è inutile

I comandi sono semplici e precisi. I controller di HTC Vive simulano la struttura delle nostre mani, inoltre fungono da puntatori (una volta imbracciate le bocche da fuoco). Si possono usare anche le doppie armi, impegnando entrambi gli arti. I grilletti delle periferiche mimano invece la pressione del congegno di scatto delle bocche da fuoco, o il pugno serrato quando ingaggiamo una scazzottata (o stiamo colpendo il nemico con uno strumento da taglio). In quest’ultimo contesto — per andare a segno — occorre anche muovere il braccio da destra verso sinistra, come si fa in L.A. Noire: The VR Case Files.
L’unica azione inizialmente poco intuitiva è rappresenta dal tiro di oggetti e di armi da lancio. Qui bisogna prima pigiare un dito sul trackpad superiore, e subito dopo occorre — quasi contemporaneamente (la sincronizzazione è fondamentale) — pigiare sul grilletto sottostante.

Va apprezzata l’aggiunta di qualche scenario inedito rispetto alla prova del 2016. Anche il contesto narrativo è stato leggermente rivisto: ora è necessario prima recuperare dei floppy disk nella stanza d’ingresso, poi bisogna inserirli in una serie di PC vintage, e infine occorre indossare un casco per la realtà virtuale posto sopra la nostra testa, afferrandolo con i controller. E’ un siparietto meta-ludico molto carino, che dona un pizzico d’atmosfera in più.
Le meccaniche sono pressoché le stesse, a parte il fatto che ci possiamo muovere solo su una piccola porzione di terreno: non corriamo più verso l’uscita del livello, dobbiamo invece focalizzarci maggiormente sulle schivate, perché i nemici si lanceranno sulla nostra posizione.
Una volta entrati nel sistema, saremo chiamati a abbattere gli avversari facendo leva su: strumenti da taglio (spade, coltelli), su oggetti vari (macchine fotografiche, ceneriere, palle da biliardo, bottiglie, …); armi da lancio (shuriken); bocche da fuoco (pistole, mitragliatrici, fucili d’assalto o a pallettoni, …), che però andranno prima recuperate (di volta in volta) a ogni nuovo scenario calcato.
Non sempre, però, sarà semplice trovare attorno a noi delle armi da fuoco: a volte ci toccherà disarmare prima l’avversario, allungando semplicemente la nostra mano verso la sua risorsa bellica. Inoltre i colpi sono contati: una volta scaricato il caricatore ci toccherà trovare una nuova arma.
L’approccio alle fasi shooting è arcade. Non c’è un’articolata balistica con cui fare i conti, ma possiamo variare l’arco della traiettoria dei proiettili muovendo l’arma, se ne stiamo imbracciando una automatica.
L’aspetto più controverso di Superhot è la ripetitività delle sequenze. Basta un sol colpo del nemico per metterci KO. Ciò vuol dire che saremo costretti a ripetere uno stesso quadro più volte, sin dall'inizio, in caso di morte: ogni stage è fatto di più sequenze, ma il checkpoint è posto solo all'inizio dello scenario. Questo contesto potrebbe scoraggiare chi non ha molta pazienza, visto che potremo incappare anche in piccole variazioni nei pattern di movimento dei nemici, che quindi potrebbero sorprenderci nuovamente nelle stesse sequenze già superate in precedenza. Il rovescio positivo della medaglia risiede nella possibilità di provare — magari — nuove combo in cui cimentarci.
La longevità si assesta sulle circa 3 ore. Una volta terminata la prima run si accede alle modalità extra, che — pur non offrendo nuove meccaniche — allungano comunque i tempi di intrattenimento. Tra queste cito la possibilità di: tentare di terminare il videogame senza sfruttare le armi da fuoco, rendere validi solo gli headshot, elevare la velocità delle mosse degli avversari, terminare il videogioco in soli 10 minuti, e impegnarsi in una classica sequenza survival con ondate successive di nemici.

Superhot VR | LucullusGames

L’eleganza minimalista ha il suo perché 

Lo stile grafico minimalista richiama un pò quello di Mirror's Edge Catalyst, sebbene la prova del titolo recensito oggi si presenti in una forma ancora più sintetica. La palette di colori si avvale di pennellate bianche per l’ambiente (pareti, mezzi di trasporto, giardini, ecc…), nere per le armi e per gli oggetti d’arredamento con cui è possibile interagire, e infine rosse per le silhouette dei nemici. Questa scelta stilistica si sposa bene anche con la bassa definizione poligonale: non si sente l’esigenza di maggiori dettagli.
Superhot VR non stupisce tanto per la tridimensionalità degli spazi (anche perché la costruzione degli stessi è molto semplice), quanto piuttosto per la naturalezza e la riproduzione dei nostri movimenti reali. Se altre prove in virtual reality fanno ancora leva su un’interattività tradizionale, fatta di anonimi pulsanti da pigiare (vedi Fallout 4 VR), la creatura del Superhot Team sfrutta benissimo i sensori ambientali di HTC Vive per riprodurre i nostri movimenti a 360 gradi. Si possono quindi schivare i proiettili — non solo spostando la testa, ma — coinvolgendo tutto il resto del corpo. La prova ci invita a inginocchiarci, abbassare le spalle, metterci di profilo per occupare meno spazio, e così via. E lo fa senza comunicarci nulla a schermo: tutte queste azioni ci verranno spontanee.
L’ottimizzazione è molto buona. Non sono incorso in cali di frame, glitch grafici, o crash. Inoltre né io né i componenti della mia famiglia abbiamo avvertito sintomi da chinetosi, rendendo l’esperienza valida anche per chi è particolarmente sensibile ai disturbi del motion sickness.

Modus Operandi: ho realizzato questa recensione grazie a un codice per il download su steam gentilmente fornitomi dal distributore del gioco.

Titolo: Superhot VR
Genere: FPS
Sviluppatore e Editore: Superhot Team
Data di rilascio su pc: 25 maggio 2017

Commento finale

Superhot VR non ha perso colpi in questa nuova versione, anzi risulta persino più efficace del prodotto uscito nel 2016. Giocare al videogame è come essere dentro il film di Matrix, vivendo continuamente le cinematografiche sequenze in slow motion. Ammirare i proiettili in 3D che ci sfiorano il viso è una prova impagabile, che consiglio a tutti di affrontare.
L’unico appunto che mi sento di fare è che dopo la conclusione dei primi stage, sostanzialmente, si sono già apprese le meccaniche principali del gioco. Del resto il concept originale del primo Superhot venne realizzato in una sola settimana per la manifestazione "7 Day First Person Shooter" (7DFPS). E solo dopo il grande entusiasmo riscontrato dagli addetti ai lavori, gli sviluppatori organizzarono una campagna kickstarter per lo sviluppo completo.
Quando si giunge ai titoli di coda si avverte quindi la sensazione che forse si potevano approfondire maggiormente le buone idee messe in scena, magari con qualche variazione in più sul tema. Ma alla fine si è anche felici per aver provato qualcosa di davvero unico, nuovo e diverso dal solito.

Pro:
  • Meccaniche innovative…
  • Stile artistico minimalista ma elegante
  • In VR è ancora più dinamico e immersivo
  • Non è una semplice copia della versione in 2D

Contro: 
  • … Ma si potevano inserire più varianti
  • Bassa longevità della main quest

Voto 8,3

Fonte immagini: google