Adr1ft | Three One Zero - Recensione

Adr1ft ci porta nel bel mezzo di un disastro spaziale. Il colpo d’occhio è stupefacente, ma le meccaniche di gioco sono altrettanto valide? 




Adr1ft rappresenta sicuramente un esperimento necessario ma alcune scelte restano discutibili.
Come era lecito aspettarsi — visto il seducente setting survival-fantascientifico — il titolo dei Three One Zero (società fondata da Omar Aziz e Adam Orth) riesce inizialmente a catturare per atmosfera e per realizzazione tecnica. Ma le mie remore sono rivolte altrove.
Le opinioni contrastanti che si leggono in giro sulla prova che vado a analizzare oggi derivano anche dalle diverse aspettative che tutti noi ci stiamo ancora facendo sulla VR, visto che a conti fatti è ancora una tecnologia molto giovane. Parte dell’utenza cerca solo una grande immersione ambientale e una buona atmosfera, altri ci vedono un’evoluzione dell’offerta dei party game e degli sportivi dell’era Nintendo Wii, mentre altri ancora pretendono delle meccaniche profonde simili a quelle che si trovano nelle migliori produzioni normalmente vissute a monitor (o Tv).
Personalmente non credo che la realtà virtuale debba battere le stesse strade percorse dalla fruizione tradizionale. Deve invece sperimentare e tracciare nuovi percorsi, altrimenti rischia di fare la fine del 3D Stereoscopico; occorrono però anche solidi contenuti, perchè la mera qualità visiva col tempo — inevitabilmente — perde di efficacia.
Ma non voglio dilungarmi troppo su questa introduzione, dunque parto con le immancabili informazioni di rito, prima dei successivi e più succosi paragrafi. Ho giocato al titolo edito da 505 Games usando il set di HTC Vive, ed è su questa prova che mi sono basato per la realizzazione di questa recensione. Il prodotto è comunque disponibile anche per Oculus Rift, e non è necessario disporre di una vasta area di gioco (si può stare anche seduti sulla sedia).

La storia ci mette nei panni di Alex Oshima, una giovane comandante lanciata — tempo addietro — nello spazio per portare avanti un'importante missione, che a noi giocatori inizialmente risulta ignota. Ma è evidente che qualcosa è andato storto perché risultiamo — sin dalle prime battute — l’unica sopravvissuta a un non ben precisato incidente, che ha fatto a pezzi la stazione orbitante Northstar IV.
Momentaneamente risultiamo protetti dalla tuta EVA, ma la nostra vita è appesa a un filo poiché la nostra imbracatura è danneggiata: il pericolo principale è rappresentato dalla continua perdita di ossigeno a cui non possiamo porre un rimedio definitivo, visto che non possediamo l’attrezzatura per ripararla (potremo potenziarla solo intorno alla metà dell’avventura).
Quindi, ciò che siamo in grado si fare è recuperare continuamente delle bombolette d’aria, sì da guadagnare preziosi secondi da sfruttare per raccogliere informazioni sull'accaduto e — magari — cercare il modo di trarci in salvo.

Adr1ft | Three One Zero - Recensione

I controlli di HTC Vive sono stati implementati male, e non non è un espediente ludico voluto

Il primo elemento critico di Adr1ft riguarda il sistema dei comandi: in altre sedi (presso alcune redazioni ufficiali) è stato persino detto che l’imprecisione dei comandi voleva essere una caratteristica del prodotto, atta a simulare la precarietà della situazione. Ma è una una falsità inenarrabile, e la potete verificare voi stessi: usando il tradizionale pad le movenze sono infatti molto più efficaci.
La verità è che i controller dell’HTC Vive sono stati implementati male: non ci sono degli evidenti lag ma c’è dell’imprecisione nei trackpad. Il problema è però anche di natura meccanica poiché i propulsori della tuta devono consentire dei movimenti a 360°, ma i trackpad digitali — per quanto efficaci in altri contesti — non possono ancora reggere il confronto con la naturalezza e la dinamicità delle levette analogiche dei tradizionali gamepad, soprattutto quando è richiesta una mobilità così profonda. Se avete letto la mia recensione sullo steam controller saprete già di cosa sto parlando, giacché fondamentalmente i trackpad posti sul Vive sono quelli che ritroviamo anche sulla periferica prodotta da Valve. Era dunque quanto meno necessario un maggior lavoro sul lato software per simulare maggiore affidabilità.
Vi consiglio dunque di usare il comodo pad della xbox per affrontare questa prova. In questo scenario possiamo usare i grilletti per le manovre ascendenti e discendenti, mentre le levette analogiche ci permettono di spostare il personaggio lungo le quattro direzioni. Infine, pigiando dall’alto verso il basso sull’analogico sinistro — usandolo a mò di tradizionale pulsante — possiamo stabilizzare la corretta visuale, visto che si può finire spesso col ritrovarsi in posizioni oblique e rimanere un pò spaesati.

Ora che ho esposto le mie perplessità sui comandi entriamo nel vivo delle meccaniche. L’obiettivo del gioco — come succitato — è quello di farci “esplorare” i resti della Northstar IV, passando sia lungo dei percorsi protetti da pareti rimaste intatte che lungo sezioni squarciate, tali da costringerci a brevi sezioni nello spazio aperto. Ho usato le virgolette, perché l’esplorazione è davvero molto guidata: siamo costretti a avanzare soprattutto in avanti, aggiungendo (al più) qualche virata a destra e a manca per raccattare le bombolette d’ossigeno, tant'è che manca persino un mappa (che all'atto pratico sarebbe pressoché inutile visto che rovinerebbe ulteriormente la semplicità della prova). Tra gli altri oggetti presenti troviamo pass, file audio e terminali presso cui apprendere informazioni contestuali.
L’interazione con gli ambienti è molto scarsa e guidata. Per accedere agli item succitati non serve pigiare sui pulsanti, basta semplicemente avvicinarsi. La prova ha quindi più il sapore di un banale walking simulator che una più elegante e misteriosa esperienza alla Journey; solo che qui si fluttua a gravità zero anziché camminare sulla superficie.
Nello specifico la dinamica della mancanza d’ossigeno l’ho trovata solo molto tediosa. Teoricamente dovrebbe simulare un senso di precarietà costante, ma all’atto pratico diventa solo noioso star lì a cercare sempre nuove boccette d’aria. Anche perché questo incedere tipico soprattutto degli endless runner (con bonus continui per elevare i secondi a disposizione) non si sposa bene con un ritmo così lento e con un’ambientazione così evocativa, che meriterebbe invece di esser vissuta attraverso un’esperienza più rilassante alla Abzu.
Francamente c’erano tanti altri modi per simulare il pericolo di una tempistica stringente e di una tensione continua; in mancanza di originalità bastava anche solo attingere alle idee proposte dall’ampio panorama cinematografico. Di sicuro occorreva aumentare l’interazione, anche senza per forza far uso di una minaccia aliena da combattere (come nel film Life - Non oltrepassare il limite). Prendiamo ad esempio alcune prove non uguali ma in un certo senso “simili”: in Firewatch il tema survival sfrutta vari item per creare contesti sempre vari, mentre in Gone Home il lato narrativo è veicolato con maggior vigore dallo stesso e semplice ambiente di gioco.
Inoltre in Adr1ft la sceneggiatura è mal concepita perché il ritmo è monotono, mancano dei colpi di scena in grado si elevare la tensione e il climax non si raggiunge mai. Si avverte l’evidente mancanza di guizzi narrativi capaci di rendere più emozionante il mistero della scomparsa dell’equipaggio. Gli stessi file recuperati (a volte) risultano privi di verve, palesandosi come delle vuote righe di testo, che finiscono per recitare la parte di anonime comparse.
La longevità si assesta sulle circa 4 ore.

Adr1ft | LucullusGames

La migliore tech demo mai provata

Adr1ft vanta una buona art direction. L’alta definizione delle macerie e dei laboratori della stazione non può lasciare indifferenti, e lo stesso discorso vale per l’incredibile colpo d’occhio offerto dal pianeta in lontananza. Proprio qui si nota il forte contrasto tra i colori delle strutture artificiali e di quelle naturali. Il bianco e il grigio delle paratie della Northstar IV ci riportano alla mente gli interni delle astronavi di Star Trek viste nelle serie tv (e nei film) o — per rimanere in tema ludico — della Sevastopol apprezzata in Alien Isolation; mentre il cromatismo blu del pianeta (interrotto dalle brune terre emerse) ci ricorda le belle foto scattate dai satelliti della Nasa negli anni passati. E come non citare sia il verdeggiare della serra spaziale, che l’ancora più inaspettata presenza di un grosso albero dai fiori rosati, che indubbiamente riescono a rinfrancare per qualche secondo l’animo di una persona persa nel nulla cosmico.
La ricostruzione tridimensionale degli spazi è talmente stupefacente da far avvertire la profondità degli ambienti. Sembra di essere proprio lì nello spazio, per via dell’enorme cura riposta persino nella realizzazione del casco dell’astronauta. Quest’ultimo non risulta piatto ma consente di apprezzare vari elementi: il comodo collare, i materiali di protezione, le incrinature dei materiali danneggiati, e gli indicatori (d’ossigeno e di velocità).
Detto ciò sono presenti anche delle evidenti semplificazioni che stonano con quanto appena detto sopra: le bolle d’acqua non si disperdono se toccate, le macerie esterne non si allontanano dalla nave, e i riflessi sono sì carini da vedere ma risultano anche finti (disegnati ad arte) come quelli visti in Lords of the Fallen. Insomma si poteva fare di più anche sulla fisica.
L’ottimizzazione è buona. Non sono incorso in cali di frame, glitch grafici, o crash. Inoltre né io né i componenti della mia famiglia abbiamo avvertito sintomi da chinetosi, probabilmente ciò è dovuto sia ai movimenti abbastanza lenti di Alex sia alla stabilità del framerate.
L’audio si avvale soprattutto di rumori, cigolii, e allarmi che rendono l’esperienza più intima. Il gioco è anche sottotitolato in italiano.

Titolo: Adr1ft
Genere: Esplorativo
Sviluppatore: Three One Zero
Editore: 505 Games
Data di rilascio su pc: 28 marzo 2016

Commento finale

Adr1ft è graficamente e tecnicamente stupefacente quando avviato in realtà virtuale, ma le meccaniche di gioco sono purtroppo banali, rendendo la prova fin troppo guidata. Alcuni file recuperati riescono a svelare parti delle vicende accadute, ma sono mischiati anche a contenuti insipidi che potevano esser tranquillamente evitati.
Se siete in cerca di una prova di forza tecnica — in grado di farvi apprezzare le potenzialità visive e immersive della VR — allora potreste pensare anche di acquistare Adr1ft a un prezzo molto scontato, ma non aspettatevi dei contenuti sostanziosi.
Non vi nascondo che durante i primi 30 minuti sono stato completamente rapito dall’atmosfera, ma in seguito l’euforia è stata sostituta dalla noia di un incedere monotono e dalla mancanza di idee efficaci.

Pro:
  • Ambienti strabilianti in VR
  • I primi 30 minuti sono stupefacenti

Contro: 
  • Incedere monotono e meccaniche banali
  • I trackpad  di HTC Vive sono imprecisi
  • Il continuo recupero dell’ossigeno appesantisce la prova

Voto 5,5

Fonte immagini: google