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Need for Speed Payback | Ghost Games - Recensione

Need for Speed Payback è un racing arcade strutturato attorno a un ambiente open world




Need for Speed Payback mette a disposizione contesti specifici che richiedono vetture peculiari, suddivise in cinque categorie: corsa tradizionale, accelerazione (riportano alla mente quelle di Need for Speed Underground, costruite attorno all'uso del cambio manuale e della nitro nei rettilinei), derapata (clou dell'offerta di Need for Speed Carbon), fuoristrada (a fare il verso a Forza Horizon 3), e fuga dalla polizia (scarrozzando determinati individui da un punto A a un punto B, più in stile Crazy Taxi che Need for Speed Hot Pursuit).
Le vetture licenziate (Ford, BMW, Porsche, Chevrolet, altri brand) sono acquistabili presso i concessionari e vanno a coprire i limitati posti nel nostro iniziale garage, tuttavia — come in Test Drive Unlimited —  è possibile acquistare ulteriori proprietà sparse sulla mappa per aumentare i posti auto. Il sistema di guida è più arcade che mai (come in Burnout Paradise) e non serve assolutamente un volante per giocare; il senso di velocità è ottimo, ma i danni alle vetture sono solo estetici.
Lo studio svedese di proprietà della Electronic Arts sarà riuscito a riportare in auge un franchise nato nel 1994 su Panasonic 3DO, ma da qualche anno in evidente fase calante?

La buona nuova è che stavolta la trama c’è, anche se è ricca di cliché e di dialoghi a volte banali. Il prologo si rifà chiaramente al filone on the road di produzioni come Fast and Furious (con Vin Diesel e Paul Walker) e Fuori in 60 Secondi (con Nicolas Cage e Angelina Jolie), piuttosto che sul film autocelebrativo Need For Speed (diretto da Scott Waugh nel 2014, con Aaron Paul come protagonista).
Need for Speed Payback è costruito attorno a una piccola banda di ladri-eroi e piloti: Tyler, Sean e Jessica. Nel prologo costoro sono intenti a rubare il mezzo di uno degli uomini più ricchi di Fortune Valley (trasposizione fantasiosa dello Stato del Nevada). Ma ovviamente il colpo non va proprio come prospettato in fase di briefing. Il nefasto accaduto non è però casuale, siamo stati traditi da Lina Navarro, che pare essere al soldo dei potenti e pericolosi membri de La Loggia, un’organizzazione criminale impegnata nel business del gioco d’azzardo e delle corse clandestine in quel di Silver Rock (ispirata alla città di Las vegas).
Tyler "Ty" Morgan si ritrova braccato dalla polizia e l’unica alternativa al carcere diventa l’insospettabile collaborazione proprio con l'uomo che voleva derubare: entrambi hanno un conto in sospeso nei confronti della succitata organizzazione criminale. Non resta che formare nuovamente la banda disunitasi in seguito al tradimento di Lina.
Il piano è semplice, colpire La Loggia nell’unica lingua che conosce: le corse clandestine truccate. Ty non solo riesce a entrare nel giro, provoca soprattutto ingenti perdite all'organizzazione vincendo la prima di una lunga serie di gare. Ma le sfide non sono tutte uguali, ed ecco spigata la presenza di: Jessica "Jess" Miller, abile nella coordinazione delle fughe dalla polizia; Sean "Mac" McAlister specializzato nei tracciati off-road e nelle derapata; e ovviamente Tyler autentico guru delle sfide in accelerazione e nelle corse tradizionali. Parte così la scalata al Rush dei Banditi.

Need for Speed Payback | Ghost Games - Recensione

Buone le corse clandestine, ma c'è molto grinding

Need for Speed Payback offre tanti (in numero) contenuti, ma come spesso accade negli Open World, tali attività sono riproposte a iosa, come se tutti i videogamer avessero tempo fa perdere nell'eccessivo farming.
E’ meglio affrontare subito l’elefante: il titolo di Ghost Games è più adatto a un pubblico molto giovane, come del resto lo sono tutte le ultime produzioni di questa storica serie. Il che di per sé non è assolutamente un problema, anzi, è giusto diversificare il mercato. Ma è bene specificarlo a chi aspettava una rivisitazione che badasse più alla qualità che alla quantità delle attività.
Ad ogni modo le missioni principali ci chiedono di sconfiggere una decina di boss minori prima di poter sfidare l’odiosa Loggia. Per rompere il senso di progressione ci si può impegnare nelle svariate quest secondarie (come le sfide contro i Piloti Nomadi) e nelle azioni terziarie (sprint rapidi per abbattere i limiti degli autovelox, collectible da scovare, cartelloni da distruggere, …). Ma l’esperienza più divertente è riposta soprattutto nello scovare i “catorci”: auto dallo straordinario potenziale ma ridotte in pessime condizioni. Qui la struttura free roaming acquista — come non mai — sostanza, invogliandoci a scovare le componenti necessarie all'interno del vasto scenario, come se fossimo in una sorta di caccia al tesoro. Anche qui il riferimento è chiaramente a Fast and Furious, quando Brian O'Conner risarcisce Toretto con un'auto distrutta, ma carrozzata con un inaspettato motore da riportare in forma.
All'interno della mappa si sono perse le casuali fughe dalla polizia (presenti qui solo come missioni specifiche), ma sono rimasti il traffico cittadino e gli spostamenti veloci (verso garage e officine). Durante le gare dovremo fare i conti con l’immancabile effetto "elastico", che da un lato mantiene sempre alta la tensione portando a spettacolari rimonte ma dall'altro ci invoglia a sfruttare la nitro solo per rimediare a posizioni di svantaggio (per sorpassi immediati). E’ invece pressoché inutile impiegare il NOS per allungare le posizioni di vantaggio acquisite, perché l’avversario irrealisticamente rimonterà comunque qualsiasi distanza.
L’intelligenza Artificiale punta a essere aggressiva ma non particolarmente acuta. Ogni gara è contraddistinta da un livello minimo consigliato, un pò come nelle sfide di Assassin’s Creed Origins, ma non sempre tale valore è in linea con la sfida. Mentre le gare di accelerazione sono tendenzialmente più ostiche di quanto indicato, quelle di derapata risultano molto più agevoli da portare a termine.
Per migliorare le auto non possiamo avvalerci del classico tuning ma il tutto è gestito dal loot delle Speed Card, richiamando in un certo senso il sistema già visto in Forza Motorsport 7. Le carte permettono di agire su vari aspetti: velocità, accelerazione, nitro, potenza, salti, freni, e così via. Le Speed Card sono ottenibili con le vittorie, possono essere acquistare con la valuta di gioco (recandosi alle officine) o a mezzo di microtransazioni. Quest’ultimo caso non è forzato come in altri titoli, a messo però che siate disposti a sorbirvi una parte consistente di grinding: questo perché non bastano solo quelle ottenute a fine corsa ma occorre appunto ripetere i vari eventi.
Non è quindi necessario spendere soldi reali, ma facendolo si velocizza la progressione. Il processo di crescita si può ulteriormente impennare scommettendo un dato quantitativo di denaro virtuale sulla nostra vittoria (prima di partecipare agli eventi).
Ci sono anche le modifiche meramente estetiche (colore del telaio, aerografie, ecc..), ma anch'esse sono legate allo sblocco di determinate prove.
La longevità si assesta sulle circa 15-20 ore ma il computo sale sia con le attività collaterali sia con il multi-player competitivo fino a otto partecipanti. Quest’ultimo è basato sulle Speedlist (classificate e non) e su un sistema di ranking per far sfidare tra loro player dello stesso livello. Senza dimenticare la presenza dell’Autolog che confronta i nostri risulti con quelli dei nostri amici su Origin, sicché battere i tempi registrati dalla community ci premierà con vari bonus (punti reputazione, speed card e denaro).

Need for Speed Payback - LucullusGames

Più veloce e accessibile, ma tecnicamente non molto curato

Need for Speed Payback si erge su un Frostbite Engine solido nel mantenere fissi i frame per secondo, ma per il resto offre purtroppo una prova non problematica ma tecnicamente imperfetta. Sono presenti dei marcati effetti pop-up, texture caricate in ritardo, piccoli glitch grafici, nonché un evidente aliasing. I modelli delle auto sono esternamente ben realizzati, ma manca la visuale dell’abitacolo.
Need for Speed Payback presenta un’ottima varietà di location arricchite da un soddisfacente ciclo giorno-notte, ma non è presente un sistema meteorologico. I contesti urbani sono spesso scialbi e privi di carattere, a parte la presenza di edifici ispirati a quelli più rappresentativi  di Las Vegas. Mentre ci si può letteralmente perdere sia nelle torride lande desertiche (con annesso e imponente Grand Canyon), sia nelle ariose zone rurali montuose.
Il comparto audio si fregia di buone tracce audio di vari generi (con autori del calibro di Queens of the Stone Age e Salmo), nonché efficaci suoni ambientali. Il canto dei motori è invece del tutto privo di riscontro reale: non è fastidioso o banale, ma è semplicemente realizzato virtualmente a arte.

Titolo: Need for Speed Payback
Genere: Racing Arcade
Sviluppatore: Ghost Games
Editore: Electronic Arts
Data di rilascio su pc: 10 novembre 2017


Commento finale

Need for Speed Payback riporta in auge alcune meccaniche del passato (sfide accelerazione, il peso maggiore della storia), ma tecnicamente mi sarei aspettato di meglio. Per certi versi mi è piaciuto riscontrare situazioni che mancavano da troppo tempo, e che mi sarebbe piaciuto vedere pure nel predecessore (il reboot poco ispirato del 2015). Ma il sistema delle Speed Card non mi convince del tutto: rovina la libertà e la piacevolezza del tuning, e soprattutto non ha un nesso logico con la storia del brand.
A quanto pare l’industria vuole puntare a tutti i costi sul loot casuale delle “casse”, indipendentemente dal genere di riferimento, portando a un eccessivo peso del grinding. Già l’assetto Open World apportava una certa ripetitività che alla lunga diventava tediosa, ora dobbiamo sorbirci pure le card casuali. Per fortuna esistono anche situazioni più ispirate come il riportare in vita le auto distrutte.

Pro:

  • Location varie
  • La caccia al tesoro coi catorci è divertente
  • Senso di velocità
  • C’è una narrativa…


Contro: 

  • Il loot casuale delle Speed Card spinge troppo sul grinding
  • Si poteva curare di più tecnicamente
  • Effetto elastico
  • … Ma la sceneggiatura è banale

Voto 7,2


EXTRA

Fonte immagini: Google