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The Evil Within 2 | Tango Gameworks - Recensione

The Evil Within 2 è un survival horror che si erge più su elementi ansiogeni che su reali sentimenti di paura




The Evil Within 2 propone una trama meno arzigogolata e meno ancorata al tradizionale simbolismo, che viene sostituito da un percorso più intimo e animato dal senso di colpa di un padre. Il sequel di The Evil Within è anche rifinito meglio dal punto di vista estetico, abbandonando peraltro le vetuste bande nere a schermo. Ma presenta qualche elemento sandbox (libera esplorazione) che a dire il vero non si sposa benissimo col genere di riferimento, del resto — ancor più che tre anni fa — la produzione punta maggiormente alle dinamiche survival rispetto a quelle horror.
Il primo capitolo era stato diretto da Shinji Mikami, che stavolta ha preferito dare spazio a un team più giovane (ricoprendo il solo ruolo di producer), il quale ha provato a variare un pochino il contorno della struttura di gioco, nonché mettere un pò in secondo piano il seme del dubbio e della follia. Lo spirito malsano e “malato” affine a Resident Evil 4 e Silent Hill non è stato accantonato, ma è evidente che la volontà di abbracciare un pubblico più ampio ha portato i ragazzi di Tango Gameworks a smorzare il normale grado di difficoltà, e a ridurre ancor più l’incidenza del puzzle solving. Ora è presente un solo vero enigma nell'estesa location che ricorda per certi versi quella di Alone in the Dark.
La prova è dunque meno ansiogena rispetto a Outlast 2 e a Resident Evil 7, perché è costruita più su un equilibrio che media tra tensione e dinamiche shooter, delle quali non si può comunque abusare. Insomma, The Evil Within 2 non ci fa sentire mai al sicuro ma allo stesso tempo neppure davvero indifesi.
La domanda lecita che ci dobbiamo porre è: siamo dinanzi a una deriva eccessivamente action (come è accaduto nel successivo Resident Evil 5), o il format survival horror è stato preservato?

La storia riparte tre anni dopo "l’incidente” del Beacon Mental Hospital, che ha lasciato profondi strascichi nella mente provata di Sebastian Castellanos: l’uomo è ormai alla deriva di se stesso. Il detective — come il protagonista di Max Payne 3 — si è rifugiato nell'alcol, abbandonandosi completamente alla dissolutezza, crogiolandosi nei falsi ricordi.
Ma a quanto pare l’evento che l’ha fatto crollare definitivamente non è avvenuto davvero: sua figlia è ancora viva, quindi la morte in un incendio è stata solo inscenata dalla Mobius. Quest’ultima è proprio la corporazione che ha finanziato lo STEM, il simulatore virtuale che permette di connettere più menti contemporaneamente per dare forma a una realtà parallela, partorita dalla coscienza collettiva. Il precedente caso era solo un esperimento, l’obiettivo finale è decisamente più ambizioso: connettere l’intera umanità.
Non resta altro da fare che accedere a nostra volta alla macchina, e recarci nella località fittizia di Union (una tipica cittadina americana di provincia) per liberare Lily Castellanos, intrappolata nel marchingegno già da troppo tempo. E magari mettere pure la parola fine sulla questione. Ma a porre i bastoni tra le ruote ci saranno soprattutto due individui, un dei quali alimenta un insano amore per l’arte macabra, immortalata su eloquenti set fotografici. Altro non posso dirvi per non rovinarvi la sorpresa.

The Evil Within 2 | Tango Gameworks - Recensione

Solido sì, ma incapace di osare

Anche stavolta Sebastian Castellanos mantiene i suoi movimenti un pò impacciati e tipici dei TPS a tema horror (vedi il protagonista di Alan Wake), quindi almeno su questo punto la deriva più fluida di Dead Space 2 è stata scansata. Il quadro è completato sia dallo scarso quantitativo di munizioni che da una risicata barra della stamina, atta a mantenere alta la tensione nei momenti più convulsi. Inoltre le fasi stealth — fatte di elusioni, scappatoie e uccisioni dietro i ripari (da cespugli o alle spalle) — restano fondamentali per poter avanzare nell'avventura: non si può sempre affrontare il corso degli eventi con armi in bella vista, pronte a far man bassa di avversari.
Nuovamente il clou dell’offerta è riposto nelle avvincenti boss fight: non sono molte, ma sono tutte ben congegnate, mostrando routine più elaborate rispetto ai normali e poco stimolanti mostri, sebbene questi ultimi possono comunque alzare il ritmo sbucando dal nulla in qualsiasi momento o fingendosi morti. Oltre alle bocche da fuoco  — prodrome di danni ad area, se combinate con barili esplosivi — possiamo contare (tra le altre) su un coltello e sulle accette. Il corpo a corpo (a mani nude) risulta utile solo per spingere verso una trappola — o giù da un punto sopraelevato — le creature meno pericolose.
Non poteva certo mancare il crafting, tra l’alto qui maggiormente approfondito. Dopo aver raccolto le scorte, basta recarsi a un banco da lavoro per fabbricare munizioni e oggetti curativi, nonché potenziare le armi. Per incrementare le abilità del detective occorre invece accedere alla safe room (in cui ritroveremo pure l’inquietante infermiera Tatiana) — raggiungibile osservando gli specchi rotti — e accomodarsi sulla sedia a rotelle. Qui potremo spendere — nelle varie categorie — la melma putrescente di colore verde (o i più rari Fluidi Rossi), raccolta dai cadaveri nemici. Possiamo così agire sia sulle skill legate a dati biometrici (salute, vigore, scatto, …) sia su altri perk attivi.
Oltre alla trama principale ben caratterizzata, siamo chiamati a espletare quest secondarie meno interessati, ma fondamentali per raccattare i potenziamenti per le armi. Si tratta di soluzioni nuove che non erano presenti nel predecessore, e riguardano (ad esempio): l’intercettare delle frequenze o soddisfare alcune richieste di membri della Mobius, anch'essi intrappolati nello STEM.
Come accennato a inizio recensione, The Evil Within 2 è leggermente meno impegnativo del precedente capitolo, quindi chi è in cerca di una sfida più stimolante dovrà selezionare — sin da subito — il livello di difficoltà più alto. Senza dimenticare che una volta portata a termine la prima run si ha accesso sia al new game plus che a una modalità più ostica dedicata ai puristi del survival horror. Quest’ultima non prevede alcun salvataggio automatico e nessun potenziamento o abilità speciale su cui far leva, inoltre gli slot dei progressi sono limitati. Insomma, si tratta di una prova più scalabile, nata per soddisfare più utenze.
La longevità si assesta tra le tredici e le quindici ore. Sono presenti anche dei collectible e delle sezioni collaterali, tra cui cito il tiro a segno d'impostazione arcade.

The Evil Within 2 - LucullusGames

Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce (Platone)

The Evil Within 2 è mosso ironicamente dallo STEM Engine, derivato dall'id Tech 5. Il motore di gioco presenta un framerete abbastanza stabile, al netto di qualche lento caricamento di texture (non sempre in alta definizione) sul quale può rimediare un’istallazione su SSD. Non ho riscontrato né bug né crash, tuttavia sono presenti alcuni glitch grafici minori e dell’aliasing.
Il design degli interni marci e decadenti è molto curato, ma non si può dire altrettanto degli esterni, decisamente meno ispirati. Anche stavolta quasi si materializza quella sensazione nauseabonda che si para dinanzi ai corpi senza vita, maciullati e straziati da agghiaccianti figure che si celano nelle ombre.
I modelli poligonali dei personaggi principali sono di buona fattura, ma su alcune comparse secondarie (mostri) si poteva fare di più, anche in termini di varietà. Catturano, senza riserve, gli effetti particellari e il sistema d’illuminazione. Quest’ultimo esalta sia la presenza dei lampi (mai posti a caso) che la perdita di vitalità delle fonti di luce in presenza di pericoli imminenti.
Le musiche vere e proprie non sono memorabili e sembrano invece voler dare volutamente spazio a specifici temi musicali, capaci di mutare registro a seconda delle diverse fasi di gioco. Si passa così dalla tensione dei toni acuti dei violini ai singoli colpi sordi, che tradiscono la presenza di grossi pericoli; i lamenti angoscianti sono alternati da suoni ovattati e più riflessivi, ma non mancano certo i sinistri scricchiolii che accompagnano sinuose e striscianti creature, che attendono solo il giusto momento per fare la loro spettacolare comparsa.
Il doppiaggio audio in italiano si mostra convincente, nonché forte di timbri vocali diversi e battute ben recitate.

Titolo: The Evil Within 2
Genere: Survival horror
Sviluppatore: Tango Gameworks
Editore: Bethesda Softworks 
Data di rilascio su pc: 13 ott 2017


Commento finale

The Evil Within 2 mette in scena una prova più chiara e meno criptica, che non manca di ispirate scelte di regia, accompagnate dai rari frangenti claustrofobici visti nel predecessore. Siamo dunque dinanzi a una struttura ambientale un pò diversa, meno lineare, ma valida.
Il ritmo — in generale — è gestito bene, ma dispiace per la presenza di alcune sezioni all’aperto che risultano meno riuscite: probabilmente la mancanza di idee ha portato a diluire un pò l’ottimo progetto di base. Per il resto — al netto delle sezioni sandbox — le meccaniche e le movenze restano pressoché le medesime, a parte piccole modifiche qua e là.
Come auspicavo, la narrativa non è suddivisa su più dlc come nel predecessore, e bisogna applaudire questa scelta: dovrebbe essere scontata, ma purtroppo — troppo spesso — non lo è in quest’industria. Bethesda Softworks pare aver recepito il messaggio, e come publisher sta perseguendo finalmente un percorso diverso con le ultime sue uscite.

Pro:

  • Narrativa solida
  • Meccaniche collaudate e soddisfacenti…
  • Modelli dei personaggi principali e arredamento degli interni...
  • Maggiore enfasi sull'elemento survival…


Contro: 

  • … Ma nulla di davvero nuovo
  • … Ma gli esterni sono un pò deludenti
  • … Ma le quest secondarie sono un riempitivo utile solo per gli upgrade

Voto 8,4

Fonte immagini: Google