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South Park: The Fractured But Whole | Ubisoft San Francisco - Recensione

South Park The Fractured But Whole è un rpg con scontri a turni, basato sulla serie animata più dissacrante di sempre, creata da Matt Stone e Trey Parker




South Park: The Fractured But Whole è il sequel di South Park Il Bastone della Verità, e giunge a noi a tre anni di distanza dal predecessore dopo un paio di rinvii. La presentazione al pubblico avvenne infatti nel lontano E3 del 2015, con una pubblicazione inizialmente fissata per dicembre 2016, da qui la battuta (nelle fasi iniziali del gioco) di uno dei personaggi: "Ma l'autobus non doveva arrivare a dicembre?”.
Per la verità anche il primo titolo era stato accompagnato da un processo di gestazione più lungo del previsto, ma dietro c’erano gli Obsidian che — spesso e volentieri — si fanno attendere, ma che sfornano anche prodotti di alta qualità come STAR WARS Knights of the Old Republic II e Fallout New Vegas (tanto per citarne giusto un paio). Stavolta invece il team di sviluppo vanta un pedigree decisamente meno entusiasmante, si tratta dei ragazzi di Ubisoft San Francisco.
South Park Scontri Di-Retti (titolo italiano) presenta uno stile grafico e un plot perfettamente in linea con la serie animata, risultando quindi un cartoon interattivo che promette nuovi fiumi di risate fragorose. Ma il mood è diverso: se nel predecessore troneggiava il substrato fantasy di chiara matrice D&D, stavolta il Novellino sveste i panni del Re di Kupa Keep per ergersi invece a paladino della giustizia in calzamaglia. Scopriamo insieme — con questa recensione — se l’attesa è stata ripagata o meno, e se i supereroi sono più brillanti dei personaggi ispirati a quelli de Il Signore degli Anelli.

La storia riparte da dove l’avevamo lasciata, con la riconquistata tranquillità nella cittadina più volgare del Colorado, e l’incoronazione del Novellino (il protagonista) come sovrano di elfi e umani. Tuttavia (come al solito) all’orizzonte si materializza una nuova minaccia, che (questa volta) assume le sembianze di un esercito invasore.
Ma non è tutto perché di carne al fuoco ve ne è molta. Innanzi tutto la gang del Procione è stata vittima di accesi scambi di vedute che hanno portato alcuni elementi a scindersi, dando vita a una sorta di Civil War (lo scrivo non a caso in inglese per citare appunto il film della Marvel, a cui non mancano copiosi rimandi) che porta alla creazione degli Amici della Libertà. Ma lo status quo viene nuovamente rotto con l’arrivo di un Eric Cartman proveniente dal futuro, ora alla ricerca di coraggiosi avventurieri pronti a promuovere — a suon di like e condivisioni sul famoso social network Procinstagram — il miglior franchise sui supereroi di tutti i tempi (da Aquilon Man fino a Captain Diabete). Ma solo dopo aver racimolato prima la consistente mole di denaro per l’investimento iniziale, che guarda caso consta proprio dei 100 dollari che verranno elargiti come ricompensa a chi riporterà al legittimo proprietario un gatto appena smarrito.
Se il prologo richiama chiaramente il terzo episodio della stagione ventuno, il resto delle vicende principali risulta per la maggior parte inedito, sebbene ci siano chiaramente varie citazioni alle stagioni tredici e quattordici. Non siamo, dunque, in presenza di un tie-in che batte dei percorsi già tracciati dal medium a cui s’ispira.
Il leitmotiv si rifà dunque allo stuolo di opere a tema supereroi che in questi anni vanno per la maggiore (e pure troppo secondo il sottoscritto), con un Novellino che — in seguito a uno specifico evento — ottiene delle abilità fuori del comune, e che dipenderanno anche dalla scelta della classe (fatta dal giocatore) tra le tre inizialmente disponibili, nonché liberamente ispirate a Ciclope (per il raggio laser), Flash (massima velocità) e Hulk (tank). In seguito si sbloccheranno nuove classi, ognuna delle quali permetterà sempre di accedere a tre abilità specifiche e a una mossa speciale.
Mentre il resto della combriccola riamane confinato all’interno dei preset di riferimento, il Novellino — un tempo conosciuto come “coglionazzo”, ora rinominato Petoman — può invece miscelare i vari poteri, sì da ottenere un eroe multi-classe. Quindi — diversamente dall'incedere di Costume Quest — non siamo vincolati a una determinata maschera indossata, che dunque si palesa più che altro come un mero orpello estetico.

South Park: The Fractured But Whole | Ubisoft San Francisco - Recensione

“D'accordo, Kyle. Puoi andare al concerto delle tope scatenate solo se pulisci il garage, spali il vialetto e riporti la democrazia a Cuba!”

South Park The Fractured But Whole dà il via allo show tramite un discreto editor che — come nella scorsa prova — permette di scegliere il colore della pelle del protagonista, che “incide” all’apparenza sul livello di difficoltà del gioco. Se non conoscete il cartone animato non sconvolgetevi per lo stereotipo razziale, già dalle prime scelte di game design si evince che non si tratta di una produzione politicamente corretta, bensì di una comicità demenziale, capace di insultare praticamente qualsiasi personaggio o evento contemporaneo. Probabilmente non è un humor adatto a tutti, vista pure la presenza di preti pedofili e adoratori del demonio.
E — comunque — nonostante quanto riportato a schermo, il reale livello della sfida viene selezionato altrove (nel menù delle opzioni, nella sezione "combattimento"): all'atto pratico la scelta del colore della pelle si manifesta solo come una trovata goliardica. Inoltre l’etnia, il genere e la religione, possono essere modificati anche in seguito (dopo aver recuperato la scheda del nostro personaggio) con — questa volta sì — modifiche tangibili sull’esperienza di gioco (in primis con battute e freddure, in secundis con piccoli eventi narrativi specifici come quelli legati alla scelta del transgender).
Il combat system si fregia di una soluzione “a griglia” che richiama la struttura dei Gdr Tattici alla Shadowrun Returns, e permette di schierare fino a 4 personaggi (incluso Petoman). La composizione del party è spesso frutto di scelte libere del giocatore, a parte alcuni punti che — per esigenze narrative — forzeranno la presenza di specifici eroi. Una volta ingaggiato lo scontro, occorre: valutare bene il raggio d’azione dei poteri (a singolo target o a area), gestire lo spostamento specifico dei lottatori, saper combinare le abilità, nonché stimare correttamente i vari bonus e malus. Sono quindi cinque le statistiche da tenere a mente: Muscoli, Cazzimma, Cervello, Salute e Movimento.
Come in Costume Quest 2, sono altresì presenti dei Quick Time Event da espletare durante le mosse d’attacco e di difesa, atti a incrementare sia i danni inflitti (e ridurre quelli ricevuti) che la barra per l'attacco speciale. Seppur il level design delle griglie non brilli per complessità, le manovre a disposizione tradiscono un certo grado di profondità che purtroppo non è accompagnato da un altrettanto stimolante livello di sfida, neppure alla massima voce selezionabile (definita "Eminenza Grigia"). Anche la varietà degli scontri normali è scarsa, ma il discorso muta con le boss fight poiché sono richieste azioni peculiari da portare a termine, come il trascinare per la collottola gli avversari in una data posizione sul campo di battaglia.
Come ci suggerisce lo stesso titolo, uno dei poteri più strabilianti del personaggio è riposto nelle flatulenze che possono persino piegare la struttura dello spazio-tempo, grazie agli insegnamenti di Morgan Freeman (con il chiaro riferimento alla serie di documentari del Science Show dedicati ai misteri dell’universo). Tra le frecce poste nel nostro arco, scopriamo così la possibilità di annullare il turno dell’avversario o bloccare il resto della scena per alcuni secondi (come accade spesso in Quantum Break), dandoci modo di attaccare indisturbati. La manipolazione del tempo si rende poi imprescindibile nella risoluzione di alcuni enigmi ambientali (espediente già visto anni fa in Timeshift), mentre le altre abilità dei membri del party danno accesso a zone e passaggi segreti.
Sono altresì presenti diverse sidequest legate ai singoli personaggi, che spesso però si esauriscono in maniera troppo lineare, materializzandosi nelle classiche missioni da “postino” (andare da un punto A a un punto B, per portare l’oggetto X al tizio Y). Sono però presenti anche alcuni minigiochi (come quello che scimmiotta Flappy Birds) e operazioni terziarie (ad esempio lo scattarsi dei selfie con i passanti) che rompono una certa ripetitività di fondo.
Tuttavia, l’unico stimolo al completamento degli eventi collaterali è riposto nella progressione del protagonista: aumentare il livello permette di sbloccare un maggior numero di slot per i manufatti. Questi oggetti — raggruppati in tre categorie (da Comune a Leggendario) — si possono comprare, ottenere durante il corso dell’avventura, oppure fabbricare mediante un blando sistema di crafting (combinando le diverse cianfrusaglie via via raccolte).
La longevità si aggira attorno alle 20 ore, proponendoci una durata (all'incirca) doppia rispetto a South Park Il Bastone della Verità.

South Park: The Fractured But Whole - LucullusGames

“Mia madre dice che Dio ha un piano per ognuno di noi. Scommetto che sono il piano B"

Le animazioni e le espressioni facciali sono praticamente le stesse della serie TV. Mentre il menù di gioco abbandona lo stile delle schede di Dungeons & Dragons, per richiamare invece l’interfaccia di un moderno smartphone, dove le app danno accesso alle varie sezioni. La stessa mappa ora si apre attraverso Google Maps.
Tecnicamente non ci sono grossi problemi, a parte qualche glitch grafico minore: il framerate è stabile e gli effetti particellari sono più curati. La scelta della tracklist è eccezionale e si sposa benissimo col franchise, del resto si tratta di temi ripresi direttamente dal cartoon, come il brano “Kyle's mom is a big fat b”. Anche il sonoro ricalca quello originale.
Questa volta non ci sono state censure ed è ammirevole l’ingaggio delle voci italiane originali per la traduzione, ma la localizzazione nella nostra lingua — soprattutto nel sottotitolato — a tratti risulta davvero approssimativa. Se avete dimestichezza con l’inglese fareste meglio a selezionarlo, altrimenti vi perdereste quelle specifiche situazioni che fanno parte della cultura pop americana, e che per tale motivo non sono facilmente interpretabili nella nostra. Ma — oltre a alcuni riferimenti chiaramente fraintesi — il doppiaggio in italiano presenta pure una struttura grammaticale a volte inspiegabilmente scorretta. Una patch potrebbe, si spera, rimediare.

Titolo: South Park The Fractured But Whole
Genere: Gdr con scontri a turni
Sviluppatore: Ubisoft San Francisco
Editore: Ubisoft
Data di rilascio su pc: 17 ottobre 2017


Commento finale

South Park: The Fractured But Whole è indubbiamente un videogame dalle meccaniche solide. Ma l’ispirazione sopra le righe — fatta di eccessi, di eiezioni organiche di vario genere, di immagini forti, di battute pesanti, nonchè di frecciatine a tema politico e sociale — risulta meno esilarante rispetto ai dialoghi straordinari gustati tre anni fa. Del resto, non poteva essere altrimenti, vista la minore qualità delle ultime stagioni della stessa saga di Matt Stone e Trey Parker.
Detto ciò, esplorare i vari angoli della cittadina, alla ricerca spasmodica di citazioni pop e di Npc carismatici, nonché di nuovi membri da arruolare per l’avventura, resta comunque molto divertente.
La qualità generale resta abbastanza buona: si paga giusto la mancanza di vere novità, nonché la naturale essenza di sequel che lenisce il senso di “wow”. Ovviamente tale appunto passa in secondo piano per il fan della saga, che non vedrà l’ora di mettere nuovamente le mani sull’opera edita da Ubisoft.

Pro:

  • Qualità generale dei dialoghi…
  • Trama principale…
  • Fedeltà alla licenza originale
  • Profondità del combat system…


Contro: 

  • Nei sottotitoli italiani ci sono errori grammaticali inaccettabili
  • … Ma stavolta qualche battuta risulta meno ispirata
  •  … Ma subquest banali
  • … Ma livello di sfida basso

Voto 8

Fonte immagini: Google