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Last Day of June | Ovosonico - Recensione

Last Day of June è il racconto di una struggente avventura che è in grado di sfiorare le delicate corde emotive




Last Day of June è l’ultimo titolo dei ragazzi capitanati da Massimo Guarini, che tre anni fa diedero alla luce Murasaki Baby (esclusiva PlayStation Vita).
I protagonisti della vicenda sono Carl e June che ci vengono presentati seduti, con le gambe a penzoloni su un pontile, coccolato da un cristallino specchio d’acqua. Le due anime si scambiano tenerezze — come un bacio rubato o un fiore posto fra i capelli — in una calda giornata estiva che si va spegnendo, sorniona, in un caloroso crepuscolo.
Purtroppo il destino ha riservato loro un strada tortuosa, con un ostacolo che diventa difficile eludere a causa della pioggia che fa scivolare l’auto guidata da Carl. La bella June spira l’ultimo respiro, mentre Carl è condannato a vivere il resto dei suoi giorni su una sedia a rotelle. Paralizzato dalla vita in giù — e distrutto nello spirito — si rassegna a cedere pezzo dopo pezzo la vita, dalla quale ogni gioia pare essere stata estirpata in quel fatidico attimo di una sera di mezza estate.
Ma le Parche non hanno ancora tagliato il filo, e tra le mura di una casa che sussurra il ricordo di un grande amore, Carl si renderà conto di poter manipolare gli eventi passati, interagendo con i quadri di June (abile pittrice).
Se c’è una cosa che film (Ritorno al Futuro) e videogame (Life is Strange) ci hanno insegnato è che gli eventi determinanti — che ci riguardano — non possono esser mutati, ed è probabilmente per questo che il nostro occhialuto protagonista non si concentrerà su stesso ma sugli altri. Per provare a riavere indietro l’amata, Carl dovrà quindi variare le azioni (antecedenti l’incidente) degli altri abitanti del villaggio, giocando al burattinaio con: un bambino che sprizza vivacità e prepara marachelle, un anziano artigiano, la ragazza della porta accanto in procinto di traslocare, e un baffuto cacciatore.



L’amore è eterno finché dura

L’avventura va soprattutto subita, e si sente la mancanza di profondi bivi narrativi, che avrebbero dato maggior spessore. Ma il racconto è anche accompagnato da una parte interattiva che prevede la risoluzione di alcuni puzzle.
Siamo messi dinanzi a un'unica zona esplorabile, caratterizzata da più spezzoni da sbloccare progressivamente. E dove occorrerà rivivere determinate situazioni per superare ambienti precedentemente a noi preclusi, un pò come nel lungometraggio 50 volte il primo bacio (diretto da Peter Segal). Per limitare l’impatto noioso della ripetizione, gli sviluppatori hanno saggiamente snellito alcune parti, tagliando via via alcune sequenze (ma non i filmati del sinistro); similmente alla scelta di Henry Roth (interpretato da Adam Sandler, protagonista anche in Pixels) di provare a conquistare diversamente ogni giorno la bella Lucy Whitmore.
Last Day of June all'atto pratico ci chiede di interagire con alcuni soggetti che in qualche modo (indirettamente e involontariamente) hanno avuto a che fare con l’infausta morte di June. Non solo, dovremo altresì muoverci in vari scenari, cambiandone le premesse: spostando oggetti e sbloccando accessi. Tutti i tasselli sono collegati tra loro, i cambiamenti si riflettono a cascata da una linea temporale all'altra: occorre dunque trovare solo la corretta interpretazione per l’effetto farfalla, un evergreen che si poggia su eventi all'apparenza insignificanti come un bambino che gioca con un cane.
Ai vari personaggi secondari sono collegate delle carte, che muteranno il contenuto una volta che ne avremo condizionato gli eventi. Per comprenderne i lati psicologici dovremo però scovare tutte le loro memorie, cristallizzate da sfere a mò di collectible.
La longevità si sostiene sulle circa 3-4 ore.



The Raven That Refused to Sing

Il lato artistico è minimale, sono escluse perfino delle complesse espressioni facciali: mancano pupille e labbra. Ma si avvale di un tratto unico che simula lo stile ad acquerello che trasmette all'opera una connotazione personale, riuscendo per altro nel non semplice compito di trasmettere tenerezza con il linguaggio del corpo e con i mormorii. La regia si avvale delle competenze di Jess Cope (impegnata in passato in Frankenweenie di Tim Burton). La palette di colori vira le tonalità principali in relazione al contenuto delle immagini, alternando pennellate calde (predominate dall'arancio) e fredde (che inseguono il blu). Il titolo di Ovosonico (studio di Varese) riesce a far provare empatia e forti sentimenti, affidandosi soprattutto al lato artistico audio-visivo, mettendo dunque da parte i dialoghi. Di pregevole fattura è soprattutto la resa della flora che pare dar vita a un quadro impressionista, anche gli agenti atmosferici sono ben riprodotti (vento e pioggia).
La tracklist si fregia delle musiche di Steven Wilson — artista britannico particolarmente abile nel trasmettere forti emozioni — che sono state ben inserite nei vari contesti, mostrando una sinergia totale con le azioni a schermo.

Titolo: Last Day of June
Genere: Avventura
Sviluppatore: Ovosonico
Editore: 505 Games
Data di rilascio su pc: 31 agosto 2017


Commento finale

Last Day of June centra l'obiettivo di traslare al giocatore i sentimenti di Carl, e per tale motivo si tratta di un’opera che sarà apprezzata solo da anime più sensibili, un pò come altre prove ludiche (To the Moon) e cinematografiche (Up di Pixar). La parte giocata non stupisce per ricercatezza nelle soluzioni adottate, presentando enigmi spesso semplici. Se cercate l'atmosfera più che la sfida allora date una concreta chance al videogame edito da 505 Games, mentre se siete più interessati a rompicapo articolati e a una storia profonda probabilmente dovreste volgere lo sguardo altrove.

Pro:
  • Idea coraggiosa
  • Colonna sonora
  • Stile grafico
  • Riesce a emozionare come poche altre prove

Contro: 
  • Blandi puzzle
  • Longevità
  • Più bivi narrativi avrebbero dato maggior spessore all'opera

Voto 7,9


Fonte immagini: Google