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Agents of Mayhem | Deep Silver Volition - Recensione

Agents of Mayhem propone tanta azione, doppi sensi, imprecazioni, stereotipi razziali, e demenzialità a gogò




Agents of Mayhem prende corpo da uno dei finali dell’espansione stand-alone Gat Out of Hell, che prevedeva la ricostruzione della Terra, proponendosi a tutti gli effetti come uno spin-off.
Sugli abiti dei personaggi troneggia — fiero — ancora il giglio rosa, ma le dinamiche da gang di quartiere sono ormai un lontano ricordo. Il focus si è spostato su temi prettamente militareschi e complottistici (accostati alle mega-corporazioni). Ma le vere star sono le singole personalità —esagerate e sboccate — ispirate al filone cinematografico che da qualche anno sta portando alla ribalta i protagonisti dei fumetti più eccentrici. L’esperienza proposta però non è quella di un hero shooter alla Overwatch o Battleborn. L’online non è previsto (almeno per ora), questa è una prova prettamente single-player.
Siamo di fronte a delle versioni ludiche di geniali Deadpool o a delle bieche caricature senz'anima?

Il plot è costruito attorno all’organizzazione dei Mayhem (Multinational Agency for Hunting Evil Masterminds) — guidata dalla femme fatale Perspephone Brimstone — impegnata a salvare il Mondo dalle mire dei cattivoni, riunitisi sotto la sigla dei LEGION (League of Evil Gentlemen Intent on Obliterating Nations) diretti dal dottor Babylon. La parodia stavolta ha preso di mira la Justice League e gli Avengers, difatti l’appassionato riconoscerà diverse allusioni. Ma prima di arrivare allo scontro finale sono necessarie delle propedeutiche operazioni necessarie al recupero di informazioni, che diventano preziose nella dinamica di un conflitto elaborato su vasta scala.
La storyline è comunque poca cosa, e non raggiunge i picchi di ilarità del passato.

Agents of Mayhem | Deep Silver Volition - Recensione


Quando il politically incorrect fa tendenza

Agents of Mayhem è ambientato nella futuristica città di Seoul, che come i centri urbani della saga di Saints Row è strutturata come un Open World. La mappa aperta — non molto grande a dire il vero — è completamente esplorabile, nonché densa di collectible da arraffare; anche se le situazioni tendono chiaramente a ripetersi, non potendo contare sull'ampia libertà vista nei GTA. Il concept ambientale è più quello di un sandbox alla Just Cause 3, ma decisamente più lineare e meno caotico: più che andare a zonzo per la città, il gioco si concentra su un un ritmo meno dispersivo e più legato alle specifiche missioni da portare a termine. Ritroviamo anche una serie di mezzi ben disegnati e diversificati, per spostarsi da un quartiere all'altro con estremo dinamismo (è possibile salire in auto col mezzo ancora in movimento); mancano i danni da caduta, ed è snobbato il sistema di coperture. Mentre le meccaniche di gioco si concentrano più sulle componenti shooter, mantenendo l’inquadratura in terza persona; sono presenti pure il triplo salto e una schivata rapida.
La serie Saints Row presentava missioni semplici che diventano più complesse solo per il caos generato a schermo, stavolta invece il grado di sfida può essere modellato su 15 livelli di difficoltà, dove per avere la meglio occorre assemblare la migliore squadra in base all'obiettivo proposto. L’Intelligenza Artificiale nemica non fa però passi in avanti, dunque i cambiamenti riguardano una maggiore aggressività e danni più ingenti, nonché una resistenza maggiore; le routine non sono elaborate ma le boss fight sono strutturate meglio. I passanti non si comportano sempre in modo naturale: a volte sono in preda all'isteria, altre volte non paiono turbati da ciò che accade nei loro paraggi.
Il team è composto inizialmente da un trio: uno stuntman che si crede la star di un film d'azione, un bestione armato di fucile, e un’agile guerriera esotica. Successivamente avremo modo di reclutare nuove personcine a modino, ognuna equipaggiata con un'arma specifica. E se l’arsenale vi va stretto è possibile anche mettere le mani su più devastanti tecnologie, dopo averle sviluppate presso il quartier generale ubicato sull’Ark. Quest’ultima è una sorta di hub, una nave dove poter consultare i progressi, personalizzare i gadget, e inviare gli agenti in operazioni nel resto del globo per raccattare risorse preziose per il crafting. Tra l’altro queste scorribande giocano un ruolo fondamentale nell’endgame, sbloccando una gradita sorpresa.
Oltre a ciò ci sono specifiche spell attive (solitamente caratterizzate da cooldown), più letali abilità Mayhem accompagnate perciò da un’apposita barra (che si carica mettendo in serie le uccisioni), e tecnologie LEGION (prettamente passive) potenziabili con dei cristalli sparsi per la mappa. Troviamo così campi di forza magnetici, bombardamenti aerei, e tempeste glaciali. Inoltre le statistiche base non saranno fisse, ma miglioreranno grazie all’esperienza acquisita sul campo che permetterà di incrementare i livelli dei combattenti, dando così accesso a punti da distribuire secondo quattro valori.
Prima di ogni missione dovremo scegliere tre eroi da portarci dietro, dei 12 disponibili. Ne manovreremo uno alla volta, ma potremo passare dall’uno all’altro per sfruttare alla bisogna le peculiari abilità. Per modificare l'assortimento del team occorrerà tornare all’Arca, in un’impostazione che riporta alla mente quella di Metal Gear Solid V. Le quest principali sono circa 50, ve ne sono anche di secondarie che impegneranno per diverse ore i maniaci del completismo. La longevità si assesta sulle circa 15 ore, se non ci si dedica a tutte le missioni secondarie.

Agents of Mayhem - LucullusGames


Ottima varietà di tonalità e qualità dei modelli animati, l’ambientazione è priva di personalità

La fluidità è granitica ma la resa estetica non è sbalorditiva sul piano tecnico. Sono presenti delle compenetrazioni poligonali e dei glitch grafici minori; sono di buona fattura i particellari e gli shader. La palette di colori riesce a donare un look futuristico piacevole (anche grazie all’implementazione del cell shading), che esalta lo spirito esagerato e sopra le righe della filosofia dell’universo concepito dagli sviluppatori. Le cut-scene — realizzate con il motore di gioco —  sono ben architettate, mentre risultano un pò meno riuscite le sequenze d’intermezzo in stile “cartoonesco”. Gli agenti sono ben concepiti ma le architetture sono banali, ed è strano viste alcune scelte passate decisamente più ispirate.

Titolo: Agents of Mayhem
Genere: Tps
Sviluppatore: Deep Silver Volition
Editore: Deep Silver
Data di rilascio su pc: 15 agosto 2017

Commento finale

Agents of Mayhem è un prodotto che preferisce farsi sostenere da un contesto e da personaggi sopra le righe, piuttosto che fare un deciso passo avanti nell’universo viola che i Volition hanno nutrito negli anni addietro. Il gameplay è stato leggermente modificato: la parte shooting è più pulita e dominante, l'esperienza è più concentrata e meno dispersiva. Sono presenti anche diverse abilità e gadget che variano l’esperienza, e si rendono necessarie alla alte difficoltà che — finalmente — faranno la gioia di chi era in cerca di una sfida più impegnativa.
Al titolo edito da Deep Silver manca però l’estro creativo: la verve scanzonata non riesce a bissare l’irriverente prova di Saints Row 4. Resta un videogioco utile sia per dare animo a quelle serate dove si vuole far man bassa di nemici senza starci troppo a pensare (vomitando fumi di proiettili), sia per sfamare l’ostinato completista in cerca di cose da fare in un contesto comunque piacevole e ben disegnato.

Pro:
  • Colorato e irriverente
  • Personalizzazione degli Agenti
  • Ricco di contenuti...
  • Livello di sfida scalabile, e persino più impegnativo...
  • Ritmo più corposo e veloce

Contro: 
  • Manca la co-op
  • ... Ma alla lunga le missioni sono ripetitive
  • ... Ma l'Intelligenza Artificiale non è sorretta da routine elaborate
  • Seoul poteva essere più ampia e più ispirata esteticamente

Voto 7,6



Fonte immagini: Google