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DARK SOULS II: Scholar of the First Sin | FromSoftware - Recensione

Dark Souls II è capace di risvegliare nuovamente l’anima hardcore che spesso i titoli moderni, privi di reale sfida, mettono alla berlina, preferendo imboccarci a ogni piè sospiro




Dark Souls II non perdona la minima leggerezza, che inevitabilmente porta a una morte spesso infame: il titolo dei FromSoftware non è alla portata di tutti, e non vuole esserlo. Si tratta di un’esperienza ostica ma quasi mai disonesta (a parte qualche sporgenza subdola), dove ogni nemico ha un punto debole specifico da scoprire.
Stavolta Tomohiro Shibuya e Yui Tanimura sostituiscono il grande Hidetaka Miyazaki che preferisce dedicarsi alla nuova ip Bloodborne in esclusiva per la Ps4; in attesa che giunga prima o poi su PlayStation Now per gli utenti Pc (almeno questa è la mia speranza).
Questo capitolo non sconvolge il format del predecessore. Certamente chi ha speso molte ore sul primo Dark Souls si renderà conto delle varie piccole aggiunte e sfumature, ma non è detto che le apprezzerà tutte. Ancora una volta la narrazione è enigmatica, lasciando volutamente ai fan il compito di scovare gli indizi celati, e magari trarre pure conclusioni non previste dal team nipponico. Ma del resto l’immaginazione è sale della vita, l’importante è rispettare i diversi punti di vista senza prenderla sul personale.

Come ormai sappiamo l’universo della serie ha una natura ciclica, legata alle vicende della Fiamma Primordiale. Non importa cosa decida di fare (di volta in volta) il Chosen Undead, la maledizione del Segno Oscuro si ripresenterà ancora e ancora: sia che si lasci spegnere la fiamma (divenendo i nuovi Lord), sia che ci si sacrifichi per rinvigorirla (posticipando l'arrivo dell'Era dell’Oscurità). O forse le cose, qui, andranno diversamente?
La trama di Dark Souls 2 inizia con tre figure anziane che fanno il verso alle tre Parche, queste — in maniera molto criptica — ci presentano la nuova avventura, mentre il giocatore veste nuovamente i panni del Prescelto. Dopo lo spartano tutorial, ci ritroviamo così a vagare per le terre di Re Vendrick, diretti alla ricerca delle anime dei quattro Lord antichi. Il nostro compito è quello di provare ancora una volta a scardinare lo status quo, guidati stavolta dalle parole dell’Araldo di Smeraldo (una giovane donna che veglierà su di noi).

DARK SOULS II: Scholar of the First Sin | FromSoftware - Recensione


Are you ready to die?

Si parte con la creazione del personaggio tramite un editor, che questa volta è stato dotato di maggiori statistiche e personalizzazioni; qualcosina, come accennavo in precedenza, è mutato. E’ possibile: cambiare velocemente tre armi per ogni mano (a differenza delle due del titolo del 2011), ed equipaggiare alle dita ben quattro anelli contemporaneamente (in luogo dei due del predecessore). Ma il clou di questa fase propedeutica rimane certamente la scelta della classe (arciere, guerriero, stregone, piromante, barbaro, chierico, …), sebbene non sarà vincolante ma solo indicativa: col proseguo potrete modellare a piacere il personaggio. Ricordate che un alto valore per il vigore permette di utilizzare armi molto pesanti e/o magie più efficaci. Come al solito un guerriero potente (anche se lento), dotato di una buona resistenza, vi permette di affrontare meglio la fase iniziale dell’avventura. Anche se non c’è un approccio migliore di un altro in senso assoluto, sta infatti al giocatore trovare il feeling più adeguato alle sue abilità, senza dimenticare — alle volte — di doversi adeguare al diverso nemico affrontato.
Il combat system prevede delle mosse diversificate a seconda della tipologia di arma, e di magie specifiche in base alle varie scuole presenti nel mondo di gioco; inoltre — per la prima volta — è possibile sfruttare le doppie armi contemporaneamente.
La barra del vigore è ancora più importante che in passato: ogni azione compiuta — stavolta persino il lancio degli incantesimi (oltre ai soliti attacchi, parate e rotolate) — consuma la barra della stamina, quindi la conoscenza dei frame delle varie animazioni e il tempismo risultano fondamentali. Dark Souls 2 richiede precisione, ma a differenza di altri action puri (vedi Bayonetta o Ninja Gaiden) è molto più lento e ragionato.
Ad ogni morte si riparte dall'ultimo falò visitato (che funge anche da checkpoint). Qui si rende disponibile si da subito il teletrasporto verso gli altri fuochi da campo già scoperti, mentre nel predecessore tale feature era possibile solo nella parte avanzata dell’avventura. Inoltre stavolta ogni dipartita causa via via la perdita di una percentuale della barra della salute, fino a ridurla del 50%. Viene così ripreso un concetto espresso già in Demon’s Souls (accantonato in Dark Souls 1): la simulazione della trasformazione in un essere vuoto. La differenza sta nel fatto che, lì, i punti salute venivano subito dimezzati alla prima morte. Ad ogni modo tale attuale malus porta a una serie sempre più frequente di decessi: può essere annullato solo mediante l’utilizzo dell’Effigie Umana (un oggetto raro); se quest’ultima viene invece gettata in un falò, rende più difficili le invasioni di altri giocatori reali nei paraggi.
Ma c’è anche un’altra novità: se si elimina per 12 volte uno stesso avversario, questo verrà cancellato definitivamente dalla zona: ciò limita la pratica del farming aggressivo delle Anime. Probabilmente, tale scelta, è stata introdotta per evitare di sfruttate situazioni come quella del Bosco di Radiceoscura del primo Dark Souls, dove era possibile far cadere nel vuoto più nemici, recuperando facilmente le Anime senza neanche combattere.  La sconfitta porta sempre alla perdita di questa preziosa risorsa, quindi si ha a disposizione una sola possibilità di recuperarla, ma se si perisce una seconda volta — senza riuscire a riprenderne il computo (toccando la macchia di sangue lasciata sul luogo del decesso) — le Anime fin lì acquisite saranno perdute per sempre. Quindi è buona norma recarsi spesso presso l'Araldo di Smeraldo (a Majula) e spendere l’ammontare degli “spiriti” per salire di livello. Quindi tale pratica non è più demandata all’accesso di qualunque falò. Presso questi ultimi resta possibile ricaricare gli incantesimi e la fiaschetta Estus, nonché aggiustare le armi. Tuttavia è possibile aumentare il limitato numero di Anime concesse dal nemico in due modi: bruciando al falò un apposito oggetto che potenzia tutti gli avversari presenti lì intorno, o sottoscrivere il Patto del Vincitore che raddoppia la difficoltà del gioco.

E’ fondamentale imparare i pattern avversari, anche se (chiaramente) alcuni movimenti sono stati riciclati: anche qualche Boss Fight non è originale. Queste ultime sono ancora più numerose rispetto al predecessore, e risultano sempre molto stimolanti; sono sempre evidenziate da un accesso protetto da una nebbiolina. Inizialmente si parte senza Fiaschetta Estus (oggetto che permette di recuperare parte della salute), ma verrà donata in seguito dall’Araldo; trovando determinati frammenti, il numero delle “pozioni” verrà incremento. Altre piccole aggiunte riguardano l’introduzione dei barili esplosivi, e del Ricettacolo. Quest'ultimo permette di resettare le statistiche del proprio personaggio, tale operazione consente di provare nuovi approcci.
L’online è stato potenziato con l’implementazione di server dedicati, che sostituiscono così il meno affidabile peer to peer. La modalità è stata anche arricchita con un paio di feature, disponibili previo reperimento di 2 anelli specifici: uno di essi è capace di sbloccare la chat, l’altro è in grado di facilitare l’individuazione dei membri della stessa fede. Ci sono diverse congreghe a cui associarsi, prodrome di diritti e doveri. E’ ancora possibile lasciare dei messaggi sul terreno per aiutare o ingannare altri giocatori, così come evocare altri utenti tramite una speciale pietra. E’ stato invece rivisto il sistema delle invasioni: ora sono sempre possibili, a meno di non giocare offline.
Ritorna pure il PvP (player vs player) dopo l’esperienza fatta col dlc di Artoryas (del predecessore), così i seguaci dello stesso Patto si possono dare battaglia in specifiche location.
La longevità è ottima. Servono almeno 50 ore per portare a termine l’opera, aggiungetene altre 25 per scovare tutti i segreti e le zone nascoste; c’è anche il New Game Plus. A proposito di quest’ultimo — a differenza di Dark Souls — abbattere l’ultimo boss del videogame non impedirà di continuare a esplorare le zone del gioco (alla ricerca di aree opzionali): ora c'è un vero e proprio endgame, non occorre ripartire per forza con una nuova run.

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Dark Souls II: Scholar of the First Sin

Si tratta di una riedizione che prevede: dei ritocchi di natura tecnica (maggiore risoluzione, migliore profondità di campo), la modifica di alcune descrizioni degli oggetti, un finale alternativo, e l’aggiunta dei tre DLC pubblicati post-lancio. Inoltre il numero dei nemici è stato incrementato, e le zone che sembravano più semplici sono state rese più dense di pericoli. Sono altresì state introdotte nuove figure, tra cui cito: un invasore controllato dall'intelligenza artificiale, di nome Forlorn; e lo Studioso del Peccato Originale che ci darà ulteriori informazioni sulla storia.
E veniamo ora ai dlc delle Tre Corone. Purtroppo vi anticipo che i boss sono stati tutti riciclati.

  • Crown of the Sunken King è caratterizzato da ambienti di chiara matrice precolombiana (ricordano le ziqqurat), ricchi di cunicoli e strettoie; le strutture semoventi sono state ben implementate.
  • Crown of the Old Iron King punta più alla verticalità degli spazi, senza tuttavia stupire per scelte di game design.
  • Crown of the Ivory King mette finalmente a disposizione una location diversa, stanziata tra la neve e il ghiaccio.


Sarà il fascino per la decadenza delle architetture o sarà la morbosa sete di masochismo, Dark Souls 2 rimane affascinante nonostante le evidenti incertezze tecniche 

Dark Souls 2 è artisticamente ispirato, ma tecnicamente persistono i soliti problemini: hitbox non precise (sono fastidiose soprattutto negli spazi stretti), lock-on sul nemico non sempre affidabile, qualche calo nel frame-rate, texture ambientali in bassa definizione, e aliasing marcato. Le animazioni non sono perfette ma almeno ci sono meno ragdoll rispetto al predecessore. Le buone nuove giungono invece dai particellari e dal sistema d’illuminazione.
Il Level design è strutturato in maniera diversa. La mappa è circolare ma non risulta aggrovigliata su sè stessa come nel primo Dark Souls, sebbene rimanga sempre incredibilmente ramificata. Al centro del “mondo” si staglia la cittadina di Majula, che si andrà ripopolando quando incontreremo alcuni venditori e npc durante l’avanzamento del gioco.
I temi musicali sono spartani. Mettono in scena un’atmosfera desolante, rotta solo dai suoni in sottofondo (riciclati in toto da quelli del predecessore). Il doppiaggio in inglese è ottimo seppur le linee di dialogo siano rare, il sottotitolato in italiano è buono.

Titolo: DARK SOULS II: Scholar of the First Sin
Genere: Action-Gdr / Soulslike
Sviluppatore: FromSoftware
Editore: BANDAI NAMCO Entertainment
Data di rilascio su pc: 2 aprile 2015

Commento finale 

Dark Souls II riparte dal buon lavoro svolto dal predecessore. Alcune scelte di game-design mutano l’esperienza, ma molti nemici e alcune location danno luogo a degli evidenti déjà-vù. Hidetaka Miyazaki non ha diretto questo progetto, e probabilmente a questo si deve la mancanza di grandi e nuove idee. Troviamo ribilanciamenti e diverse aggiunte, ma è chiaro che l’originalità è stata rimpiazzata dalla quantità. Il primo capitolo mi ha colpito di più come offerta generale, ma il porting al day1 non era stato dei migliori. Questo sequel confeziona in generale una prova più solida, ma è pur vero che per risolvere il bug della rapida distruttibilità delle armi — giocando a 60 frame — ci sono voluti ben 9 mesi. Un tempo assurdo.
La versione Scholar ha sicuramente più senso su console che su Pc, su quest’ultimo ha il retrogusto di una mod (peraltro ve ne sono diverse). Ma non va sottovalutato l’aspetto più importante, ovvero l’inclusione dei 3 dlc (dai quali era però lecito aspettarsi maggiore varietà). Chi non ha mai acquistato la versione base può andare direttamente di Scholar, visto il medesimo prezzo che include più contenuti.

Pro:
  • Ottimo livello di sfida
  • Lore profonda
  • Atmosfera seducente
  • Longevità
  • Maggiore personalizzazione
  • Inclusione dei 3 dlc (solo nella Scholar)


Contro: 
  • Hitbox non precise
  • Non è adatto ai casual gamer o a chi ha poca pazienza
  • Il bug legato ai 60 frame è stato risolto con notevole ritardo
  • La resa visiva non è al passo coi tempi

Voto: 8,1



Fonte immagini: Google