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Black The Fall | Sand Sailor Studio - Recensione

Black The Fall è un puzzle-platform ambientato in un opprimente regime comunista, dove gli individui sono tenuti al guinzaglio con strumenti elettronici inibitori




I cinematic platform in 2D non sono nati di recente, ricordo ad esempio già Another World (1991), ma hanno chiaramente ricevuto un notevole impulso creativo da Limbo in poi. A differenza dei Playdead, Sand Sailor Studio opta però per un linguaggio meno criptico, senza risultare troppo esplicito; del resto questo tipo di produzioni si regge anche sul gusto della scoperta continua.
In Black the Fall conosciamo subito il nostro nemico, ma non sappiamo bene cosa fare e dove andare, ergo all’inizio lasciarci più volte le penne è del tutto normale: il trial and error assume un peso rilevante, anche perché è agevolato da checkpoint ravvicinati e da caricamenti rapidi. L’ambiente è insidioso e ricco di trappole, ma basterà osservarlo con attenzione per comprenderne i messaggi e i lamenti.

Black the Fall è ambientato in un futuro alternativo in cui il comunismo ha attecchito su vasta scala, richiamando in qualche modo il peso politico rappresentato in Detention. Visto che il team di sviluppo è rumeno, l’ispirazione proviene dall'esperienza nazionale della dittatura di Nicolae Ceaușescu, perpetrata sino al 1989 proprio nella Repubblica Socialista di Romania.
Il protagonista della nostra storia è un lavoratore-schiavo di una fabbrica-prigione, dalla cui cella esce — di volta in volta — solo per raggiungere la sua postazione lavorativa: una bicicletta collegata a un generatore in grado di far muovere dei carrelli. Le libertà personali non esistono e le condizioni del popolo sono degradanti: i lavoratori sono controllati mentalmente.
Un giorno, però, il nostro decide di fuggire, approfittando di una porta rimasta aperta. Inizia così la grande fuga, con la speranza di rivedere finalmente il mondo esterno.

Black The Fall | Sand Sailor Studio - Recensione


Black the Fall come altri platform si basa sul sincronismo delle azioni 

I comandi inizialmente sono semplici: saltare, abbassarsi, interagire con gli oggetti. Successivamente la profondità delle soluzioni a nostra disposizione cresce, pur senza mai eccedere nella complessità: quando mettiamo le mani su un puntatore laser capace di controllare (a distanza) gli apparecchi elettronici, e soprattutto quando facciamo la conoscenza di un piccolo robot che ci riporta alla mente alcune sezioni di Rime e di The Last Guardian.
L’avanzamento ricorda molto quello di Oddworld: Abe's Oddysee. E’ dunque legato molto alla risoluzione di continui e blandi — ma piacevoli — puzzle ambientali, a volte basati sulla fisica e altre sull'incedere stealth. Cito ad esempio: attendere che il cono visivo delle pattuglie o delle telecamere non sia rivolto nella nostra direzione, controllare i movimenti delle altre persone (agganciando il segnale di determinati apparecchi elettronici situati sulle loro schiene) per aprirci le porte, manovrare strutture semoventi per raggiungere delle sporgenze altrimenti troppo lontane, e simulare di essere ancora sotto il controllo dei carcerieri (facendo finta di lavorare come gli altri).
La longevità è simile a quella di Inside, siamo dunque sulle circa 3 ore; chi intende svelare tutti i segreti può arrivare a un totale di 5.

Black The Fall - LucullusGames

Gli ambienti sono impregnati di simbolismo che testimonia un regime comunista fortemente radicato

Ci sono immagini che richiamano la falce e il martello, oltre che ritratti di figure storiche (Marx, Lenin, Stalin). Calcheremo luoghi consumati dalla fame, dal degrado e dalla povertà, in netto contrasto con quanto professato dalla grassa propaganda politica al comando.
Le linee sono minimaliste, squadrate e essenziali, ma non astratte: la resa degli scenari è tutto sommato piacevole (senza eccellere) mentre i personaggi potevano essere realizzati meglio. La palette di colori varia il tema dominante in base alle differenti zone (chiesa, fabbrica, aperta natura, città), ma resta sempre presente il vivido vermiglio della sofferenza e del dolore di un Mondo ingiusto, che grida vendetta e bisbiglia rivoluzione (osservate in sottofondo le altre persone). Le animazioni invece sono sottotono.
Il sistema d’illuminazione dona profondità agli scenari con l’uso intelligente delle ombre e dei chiaroscuri. Purtroppo i comandi peccano d’imprecisione, come succedeva in Deadlight.
Le musiche sono anonime ma gli effetti sonori sono buoni.

Titolo: Black The Fall
Genere: puzzle-platform
Sviluppatore: Sand Sailor Studio
Editore: Square Enix
Data di rilascio su pc: 11 luglio 2017

Commento finale

Black the Fall coinvolge il giocatore in un’atmosfera oppressiva ben trasposta a schermo, tuttavia le meccaniche sono semplicistiche (seppur abbastanza varie) e i comandi potevano essere più fluidi e precisi. Ma è anche bello vedere un videogame che riesce a fare della denuncia sociale, senza risultate pedante. I videogiochi sono sempre più diffusi tra i giovani che un giorno dirigeranno il Mondo, e le forze politiche e sociali dovrebbero accogliere questo strumento anziché fare propaganda da bar: mi riferisco alle assurde accuse di formazione terroristica mosse a Assassin’s Creed Unity, o alla violenza che verrebbe alimentata dai titoli alla GTA.
E’ bene non dimenticare mai ciò che è successo nei Paesi d’Europa toccati dai regimi di destra e di sinistra, e che purtroppo succede tuttora in altri contesti. Apprezzo quindi la scelta di usare il mezzo ludico come veicolo di un messaggio così importante, del resto non mi stupisco: il medium sa essere (raramente) anche arte e condivisione di idee, oltre che sano intrattenimento.

Pro:
  • Location varie
  • Atmosfera d'ispirazione Orwelliana
  • Interazione col robot (compagno di viaggio)


Contro: 

  • Puzzle semplici
  • Concept derivativo
  • Comandi un pò imprecisi



Voto 7,5



Fonte immagini: Google