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DRAGON QUEST HEROES | KOEI TECMO GAMES - Recensione

Dragon Quest Heroes riprende la saga ideata da Yuji Horii che tra le mani di Omega Force diventa un musou condito con elementi Hack ‘n Slash, GDR e Tower Defense




Dragon Quest Heroes è un musou moderno, arricchito da meccaniche nuove per il genere. Riprende le atmosfere della saga principale di Dragon Quest che — invece — è ascrivibile alla categoria dei JRPG. Quest’ultima è attualmente un’esclusiva Nintendo, ed è nata nel lontano 1985 grazie alle idee di Yuji Horii e Akira Toriyama. La dicitura “Heroes" dunque non individua un classico spin-off, ma denota proprio un cambio di prospettiva rispetto alla storica serie.
Scopriamo se questa reinterpretazione più action è riuscita a mantenere (o meno) alto il nome dell’acclamato franchise giapponese.

Storia
Una misteriosa barriera irrompe sulla tranquilla città di Arba, e immediatamente dopo i mostri del mondo di Elsaize diventano violenti nei confronti della razza umana. Un malvagio sciamano ha dato vita a un sortilegio in grado di gettare nel caos, e nella distruzione, il regno di Re Doric. Nei panni del riflessivo generale Lucyus o in quelli della bella e impulsiva Aurora — entrambi guardie reali — c’imbarcheremo in un lungo viaggio per tentare di ristabilire la pace e la serenità nelle magiche lande. Visiteremo un vasto continente caratterizzato da due enormi isole, e faremo la conoscenza di tanti nuovi compagni — eroi provenienti da altri Mondi — anch’essi colpiti dallo stesso infausto fato. Nella fattispecie rivedremo alcuni protagonisti dei capitoli 4, 5, 6 e 8 della saga principale di Dragon Quest.


I numerosi personaggi giocabili sono dotati di una specifica personalità che si riflette nell’approccio allo scontro


DRAGON QUEST HEROES | KOEI TECMO GAMES - Recensione


Gameplay 
Come succitato la prima operazione da mettere in essere è la scelta di quale tra i due personaggi principali interpretare (Lucyus o Aurora), successivamente avremo modo di apprendere le basi di Dragon Quest Heroes con le prime missioni che si paleseranno come una sorta di tutorial mascherato da prologo. In tale fase apprenderemo le caratteristiche che contraddistinguono questo specifico musou dagli altri: la spiccata componente Gdr, manifestata dalla ricerca continua delle armi migliori, nonché lo sblocco delle abilità dallo skill-tree; e la maggiore interattività con gli scenari, dove non ci sono solo casse da aprire come in One Piece Pirate Warriors 3 ma anche delle enormi torrette meccaniche da manovrare come in altri action, ad esempio For Honor e Ryse son of Rome.
Ma procediamo con ordine.

L’incedere è più meno quello classico del genere inventato dalla Koei. Si affronta la missione introdotta con dialoghi dai contenuti molto leggeri, quindi si torna alla Nubirock (per il briefing successivo). Quest'ultima è una nave volante — nonché l’hub centrale da sbloccare dopo le primissime ore — che ci permette di accedere ai vari venditori (per acquisire armi, armature, consumabili, speciali pietre curative, e altri oggetti d’equipaggiamento), alle opzionali quest secondarie e terziarie, al crafting tramite l’alchimista, e ai dialoghi con i diversi colleghi incontrati per sviluppare meglio il contesto. Quindi si riparte con una nuova missione, che come al solito ruota attorno alla difesa di un punto nevralgico (ad esempio una porta o un albero magico) o al supporto di alleati in difficoltà.
Di particolare interesse — per il grinding — sono le imprese legate al recupero di piantine opzionali, atte a sbloccare dei dungeon (che poi non lo sono, visto che riciclano asset di altre località già viste). Queste ambientazioni nascoste sono caratterizzate da missioni speciali prodrome di ricche e talvolta rare ricompense. Inoltre permettono di sconfiggere alcuni boss "segreti" non incontrabili diversamente, oltre che accumulare preziosi punti esperienza per incrementare il livello, e agevolare così la progressione del plot principale.
Le armi sono tante (spade, archi, boomerang, …) ma ognuna è specifica per un determinato personaggio, quindi il giocatore può solo scegliere quale maneggiare tra quelle all'interno della stessa categoria di riferimento.
Il ginding e il loot system sono particolarmente importanti. Non si realizzano solo oggetti che migliorano le skill (come collane e bracciali), ma anche consumabili e ricette atte incrementare l’efficacia di alcune abilità. Gli ingredienti utili vanno recuperati dai bauli, oppure vengono droppati casualmente dopo l’uccisione dei nemici. E’ altresì possibile fondere oggetti già creati in precedenza per ottenerne di migliori.
Prima di scendere nuovamente in battaglia occorre però formare il party, eccetto in rare situazioni dove per esigenze narrative la libertà è limitata. Il gruppo sarà comunque formato da quattro personaggi, che dovremo scegliere da un massimo di 14 elementi. Il roster non sarà completo sin da subito ma andrà allargandosi man mano che proseguiremo nell'avventura principale. Ad ogni modo noi controlliamo un solo protagonista per volta (con visuale in terza persona), i restanti tre sono mossi dall'intelligenza artificiale.
Fatta eccezione per i due personaggi principali (comunque distinti per danno elementale, fuoco e ghiaccio), la varietà delle figure è buona. Possiamo raggrupparli in tre ideali macro-categorie: ci sono i classici tank (molto forti nel corpo a corpo), altri abili soprattutto dalla distanza, e infine quelli più votati al supporto; anche se non si può parlare di veri e propri healer e debuffer alla Dragon Age Origins. E’ fondamentale passare dall'uno all'altro — non solo per variare l’approccio ma soprattutto per sfruttare le debolezze peculiari dei vari nemici. Ad esempio le figure armate di scudo vanno prima aggirate per essere colpite alle spalle o momentaneamente immobilizzate, altrimenti i nostri attacchi base saranno parati. O ancora, i robot devono essere abbattuti con abilità legate alla manipolazione delle scariche elettriche visto che i circuiti sono sensibili ai sovraccarichi di tensione, viceversa diventeranno degli ossi duri da affrontare.
Sebbene l’IA avversaria non sia brillante nelle routine, le abilità peculiari di alcuni boss (come la rigenerazione della salute) unite alla spiccata aggressività di alcuni mini-boss — come draghi e felini troppo cresciuti — ci potrebbero mettere in seria difficoltà. I boss più pericolosi vanno dunque stanati per primi.

I combattimenti sono caratterizzati da più fasi: inizialmente siamo inondati da file di soldati semplici (la solita carne da macello, tanto per intenderci), successivamente (e soprattutto con l’avanzare dell’avventura) l’impianto richiederà una maggiore strategia nell’uso di combo e medaglie.
L’ultima parolina mi permette d’introdurre una novità che avvicina — leggermente — Dragon Quest Heroes al genere dei Tower Defense. Durate gli scontri, infatti, avremo modo di raccogliere delle medaglie (elargite casualmente) raffiguranti i vari nemici incontrati e sconfitti, sì da utilizzarli a nostro vantaggio (richiamandoli al nostro servizio).
In che modo? Be' le suddette “monetine” prendono posto su una specifica barra (incrementabile tramite il completamento di sidequest), occupando un determinato numero di slot. Basterà quindi selezionare l’icona del mostriciattolo (da voler usare) per farlo comparire al nostro fianco; lo spazio non è illimitato, quindi per sfruttare creature più forti occorrerà congedare i combattenti più deboli.
I mostri recuperati sono raggruppati in due categorie: le sentinelle si limitano a presidiare una zona (attaccando solo gli avversari nelle immediate vicinanze), mentre gli attivisti vanno scatenati contro i pericoli maggiori visto che si lanciano in poderosi attacchi Kamikaze.
I nemici non si abbattono in un sol colpo, e l’utilizzo delle combo richiede un minimo di cognizione: non si può affrontate il marasma con il puro e semplice button mashing, l’approccio tipicamente hack and slash richiede una maggiore attenzione. E va sottolineata la buona varietà degli avversari, incontreremo: slime, golem, zombi, cavalieri, scheletri, pipistrelli, demonietti e tante altre creature tratteggiate da linee carine e "pucciose", ma decisamente poco amichevoli.
Il moveset si erge sulla tradizionale e immediata impalcatura del genere: attacco veloce, attacco potente, parata, e colpo speciale (tramite la ricarica di una specifica barra) per liberare una potenza di fuoco tanto spettacolare quanto devastante su vasta scala. Dopo alcune ore di gioco si rende disponibile anche il teletrasporto per spostarci — all'interno della stessa missione — da una micro-zona all'altra: una caratteristica molto utile visto che le ondate appaiono da più punti della stessa mini-mappa.
Le combo si basano su tre spell limitate dalla spesa di punti magia, da ripristinare prima di poter essere eseguite nuovamente; oltre ad un’ulteriore abilità da sbloccare: le quattro tecniche possono anche essere migliorate. E a proposito di progressione, va sottolineato che tutti i nostri personaggi salgono di livello e possono migliorare le proprie skill passive e attive: anche quelli non selezionati nel party. Le build possono anche essere resettate, spendendo un tot di monete d’oro.
Termino questa sezione menzionando la possibilità di acquisire diversi costumi bonus, sottolineando l’enorme cura riposta nel fanservice.

DRAGON QUEST HEROES - LucullusGames


Tecnica 
Le mappe inizialmente sono varie (foreste incantate, cittadelle solenni, e grotte sotterranee), ma sono decisamente povere di dettagli. I musou storicamente sacrificano questo aspetto per privilegiare la fluidità a schermo in presenza di orde avversarie particolarmente nutrire. Stavolta però il numero non è molto alto (per via della maggiore strategia riposta in combattimento), ergo si è persa l’occasione di curare maggiormente questo aspetto; ma va fatto notare anche che i livelli sono leggermene più verticali del solito. Non mi hanno colpito gli intermezzi, le cut-scene di One Piece Pirate Warriors 3 erano decisamente più curate e appassionanti.
Discorso diverso per i personaggi. Akira Toriyama ha dato vita a modelli molto colorati, ben caratterizzati e allegri; un buon lavoro è stato fatto anche per armi e armature, tutte ben differenze.
L’ottimizzazione è più curata rispetto alle altre produzioni dello sviluppatore asiatico, in particolare non ho riscontrato alcun crash e ho notato un frame-rate più stabile seppur non granitico. Ci sono però le solite magagne, come le compenetrazioni poligonali e il pop-up sull'orizzonte.
Come da tradizione ogni personaggio ha acquisito in dote un “particolare” accento riflesso nei sottotitoli. Teoricamente si rifà ai vari dialetti del Bel Paese, ma evidentemente chi si è occupato della localizzazione o non li conosce bene o si è voluto prendere consapevolmente delle ampie licenze. Il risultato è infatti altalenante, alcuni dialoghi sono ben concepiti mentre altri insistono su parole mal interpretate, come la ragazzina che (in bergamasco?) ripete a iosa la parola “pota”.
Si potevano poi snellire i dialoghi con gli Npc: alla lunga diventa tedioso avere a che fare con le stesse linee di testo ripetute. Ad esempio ogni volta che vogliamo salvare i progressi avremo a che fare con la litania della suora, idem con patate per i vendor delle armi; qui però va detto che si tratta di una meccanica ripresa di netto dalla saga principale di Dragon Quest.
Il doppiaggio audio è ottimo, ed è disponibile sia in inglese che in giapponese (quest’ultimo dona maggiore atmosfera), mentre la tracklist — sebbene proponga alcuni temi piacevoli di Koichi Sugiyama — pecca in varietà.

Titolo: DRAGON QUEST HEROES Slime Edition
Genere: Musou
Sviluppatore: Omega Force
Editore: KOEI TECMO GAMES
Data di rilascio su pc: 3 dicembre 2015

Commento finale: 


Dragon Quest Heroes potrebbe essere definito — da chi mastica poco i muosu — un prodotto tanto diverso dal solito da essere scambiato per un semplice Hack ‘n Slash. In realtà l’ossatura di base c’è tutta (mappa labirintica, colpo speciale accoppiato alla specifica barra da caricare, punti nevralgici da proteggere, fila nutrite di avversari da “matare”, …), ma come tutti gli altri capitoli moderni che si appoggiano a franchise di terze parti, ne reinterpreta le meccaniche fondamentali facendole proprie. Quindi stavolta acquistano un peso importante il grinding, il crafting, e la tattica negli scontri.
E’ sicuramente uno dei musou più dinamici e trasversali perché la saga a cui s’ispira vanta un’esperienza più che trentennale. Se non vi piace il genere dei ragazzi di Omega Force probabilmente non cambierete drasticamente opinione giocando a questo, ma se avete voglia di provare una nuova interpretazione potreste scoprire un nuovo amore.

Pro:

  • Meccaniche di gioco variegate
  • Atmosfera...
  • Personaggi ben caratterizzati in puro stile giapponese
  • Design dei protagonisti...
  • Mosse speciali spettacolari


Contro: 

  • Ambienti aperti poveri di dettagli
  • ... Ma storia banale
  • ... Ma ambienti aperti poveri di dettagli


Voto 7,9



Fonte immagini: Google