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Resident Evil: Caliban Cove | Perry - Recensione

Resident Evil Caliban Cove è il secondo romanzo di Stephani Danelle Perry ambientato nell’universo della saga di Capcom


Resident Evil: Caliban Cove | Perry - Recensione


Il sequel presenta una sceneggiatura originale, non ricalca le tappe di uno specifico videogame


Gli eventi narrati avvengono pochi giorni dopo l’epilogo di Resident Evil The Umbrella Conspiracy, la trasposizione cartacea del primo videogioco. I contenuti nuovi cronologicamente si pongono prima di quelli del videogame di Resident Evil 2. L’intento di S. D. Perry è duplice: arricchire il background del brand, e coprire qualche buco lasciato in sospeso dagli sviluppatori del gioco.
Anche questo testo — come il predecessore — è disponibile (in Italia) in due versioni: quella di Urania (2001) è tradotta da Giuseppe Settani, quella di Multiplayer Edizioni (2010) è stata ritradotta ex novo da Andrea Rubbini.

Storia: dopo l’incidente avvenuto a dimora Spencer (nei pressi di Raccoon Forest), i sopravvissuti della STARS (Jill, Chris, Barry, e Rebecca) hanno fatto ritorno a Raccoon City ma nessuno ha creduto alla loro storia, poichè la Umbrella Corporation ha insabbiato tutto con il benestare delle alte sfere corrotte della Special Tactics And Rescue Service, e con il supporto mediatico della stampa locale (il Raccoon Weekly e il Raccoon Times). La versione della portavoce dell’azienda farmaceutica — Amanda Whitney — sull'esplosione della proprietà progettata da George Trevor, parla di solventi chimici non tenuti adeguatamente sotto controllo. Questi secondo David Bischoff — leader della squadra di esperti della Umbrella — sarebbero stati fatti incendiare da ignoti.
I quattro protagonisti (del libro precedente) sono stati accusati di aver fatto uso di droghe, in seguito alla farneticazione di mostri ritrovati sul luogo dei presunti killer cannibali. Sono stati anche sospesi, come riportato da Edward Weist per manifesta incapacità.

Questo è il prologo, ma come intendono procedere ora i nostri?


Viene presentato un nuovo personaggio, David Trapp — un dirigente della STARS, nonché stratega militare della divisione Exeter — che mette in chiaro come l’organizzazione sia ormai nel caos. Non si capisce chiaramente fin dove ha affondato le mani la Umbrella (che in passato ha finanziato la STARS), e il direttore dell’organizzazione — Marco Palmieri — risulta irraggiungibile.
Intanto il misterioso signor Trent (che nel primo romanzo aveva elargito informazioni top secret a Jill) ha fornito nuove prove su un secondo laboratorio segreto della società fondata da Oswell Spencer, in cui pare si stia portando avanti una nuova variante del T-virus. Questo porta David a richiedere l’aiuto della diciottenne biochimica Rebecca Chambers per far irruzione nei laboratori diretti da Nicholas Griffith a Caliban Cove (nel Maine), e recuperare prove sufficienti per smascherare l’azienda farmaceutica.


Il nuovo team viene così composto: Rebecca, David, Steve Lopez, John Andrews e Karen Driver


Rebecca Chambers


Focus: la protagonista indiscussa della storia è una geniale e precoce Rebecca, tratteggiata in maniera più efficace rispetto alla precedente prova. Ciò è dovuto alla maggiore libertà concessa alla scrittrice, che ha deciso di concentrarsi sull’enfant prodige dagli occhi a nocciola. Approvo questa scelta di approfondire una figura secondaria della serie, mettendo da parte i volti noti.
Gli ex membri della squadra Alpha (Jill Valentine, Chris Redfield e Barry Burton) non ci seguiranno nel Nord degli States, ma si nasconderanno nei pressi di Raccoon City col duplice obiettivo di monitorare la situazione, e agganciare più figure di fiducia possibili — anche di altre organizzazioni, come Jack Hamilton dell’FBI — per combattere l’Umbrella.

Rapporto con i videogame e i Film: come nel predecessore ritroviamo le iconiche armi e alcuni zombi già noti (Hunter). Ma non mancano nuovi elementi come i Trisquad: zombie-soldato capaci di imbracciare le armi, come quelli che si cerca di realizzare nel Film Resident Evil Exintion (2007). La pellicola di Russell Mulcahy ha preso diversi spunti da questo testo, anche il cattivo di turno — il dott. Isaacs — condivide la stessa ambizione, e mette in piedi azioni simili a quelle che ci verranno narrate qui in merito al dott. Nicholas Griffith. Mi riferisco ad esempio all'esposizione volontaria degli assistenti di ricerca all’agente mutageno (Louis Thurman, Alan Kinneson). Il mutageno descritto in Caliban Cove viene realizzato con lo scopo di trasformare gli esseri umani in servizievoli infetti: non più zombie aggressivi e indomabili come in preda a psicosi schizofreniche.
Rebecca Chambers è molto giovane ma impara in fretta a reagire a situazioni di forte tensione, seppur la sua indole sia quella di una ricercatrice e non di un agente sul campo. E’ di aspetto attraente ed è l’unica — dati i suoi studi — a poter scovare le prove per smascherare i piani del nemico.

Stile di scrittura: è molto scorrevole, tanto da permettere di terminare il testo in un pomeriggio. Ma questa immediatezza non è il risultato di un particolare estro: non si sfruttano i segni di interpunzione per velocizzare i pensieri, semplicemente abbiamo a che fare con molte proposizioni principali. Non siamo di fronte a uno stile che mostra personalità e originalità, quanto più a una produzione minore che punta a immagini e emozioni forti per impressionare un pubblico molto giovane e a digiuno di libri di qualità. Si usano soprattutto punti e virgole; il trattino lungo è usato sia per introdurre il discorso diretto, che per spezzare il ritmo e alleggerire visivamente la lettura.

Resident Evil: Caliban Cove - LucullusGames


Analisi della versione italiana: come anticipato esistono due edizioni del testo originale pubblicato in lingua inglese nel 1998, ma entrambe presentano diversi errori grammaticali che si sarebbero potuti evitare con delle riletture. Sono i classici errori di distrazione. Ecco degli esempi tratti dal testo del 2001: “slava” usato in luogo di “stava”, “progettala” invece che “progettata”.
Ho letto poi anche i primi capitoli della versione Multiplayer, e anche qui ho riscontrato dei nuovi errori. L’unico pregio di quest’ultima release è l’uso di un vocabolario più moderno. Tanto per fare un esempio, nella traduzione Urania viene usato l’avverbio “destramente”. Oltre a questo ci sono ulteriori parole che non hanno un suono fluido e piacevole, ma arcaico.

Critica personale: un’occasione sprecata per approfondire la lore.
Vengono illustrati alcuni dettagli superficiali, ma non si va in profondità. L’unico personaggio su cui si fa un pò più di lavoro è Rebecca, ma anche qui il lato psicologico è solo accennato. Questo è un limite della scrittrice che nelle sue opere preferisce rappresentare elementi generici e di circostanza che non si legano indissolubilmente a specifiche figure, ma che funzionerebbero tranquillamente anche su personaggi e contesti diversi.
Mi è piaciuta invece l'idea di più progetti paralleli del T-Virus. Non è un’intuizione originale di per sè, in quanto i primi videogame ci mostrano sempre creature diverse ottenute manipolando vari patogeni: Virus-T, Virus-G, Virus Veronica e Virus Progenitor. Ma è importante il come ci viene presentata questa scelta, ovvero più laboratori in costante competizione tra loro. Ciò mette in chiaro il modo in cui operano davvero le multinazionali, che mandano in corsa più progetti per premiare poi solo le idee più remunerative.
La narrazione è eccessivamente dilatata, si poteva essere più sintetici in alcuni punti. In tali pagine c’è il serio rischio di annoiarsi perché alla ingente sequela di frasi non corrispondono dei veri passi in avanti nel racconto.
Purtroppo il villain di turno — Nicholas Griffith — incarna il cliché del diabolico dottore, palesandosi più come una caricatura. Un genio della virologia molecolare che non si fa scrupoli pur di portare avanti quei progetti in grado di alimentare il suo ego smisurato.
La scelta delle location è buona, non assistiamo a descrizioni memorabili ma le caverne marine si prestano bene ai ritmi ansiogeni della serie. Il laboratorio poi si trova ne pressi di un faro, e non poteva essere diverso, visto che la costa del Maine è disseminata di tali strutture che ne alimentano il turismo.

Stephani Danelle Perry


Stephani Danelle Perry


E figlia d’arte, il padre è lo scrittore americano Steve Perry.
Stephani è spesso scritturata per adattamenti di franchise famosi appartenenti a diversi media, che spaziano dal fantasy (e sci-fi) all’horror. Tra i brand più illustri cito Alien, Predator, Star Trek, e Wonder Woman, per i quali ha dato corpo a romanzi, sceneggiature e racconti brevi. Con lo pseudonimo di Stella Howard ha invece pubblicato un’avventura dai contenuti “originali” sulla protagonista della serie Tv Xena.
Non è una scrittrice particolarmente abile, nessuno dei suoi romanzi originali (preferisce concentrarsi sull’ horror quando non è scritturata per tie-in) ha riscosso successo. Tuttavia i suoi adattamenti sono fluidi e validi per un pubblico giovane, non propenso alla lettura di testi complessi. I soggetti che delinea — seppur non sviluppati sul piano psicologico — sono credibili e solidi in ambito commerciale.

Commento finale: Resident Evil Caliban Cove presenta una storia che stenta a decollare, i cui i dialoghi sono davvero poca roba. Neppure quelli del gioco — e di concerto quelli di Umbrella Conspiracy — erano diversi nella sostanza, ma il romanzo deve fare di più che ripercorre quanto fatto nei videogame, soprattutto se questi fanno riferimento a un’epoca in cui l’industria videoludica non dava molto peso alla sceneggiatura preferendo concentrarsi di più sulle meccaniche di gioco.
Nonostante la storyline sia originale, c’è un forte senso di déjà-vu. Ammetto che ci sono alcuni spunti interessanti come “l’ananas” portafortuna di Karen (di cui evito di parlarvi per non incorrere in spoiler), ma i veri grandi colpi di scena latitano. S. D. Perry non sfrutta in pieno la libertà che gli è stata concessa. E’ un testo che potrebbe interessare più il fan, magari anche per puro collezionismo; non sarà di alcun interesse per il generico lettore amante dell’horror di matrice sci-fi. Gli eventi sono direttamente collegati ai precedenti, e le spiegazioni non entrano mai in particolari interessanti.

Pro:
  • Scorrevole
  • Sceneggiatura originale
  • Un paio di intuizioni interessanti...
  • Qualche linea descrittiva in più
  • Il personaggio di Rebecca è discretamente curato

Contro: 

  • Sono presenti alcuni errori grammaticali
  • ... Ma mancano dei buoni colpi di scena
  • Narrazione dilatata
  • Finale frettoloso


Voto 5,7





Fonte immagini: Google