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Assassin’s Creed Chronicles: China - Recensione

Assassin’s Creed Chronicles China si distacca dal concept del filone principale, si tratta di un platform con spiccati elementi stealth




Primo di una trilogia spin-off in 2.5D


Assassin’s Creed Chronicles China — diversamente dal filone principale — è realizzato dai ragazzi di Climax Studios. E non si tratta di un Action-Adventure Open-World, ma di un platform in 2.5D: il videogame è prevalentemente bidimensionale, con la terza dimensione utilizzata al più per i cambi di prospettiva e profondità.
Il plot è purtroppo scarso, e fa solo da contesto. L’opera si concentra prettamente sulle meccaniche di gioco, a dire il vero non originali. Queste sono prese a prestito da diversi indie (soprattutto da Mark of The Ninja dei Klei Entertainment), e chiaramente rilette per l’adattamento all'universo di Assassin’s Creed.


"Io sono nata concubina, ma il mio Mentore mi liberò quando ero giovane” (Shao Jun)


Assassin’s Creed Chronicles: China - salto della fede


Storia: ambientata nella Cina nel 1526. Interpretiamo Shao Jun — già apprezzata nel cortometraggio Assassin's Creed: Embers — ex concubina dell’imperatore Zhengde (della dinastia Ming). La ragazza dopo essere stata salvata dagli Assassini del ramo cinese — per gratitudine — si converte alla causa del Credo. Tuttavia nel 1524 i sui confratelli vengono assassinati per ordine imperiale, attuato materialmente dal clan templare delle Tigri. Disperata, Jun decidere di percorrere il lungo viaggio verso la Toscana per farsi allenare — niente poco di meno che — da Ezio Auditore da Firenze. Questo è il substrato narrativo che sottende gli eventi del gioco.
La trama, quindi, inizia dall'attuazione della vendetta, 2 anni dopo i sanguinosi eventi succitati. Una volta tornata in Oriente, la ragazza decide così di farsi rapire senza opporre resistenza. Questo le permette di combattere il nemico dall'interno, eliminando uno dopo l’altro i luogotenenti templari responsabili del massacro, con l’obiettivo finale di tagliare la testa del loro leader.


Agire nell'ombra dà maggiori soddisfazioni


Gameplay: principalmente dobbiamo partire da un punto A, per arrivare a un punto B. Ci muoviamo su una mappa suddivisa in sottolivelli, controllati da vari nemici: alcuni sono di pattuglia, altri poggiamo lo sguardo fisso su zone chiave. Per eludere i primi sarà importante muoversi di sottecchi, sfruttando le numerose zone d’ombra come porte, vegetazione e capanelli civili; per distogliere lo sguardo dei secondi potremo contare su alcuni gadget, tra cui petardi (introdotti in Assassin’s Creed Unity), dardo da corda (versione rivista di quello presente in Assassin’s Creed 3), fischio, e coltelli da lancio. Inoltre l’occhio dell’aquila di aiuterà a individuare il percorso partorito dalle sentinelle, sì da studiare la strategia più efficace per proseguire.
E’ presente anche un combat system un pò grezzo nella sua implementazione. Possiamo quindi imbastire: un attacco leggero, uno pesante, una manovra atta ad arrivare alle spalle delle guardie, e una parata. Le azioni si basano sul tempismo e sulle contromosse per neutralizzare i pattern nemici. Questi sono prevedibili ma la mancata fluidità delle animazioni di Jun ci spinge a non arrivare allo scontro diretto (almeno non come prima opzione), per sfruttare invece le uccisioni silenziose (da sporgenze, alle spalle, dall’alto, in scivolata).
Nel brand sono famosi i salti della fede (sincronizzazione inclusa) e le sezioni di parkour che ritroviamo anche qui, non manca neppure il rampino (comparso anche in Assassin’s Creed Syndicate) per quanto concerne il movimento.
Al termine dello stage le prestazioni sono premiate con un punteggio che tiene conto dello stile di gioco adottato (ombra, assassinio, rabbioso), un po' come i 3 visti in Tom Clancy's Splinter Cell Blacklist (Fantasma, Assalto, Pantera); lo stealth puro paga di più in termini di score. Migliori saranno le performance e maggiori saranno i perk elargiti (salute, capienza delle munizioni, ecc…), mentre le skill (le mosse principali) verranno apprese in maniera automatica con l’avanzare dell’avventura che va di pari passo con la maggiore complessità degli scenari. Questi non risultano mai davvero ostici — soprattutto per chi ha già avuto modo di provare questo concept — ma è chiaro che c’è del trial and error che richiede un pò di pazienza ai neofiti.
La longevità si assesta sulle 3 ore, 5 se s’intende recuperare tutti i collectible ed espletare tutti gli obiettivi secondari.

Assassin’s Creed Chronicles: China - Recensione LucullusGames


IA: tutte le sentinelle fanno uso di una visuale ristretta, ma ben definita. Se finiamo nel mezzo del loro cono visivo, questo muterà da bianco in giallo, alzando il livello di attenzione che andrà scemando una volta usciti dalla zona sotto esame. Tuttavia se indugiamo troppo il giallo si tingerà di rosso, e allora scatterà lo status d’allarme che durerà 10 secondi, superati i quali tutto tornerà alla normalità.
Ciò che non mi è piaciuto è stato vedere nemici far scattare l’allarme al ritrovamento del corpo dei loro compagni caduti — al tal proposito è meglio celare le nostre malefatte, facendo uso di pertugi e casse — ma rimanere per qualche secondo con lo sguardo ebete sulla vittima, dandomi così il tempo di rimediare. Ma ci sono anche zone in cui è bene mantenere un basso profilo, per non permettere l’arrivo dei rinforzi. Il level design non ci spinge a spremere le meningi, ma non mancano viuzze atte a eludere gli scontri, anche quando sembrano inevitabili.
I nemici sono abbastanza variegati: corazzati (immuni a attacchi leggeri), muniti di armi dalla distanza, o in grado di illuminare i nascondigli grazie alle lanterne, ecc…
C’è un’unica difficoltà iniziale, mentre la più alta si sblocca solo dopo la prima run, per invogliare la rigiocabilità. Ma non essendoci spunti alternativi, sarebbe stato più utile rendere disponibile tale possibilità sin dall’avvio, sì da soddisfare i giocatori già pratici di tale genere.

Comparto grafico: lo stile simil acquerello — con contorni volutamente non definiti — mostra una buona direzione artistica; ma la personalità non si palesa sempre in tutti gli stage. Le location sono abbastanza spoglie di elementi, ma questi spesso sono caratteristici della storia e cultura cinese. Decisamente buone le cut-scene, dallo stile quasi cartoon, a cui è delego il compito di portare avanti la sceneggiatura. I colori sono scuri o meglio abbastanza spenti, per far spiccare all'occorrenza gli elementi chiave (con pennellate più accese) e le tonalità vermiglie.

Comparto tecnico: a parte qualche piccolo effetto speciale non si distingue particolarmente. Il sistema d’illuminazione è sufficiente e il frame-rate è stabile. Ci sono pochissime opzioni grafiche su cui intervenire, nella fattispecie 3 soli parametri: risoluzione, modalità schermo intero/finestra, e selezione o meno della sincronizzazione verticale. A dispetto dei buoni prodotti realizzati col motore proprietario UbiArt (Child of Light, Valiant Hearts: The Great War, Rayman Legends) si è scelto —questa volta — di puntare sull'Unreal Engine.

Comparto audio: il vociare dei personaggi tradisce un riuscito accento orientale, che fa sicuramente atmosfera. Sono di discreta fattura i temi musicali, senza però lasciare il segno; da segnalare un riarrangiamento del tema principale di Assassin’s Creed 2. Il doppiaggio in inglese è buono, ma i contenuti non spiccano molto per qualità. E' presente il sottotitolato in italiano.

Titolo: Assassin’s Creed Chronicles: China
Genere: Platform 2.5D
Sviluppatore: Climax Studios
Editore: Ubisoft Entertainment
Data di rilascio su pc: 21 aprile 2015

Commento finale: Assassin’s Creed Chronicles China non è un brutto gioco, ma preferisce ricalcare meccaniche già viste senza aggiungere nulla di originale al genere di riferimento. La trama è un mero orpello per proseguire, ma i riferimenti al filone principale non mancano a partire dal frutto dell’eden (la “scatola dei progenitori” donata a Jun direttamente da Ezio), passando dalle armi, ecc…
Non risponde dunque alle domande lasciate in sospeso e non offre nuovi spunti, ma il giocatore che punta alla perfezione delle azioni furtive, senza lasciare cadaveri sul suo percorso troverà pane per i suoi denti, soprattutto con il livello più difficile: qui si ha a disposizione una sola barra di salute che non perdonerà errori.

Pro:
  • Ambientazione
  • Prezzo contenuto 
  • Meccaniche stealth...
  • Fanservice


Contro: 
  • ... Ma non originali
  • Trama appena abbozzata