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Assassin's Creed Rinascimento - Recensione

Assassin's Creed Rinascimento è il primo libro della collana narrativa scritta da Oliver Bowden, sulla proprietà intellettuale di Ubisoft


Assassin's Creed Rinascimento - Recensione


"Il mio nome è Ezio Auditore da Firenze e sono un Assassino!"


La saga di Assassin’s Creed è ormai famosa da tempo. Al di là di un eccessivo numero di capitoli videoludici — non adeguatamente differenziati tra loro (vista anche la cadenza ravvicina) — non si può negare che offrano un affascinante contesto spaziale e temporale, soprattutto quelli ambientati in Italia. A differenza del suddetto medium i romanzi di Oliver Bowden non trattano della trama parallela di Desmond Miles, preferendo concentrarsi esclusivamente sui protagonisti principali della ricostruzione storica. La disputa tra Templari e Assassini non si svolge dunque nel presente: non c’è l’Abstergo, neppure l’Animus.
Questo è il primo romanzo ad essere pubblicato, ma Altair non è stato dimenticato. Le sue vicende sono narrate in Assassin’s Creed la crociata segreta, tramite l’escamotage della scoperta di un antico scritto, letto da Ezio mentre si reca a Costantinopoli.
Ma veniamo a noi, al nuovo Assassino. Ezio è (almeno per me) il personaggio più riuscito del brand, quello a cui sono più affezionato. Probabilmente perché all’epoca d’uscita non ero molto lontano dal vivere i suoi stessi anni, anche se non correvo sui tetti, e non avevo una lama retrattile per liberarmi dei bulli.


"Nulla è reale, tutto è lecito"


Storia: Firenze, 1476. Ezio Auditore — come Cosimo de' Medici (attualmente protagonista della fiction anglo-italiana “I Medici”) — non è entusiasta di dirigere subito l’azienda di famiglia. Il nostro ha solo diciassette anni, e vive — come è giusto che sia — una vita spensierata; nella fattispecie, bighellona con gli amici e corteggia Cristina Vespucci (il cui cognome, il signor Bowden, ha deciso qui di modificare in Calfucci).
Gli Auditore sono ricchi banchieri, vicini al casato dei Medici. Ma il potere è cosa labile nell'assetto politico rinascimentale, caratterizzato da città stato, ducati e Vaticano. I Pazzi — che nel 1478 daranno forma davvero alla famosa congiura che porta il loro steso nome — approfittano qui dell’assenza di Lorenzo de’ Medici, per arrestare e “processare” per direttissima gli Auditore Giovanni, Federico e Petruccio. Ezio, scampato per pura fortuna al tradimento del gonfaloniere Uberto Alberti, assiste impotente all'impiccagione dei tre.
E’ quindi costretto a diventare adulto anzi tempo. Per prima cosa cerca di mettere al sicuro la sorella Claudia e la madre Maria, poi — una volta scoperto di esser figlio di un membro della setta degli Assassini (grazie all'intervento dello zio Mario a Monteriggioni) — si dedicherà alla vendetta, portando a termine il compito lasciato in sospeso dal padre (viaggiando per i borghi d’Italia).


"Requiescat in pace"


Focus: Ezio Auditore, il Codice degli Assassini, e la lista di morte.
C’è poco spazio alla descrizione dei luoghi e dei personaggi. Chi non ha giocato al titolo può sentirsi leggermente spaesato se non fa attenzione ai passaggi, giacchè alcuni anni sono archiviati con poche righe. Ci sono dunque diversi sbalzi temporali in cui il nostro farà appostamenti e studierà le sue prossime vittime, soprattutto nella seconda e più movimentata parte. Viste le oltre 400 pagine, avrei preferito approfondire un pò l’addestramento, e venire a conoscenza di chicche non altrimenti enunciate.
Il Codice degli Assassini — come enunciato nel terzo romanzo — è andato perduto, ergo Ezio dovrà prodigarsi a scovarne le pagine, custodite dai Templari del tempo come i membri della famiglia dei Pazzi. I fogli contengono degli schemi per realizzare armi micidiali, oltre che custodire un prezioso segreto.

Rapporto coi Videogame: è quasi l’esatta trasposizione della sceneggiatura di Assassin’s Creed 2, persino i dialoghi di alcuni personaggi sono i medesimi ascoltati giocando.
Il prologo è la parte migliore dell’opera. Sebbene movimentato, è più propenso a spendere qualche piccolo dettaglio che arricchisce il contesto. Questo perché il secondo gioco ci presenta un assassino diverso dal predecessore, che andava quindi introdotto: non siamo più nella Siria attanagliata dalla Terza Crociata, e Ezio non è un membro della setta, indottrinato sin da fanciullo. L’atmosfera è cambiata anche nei toni: Altair conosceva la filosofia, era curioso e ben disposto alla ricerca della conoscenza; era stato a suo tempo immaturo (del resto da giovani è giusto esserlo, almeno un pò), ma era cresciuto nel rigore dei principi del Credo, che a quanto pare la nuova generazione ha trascurato.
Ma stavolta la storia ci mostra subito un capovolgimento netto delle parti. Ezio si ritrova inaspettatamente ad essere l’unico membro maschio della sua famiglia, su cui gravano pesanti responsabilità, a cui non è stato preparato. E’ costretto a diventare subito adulto, è più determinato di Altair perché mosso dalla vendetta; là dove il discepolo di Rashid ad-Din Sinan (conosciuto come Al Mualim) è sì uno dei più letali Maestri, ma (alla sua stessa età) pecca di arroganza.
Dopo che Ezio scopre le sue origini il gioco ci presenta una sequela di target da eliminare: si entra nel vivo dell’azione, e il ritmo è decisamente più sostenuto. E’ un bene per il videogame, ma non per il libro che non si preoccupa di sviluppare i personaggi né dare spazio alle altre figure importanti.
Ci sono solo piccolissime “aggiunte” ma non sono particolarmente rilevanti, ad esempio qui: è stato dato più risalto alle visite notturne a Cristina, evidenziando pure il loro primo incontro; inoltre Ezio dà un adeguato riposo ai corpi del padre e dei fratelli (non menzionato in AC2). Questi eventi sono stati aggiunti, poi, in Assassin’s Creed Brotherhood tramite le sezioni “Ricordi”.
Ci sono anche leggere variazioni tra tra le 2 opere, ad esempio: nel romanzo spesso le Pagine del Codice vengono trovate nelle vesti delle vittime, mentre nei giochi sono ubicate al più nelle banche dei templari; nel romanzo Ezio indossa la lama retrattile sul braccio destro, mentre sappiamo che la posizione corretta è su quello sinistro; alcuni omicidi avvengono in modi diversi, un pò come l’ordine non sempre rispettato da Altair in Assassin’s Creed la Crociata Segreta; nel gioco la madre e la sorella di Ezio sono protette nella villa di Monteriggioni (dove Claudia amministra anche il nostro denaro), mentre nel romanzo “soggiornano” in un convento (dove Claudia inizialmente diventa suora, salvo poi rinunciare ai suoi voti).


"Non desidero catturare il mondo con un pennello, voglio cambiarlo" (Leonardo Da Vinci, discutendo con Ezio)


Assassin's Creed - LucullusGames


Stile di scrittura: è un testo semplice, con un basso livello di subordinazione tra le proposizioni. Ma seppur siano privilegiate le principali, le numerose giustapposizioni (soprattutto nella prima parte) rendono meno scorrevole il libro, se paragonato al terzo romanzo. Sempre mantenendo l’ideale parallelismo con Assassin’s Creed la crociata segreta, qui: la rosa dei segni d’interpunzione è più ampia (non limitata a i soli punto, e virgola), ed è un pò meno discorsivo e più descrittivo (soprattutto per il quadro storico di riferimento).
Il lessico usato è semplice, e in linea con quello usato nel gioco; a parte alcune parole più specifiche (es. “dormeuse”).

Analisi della versione italiana: come altri libri sui videogame — tradotti nella lingua del Petrarca — ci sono alcuni piccoli errori grammaticali, e concetti non interpretati nella maniera più consona. Proprio in merito a quest’ultima puntualizzazione cito la frase di Leonardo Da Vinci antecedente il primo capitolo del testo: “Quando io crederò imparare a vivere, e imparerò a morire”.
A ogni modo ho visto di peggio, purtroppo; non che sia una giustificazione sia chiaro, solo una nota.


Lo storico che non narra le vicende, Bowden si limita al compitino


Critica Personale: che senso ha trasporre step by step la trama di un videogame?
Esistono sicuramente giochi dove la storyline è curata, come in The Witcher 3 (che non segue pedissequamente le vicende dei libri) e in Mass Effect (dove il plot non è originale, ma intrigante e con cliché ben posizionati); ma diciamo che in generale è più il contesto l’aspetto su cui gli sviluppatori lavorano maggiormente.
Il background dei videogame cresce soprattutto con l’avanzare delle serie: Dragon Age (Qui la recensione del primo) si è evoluto nel tempo, prendendo a prestito trame e sottotrame dall'ampia narrativa fantasy a disposizione; Baldur’s Gate ha sfruttato una licenza (Dungeons & Dragons) che negli anni ha ampliato a dismisura la lore iniziale. La stessa cosa capita anche con molte saghe cinematografiche: Star Wars basa la sua fortuna su poche e semplici idee popolari che mischiano l’avventura, la fantascienza e la tradizionale lotta tra il bene e il male. Ma sono proprio i libri e i fumetti che poi hanno arricchito il suo substrato. E questo processo non accade con i testi di Bowden.
Il target dei libri tratti da videogiochi non è certo il lettore vorace di testi d’avventura, ma il giocatore (spesso giovane) che ha passato le sue piacevoli ore col pad alla mano (o tastiera e mouse, sia mai scoppiasse una guerra tra periferiche più adatte). Allora mi domando: “perché dovrei comprare un romanzo che non approfondisce nulla della storia e dei personaggi che ho già amato, a differenza dei Gears of War di Karen Travis (Qui la recensione del primo); che non getta luce sugli antefatti, come invece ritroviamo in Bioshock Rapture; o addirittura che racconta una storia inedita, vedi Deus Ex Icarus Effect?”
Un’altra amarezza risiede nella scelta della penna. Oliver Bowden (pseudonimo di Anton Gill) è uno stimato storico e profondo conoscitore del periodo rinascimentale ma non si vede affatto in questo testo, a parte sparuti termini legati a oggetti del periodo (e alcuni riferimenti). E’ uno spreco di talento o solo un modo per sfruttare un nome che conta nell’ambito? 
Anton Gill ha più volte sostenuto di essersi divertito a giocare nelle vesti dei vari assassini ideati da Ubisoft Montreal, io però non vedo nessuna passione nelle sue pagine. Lo scrittore inglese si mostra spesso superficiale. Tanto valeva affidare il compito a uno sceneggiatore, che avrebbe almeno donato maggiore scorrevolezza al testo.
L’incede presentato è proprio quello del gioco. E’ un continuo elenco di situazioni a cui non è dato il giusto respiro e profondità: si ha la sensazione di affrontare via via degli stage, più che le pagine di un romanzo; una sensazione acuita dai bruschi salti temporali. Ezio, da ragazzino diventa presto un inarrestabile killer, là dove Altair aveva impiegato anni. D’accordo, c’è l’ha nel sangue. Ma le spiegazioni velate hanno senso in un videogame, qui invece si doveva argomentare di più.
Sarebbe stato bello conoscere meglio i personaggi e avere qualche descrizione più approfondita degli ambienti, che ci facessero sentire le sensazioni di un tempo così carico di idee e bellezze artistiche. Ma nulla di tutto ciò ho trovato; anzi, l’aver giocato a Assassin’s Creed 2 è stato un male perché sapevo esattamente cosa sarebbe successo. Non vi nascondo che più volte sono stato sul punto di non proseguire. Ve lo sconsiglio, se come me, avete già interpretato i panni di Ezio al pc (o console): potreste annoiarvi.

Versione inglese: cartaceo e ebook
Titolo originale: Assassin's Creed Renaissance
Scrittore: Oliver Bowden
Editore: Penguin
Anno pubblicazione: 26 Novembre 2009
Pagine: 528
Prezzo: 7 euro (cartaceo) / 6-7 euro (ebook)

Versione italiana: cartaceo e ebook
Traduttori: T. Dobner
Editore: Sperling & Kupfer
Pagine: 405
Prezzo: 9 euro (cartaceo) / 6-7 euro (ebook)

Commento finale: la storia di Assassin's Creed Rinascimento è abbastanza “solida”, se teniamo conto che è tratta da un medium che non ne fa il cavallo di battaglia. E’ più curata di tante altre viste nei videogame, senz'altro più delle trasposizioni letterarie di Rage e Doom; ma il senso di essere di fronte più a una cronologia di eventi, che a un plot tradizionale non si può non notare.
Il contesto è sicuramente molto intrigante; ma d'altronde è difficile provare forte empatia quando i personaggi non sono curati a livello psicologico, e quanto mancano riflessioni e concetti stimolanti. La lettura potrebbe essere adatta anche a chi non ha mai giocato alle opere di Ubisoft, a patto di essere consci di trovarsi di fronte un’avventura leggera.



Pro:
  • Riassunto della trama?
  • Fanservice


Contro: 

  • Sviluppo dei personaggi
  • Nessuna chicca gustosa da scoprire
  • Ripercorre quasi totalmente i fatti step by step del gioco


Voto 5,6






Fonte immagini: Google