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Assassin's Creed Black flag - Recensione Romanzo

Assassin's Creed Black flag è il sesto romanzo di Oliver Bowden sulla saga ideata da Ubisoft Montreal; il più avventuroso e rocambolesco


Assassin's Creed Black flag - Recensione Romanzo


“Ho deciso, Adé. La chiamerò Jackdaw. È il nome di un uccello che adoravo da ragazzino, a Swansea” (Edward)


Come di consueto il libro si poggia su un altrettanto videogame, stavolta sono riprese le atmosfere dell’omonimo Assassin’s Creed IV Black Flag. Ricordo inoltre che come per gli altri testi, anche qui non si farà cenno alla storia parallela ma solo alle vicende dell’antenato di Desmond Miles.
Il romanzo è presentato direttamente dal protagonista che racconta a Jennifer “jenny” Scott (sua figlia) la storia dei suoi ultimi 12 anni (dal 1711 al 1723): da allevatore a stimato Maestro Assassino, senza tralasciare i dettagli più cruenti.
Se avete letto il precedente romanzo Assassin’s Creed Forsaken, saprete che Jenny era un pò burbera con Haytham proprio perchè conosceva la storia del padre, e sapeva che non avrebbe potuto avere la stessa vita avventurosa destinata al fratellastro (nato dalla seconda moglie Tessa Stephenson-Oakley).


In 12 anni la vita di Edward è letteralmente sconvolta: allevatore, corsaro, pirata leggendario, maestro assassino


Storia: ambientata inizialmente tra Bristol e Hatherton, a partire dal 1711. Edward Kenway è un ragazzo gallese di 17 anni, spigliato almeno quanto Ezio Auditore (protagonista di Assassin’s Creed Rinascimento, Assassin’s Creed Fratellanza, Assassin’s Creed Revelations), e come lui ama le donne e far baldoria. Ma a differenza del fiorentino, non proviene da una famiglia ricca e potente, ma da allevatori di bestiame e mercanti di lana; il ragazzo è insoddisfatto, e punisce se stesso con l’alcol perché vorrebbe di più dalla vita.
Il suo unico vero amore è Caroline Scott di Hawkins Lane, conosciuta in seguito al salvataggio della giovane Rose (domestica di casa Scott) dalle mire di Tom e Seth Cobleigh all’Auld Shillelagh (taverna). Ma sposare la ragazza contro la volontà del padre (un facoltoso mercante di tè) e del promesso sposo (Matthew Hague), gli provoca diverse inimicizie: anche per questo è costretto a lasciare l’Inghilterra. Accetta quindi l’offerta di Dylan Wallace (ufficiale di reclutamento della Marina britannica): decide così di diventare un corsaro per conto della regina d’Inghilterra Anna, e salpare sul Emperor (mercantile), per depredare le navi spagnole e portoghesi nel Mar dei Caraibi.
Edward sceglie di fare un mestiere che purtroppo volge al tramonto. I governi in lotta di lì a poco firmeranno una tregua (Trattato di Utrecht), e i servigi dei corsari non sanno più richiesti: inizierà, allora, l’era dei Pirati.
Nel 1713 il protagonista non ha ancora raccolto la fortuna a cui aspirava, ergo si adegua all’andazzo generale e diventa un fuorilegge sotto Edward Thatch (conosciuto poi anche come il pirata Barbanera). L’avidità del gallese non ha confini e nel 1715 decide di partecipare all’ambiziosa spedizione del capitano Bramah che lo porterà a scontrarsi con l’assassino Duncan Walpole. Da qui in poi il racconto presenta — per sommi capi — le vicende già narrate nel videogioco.


Curiosità:


La differenza tra un corsaro è un pirata risiede solo nell’autorizzazione — data da un governo — a saccheggiare le navi che non siano quelle della stessa bandiera “nazionale”. La regina Elisabetta Tudor d’Inghilterra, ne fece ampio uso contro i domini spagnoli (e lo stesso fece il governo rivale) sul finire del XVI sec. Il motivo? Indebolire la superpotenza di Filippo II d’Asburgo, senza scatenare formalmente il conflitto: la guerra anglo-spagnola (1585 - 1604) difatti non fu mai dichiarata.
L’uso politico dei corsari venne perpetrato anche successivamente. Tra le leggende dei mari, ricordiamo soprattutto Francis Drake e Henry Morgan.


“Vela-ho”


Assassin's Creed Black flag - LucullusGames


Focus: rivalsa sociale, voglia di avventura, sete di giustizia, maturazione.
Con un pirata come protagonista il penultimo punto — sete di giustizia — pare essere un ossimoro. Edward inizialmente non vuole essere un fuorilegge (sebbene la linea di demarcazione col corsaro sia solo una questione di etichette), ma è l’unica strada che vede per ottenere il successo promesso a Caroline e Emmett Scott. Tuttavia il punto è che la sera prima della sua partenza da Bristol, la casa dei suoi genitori viene incendiata: il nostro promette a se stesso che il giorno in cui fosse ritornato, avrebbe saldato i conti con i suoi nemici.
Sebbene sia figlio di allevatori di pecore, Edward non è povero. Il padre ha ottenuto il rispetto dai commercianti del luogo, ma il ragazzo vuole essere considerato un pari di Emmett Scott, e ambisce a ottenere di più che un’esistenza dignitosa conseguente a un lavoro onesto ma faticoso: vuole essere ricco e donare a sua moglie il lusso che conosce bene sin dall’infanzia.
Nonostante Caroline ami Edward, quest’ultimo guarda al mare con gli occhi di un bimbo che ammira i pacchi regalo sotto l’albero di Natale: sente il bisogno di vedere posti nuovi. Il senso d’avventura è più forte, e decide di assecondarlo pur sapendo che darà dispiaceri a sua moglie e a suoi genitori.
Come ogni personaggio della saga, il protagonista di Assassin’s Creed è un giovane con del potenziale da esprimere, del resto è ciò che ogni adolescente sogna: sfondare nella vita.
Quando si è giovani si è pieni di energia, ma spesso si pecca anche in arroganza (come del resto accadeva anche al più abile Altair, protagonista di Assassin’s Creed La crociata segreta): Edward non si fa problemi a dare il là a risse da taverna, nè a tenere a freno la propria lingua. Ma nel corso dei 12 anni successivi, il suo temperamento cambia sensibilmente, si rende conscio dei suoi limiti, e impara a leggere meglio le situazioni (matura). Il resto vien da sè, difatti è dotato di un innato carisma. E’ un animale da compagnia, diversamente da Haytham Kenway. Inoltre, possiede una qualità fondamentale per un leader: è fortunato. Napoleone Bonaparte sceglieva i suoi ufficiali anche in base a questo requisito; il nostro pirata più volte avrebbe potuto cedere alle lusinghe della morte, ma viene salvato sempre da terzi o dalle circostanze.


Roberts: “Una vita breve e intensa, come dicevo. Mi conosco così bene. E tu, Edward? Hai trovato la pace che cercavi?”
Edward: “Non punto così in alto. Cos'è la pace, se non una pausa fra due guerre?”


Rapporto coi videogame: il ritmo del libro è più sostenuto rispetto al gioco, anche perchè ci sono dei tagli e mancano chiaramente le quest secondarie tipiche di un titolo sandbox. Inoltre Assassini e Templari giocano un ruolo più importante (e radicato) nella vita di Edward. Ad esempio il contatto con i membri della croce vermiglia è stato fatto risalire sin dall’episodio dell’incendio della casa dei genitori (Bernard e Linette).
Anche il personaggio è caratterizzato meglio rispetto al gioco: a parte alcune situazioni modificate, ci sono ben 4 anni di vita del tutto inediti (se escludiamo la breve cut-scene iniziale del gioco) che vanno a strutturare meglio il background del ragazzo gallese, evidenziando i suoi sogni e i suoi sentimenti.
Sappiamo di più anche su Caroline Scott: i primi contatti, i primi baci rubati di nascosto, ecc…
Dall’incontro con Duncan Walpole (nel 1715) sulla costa di Capo Bonavista, le vicende ripercorrono invece le tappe del gioco. Ma l’epilogo del libro mostra nuovi retroscena.

Stile di scrittura: rispetto ai romanzi passati, Oliver Bowden usa più segni d’interpunzione. Non solo la virgola e il punto, ma sfrutta di più: i trattini, le parentesi, e il corsivo; quindi lo stile rimane scorrevole, ma visivamente diventa più agile. Stavolta non ci sono vocaboli caratteristici particolari, il lessico è semplice.



Analisi della versione italiana: qui sarò nuovamente breve, come per il precedente romanzo. Non siamo di fronte a un lavoro certosino, ma gli errori sono pochi rispetto alla sconfortante media di questo tipo di prodotti (tie-in). Ci sono alcuni errori grammaticali e qualche consecutio temporum non perfetta. Del resto sappiate che neppure la versione inglese è esente da errori. Oliver Bowden non è uno scrittore brillante dal punto di vista della costruzione dei periodi.

Critica personale: revisione dei fatti più incline al format di un romanzo.
Dopo aver letto Assassin’s Creed Forsaken speravo in una linea di condotta simile anche per i successivi romanzi, ovvero di assistere a una storia inedita, o a un punto di vista diverso da quello del personaggio principale del gioco. Non sono stato soddisfatto in pieno, ma neppure deluso completamente.
Solo il primo terzo del libro ci offre un punto di vista del tutto nuovo (e aggiungerei a computo anche il breve epilogo); ma, almeno, tutto il resto della storia è trattato con maggiore respiro rispetto a quanto fatto in passato (mi riferisco agli insoddisfacenti romanzi incentrati su Ezio Auditore). L’autore si prende maggiore libertà: taglia alcune scene, e in altre aggiunge piccoli dettagli.
In linea generale preferisco lo sforzo maggiore fatto nell’inscenare una storyline originale, in tal modo si offre al fan un valido motivo per ritornare sulle gesta del suo eroe. Ma se proprio bisogna riprendere delle vicende (in parte) già apprese nel videogame, allora è meglio farlo tenendo conto che si sta scrivendo un libro, senza riportare pari pari la sceneggiatura. In Assassin’s Creed Fratellanza, erano riportati persino i punti del tutorial, del tutto inutili ai fini della trama, qui non succede,
Oliver Bowden nel primo terzo del libro dà invece sostanza al background di Edward, che era a mala pena accennato nel gioco di Ubisoft. Inoltre inquadra meglio il protagonista nelle dinamiche delle 2 sette in lotta, che nel gioco facevano più da cornice. Quindi tutto sommato mi sento soddisfatto a metà, anche se si poteva fare di più; spero però che in futuro ci sia un maggior sforzo, e che si entri di più nelle dinamiche psicologiche (qui solo accennate).


Oliver Bowden

E’ lo pseudonimo di Anton Gill, nato in Gran Bretagna nel 1948. Scrittore, saggista, e esperto di storia del Rinascimento italiano. Si è laureato in letteratura inglese presso il Clare College di Cambridge. Inizialmente si è dedicato alla storia contemporanea europea, poi ha preferito impegnarsi soprattutto alla stesura di romanzi storici, anche se brilla più come saggista.
Ha lavorato anche in teatro, presso il Royal Court Theatre.
Ha vinto il premio HH Wingate Award per "The Journey Back From Hell", opera incentrata sulle vittime della Shoah.

Versione inglese: cartaceo e ebook
Scrittore: Oliver Bowden
Editore: Penguin
Anno pubblicazione: 1 Novembre 2013
Pagine: 464
Prezzo: 7 euro (cartaceo) / 6-7 euro (ebook)

Versione italiana: cartaceo e ebook
Traduttori: T. Dobner
Editore: Sperling & Kupfer
Pagine: 471
Prezzo: 9 euro (cartaceo) / 6-7 euro (ebook)

Commento finale: Assassin’s Creed Black flag mette in scena la storia più avventurosa tra tutte quelle — sin qui — raccontate, difatti la presenza di Assassini e Templari gioca lo stesso ruolo che ha la vita piratesca. Mentre, nei precedenti testi la secolare lotta tra le 2 sette era al centro delle vicende, che erano dunque animate da un alone più scuro e misterioso. Questo fa sì che chi voglia approcciarsi a un racconto dall’atmosfera più allegra, troverà in queste pagine una maggiore soddisfazione. Il libro è consigliato tanto ai fan della saga che magari vogliono approfondire i primi anni del protagonista, quanto il generico lettore di romanzi d’avventura, alla ricerca di una storia piacevole e leggera. In quest’ultimo caso perderà (ovviamente) degli agganci, ma la trama ha un inizio e una fine che possono considerarsi esaustivi.


Pro:
  • Scorrevole
  • Retroscena inediti
  • Protagonista vivace


Contro: 

  • Alcune parti si concretizzano come una mera cronologia di eventi
  • Alcune parti sono riprese dal gioco, dialoghi compresi


Voto 6,6





Fonte immagini: Google