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Recensione di Duke Nukem: Manhattan Project

Un tuffo nel passato, nulla di trascendentale ma se amate il Duca vi divertirete anche in questa interazione dal concept diverso dal solito



Un tuffo nel passato, non solo per gli oltre 13 anni oramai dall’uscita ma per la scelta di un format lontano dal genere fps, quel Duke Nukem 3D che aveva elevato, definitivamente, la figura del Duca a icona.
La veste grafica punta a modelli 3D, mentre il gameplay è tipicamente 2D.
Si ritorna dunque al Platform vecchio stile, con movimenti prettamente laterali, e a volte verticali. E’ stata aggiunta anche una “finta” profondità data dal cambio d’inquadratura: ci si potrà spostare (dove previsto, in alcune sezioni) su 3 linee per evitare ostacoli e nemici un po' come nei beat ‘em up alla Double Dragon.

Storia: dobbiamo contrastare il piano di un folle scienziato pazzo, Mech Morphix, che ha elaborato un composto radioattivo chiamata G.L.O.P.P. (Gluon Liquid Omega-Phased Plasma) che altera il DNA delle creature terrestri trasformandole in mutanti. L’obiettivo? Il solito: conquistare il Mondo, partendo ovviamente dalla Grande Mela.

Gameplay: 8 capitoli, ognuno suddiviso in 3 “paragrafi”. Alla fine di ognuno degli 8 livelli affronterete una sezione Boss Fight. Fondamentalmente si tratta di combattere mutanti vari e recuperare delle schede magnetiche per poter avanzare allo stage successivo.
Non potevano però mancare le “pupe” da salvare, disinnescando le bombe ad esse collegate.
Le azioni da mettere in pratica sono standard: salto, doppio salto, corsa, arrampicarsi, svolazzare col jetpack e… Ovviamente sparare ad ogni cosa osi muoversi.

L’arsenale vanta: il Mighty Boot (attacco melée, nella fattispecie un calcio), la pistola Golden Eagle, il mitragliatore, il fucile, il raggio anti-glopp (che riporta i mutanti al loro stato originario), il lanciarazzi (ovviamente), il pipe bomb, il cannone a impulsi, e la più roboante e terrificante arma X-3000 (da sbloccare recuperando tutte le Nuke).

Non potevano mancare le aree segrete che premieranno con extra: armi, munizioni, power-up, medikit, jectpack, ecc…

I.A: non aspettatevi routine avversarie particolari. La sfida potreste incontrarla con i Boss, lì dovrete studiare i punti deboli; alcuni sono davvero interessanti.

Comparto grafico: la paletta cromatica non presenta molta varietà cromatica, prediligendo più che altro tonalità scure. Le locations sono abbastanza varie: si parte da alcuni luoghi di New York City come Chinatown, la metropolitana, le fogne, i tetti dei grattacieli; per passare poi da una fabbrica all’avanguardia, e finire su una stazione spaziale.

Comparto tecnico: non è facile giudicare questo aspetto a distanza di anni, ma posso segnalare una buona l’illuminazione dinamica (per l’epoca), e una gestione della profondità tutto sommato ben architettata. Non manca qualche glitch grafico. Forse si poteva curare meglio il sistema dei controlli: una reattività e una precisione maggiore erano preferibili; ma anche così si potrà portare a termine il gioco, senza patemi.

Comparto audio: buona l’effettistica, mediocri i temi musicali. Le frasi dal sapore B-Movie del Duca sono come sempre sopra le righe, ma stavolta sono poco varie nel campionario.

Commento finale: ci troviamo davanti al solito grezzo, sboccato  e politicamente scorretto Duca. Una figura nerboruta, dall’ego smisurato… Un’icona uscita da un film d’azione anni ’80-’90.
Il gioco uscì quando tutti si aspettavano invece il tanto decantato Duke Nukem Forever che ahimè non fu poi un gran successo. Questo Manhattan Project è un prodotto strano: l’incedere è un po' ripetitivo eppure sa anche divertire, ma non è assolutamente un capolavoro. Non so se i più giovani riusciranno ad apprezzarlo visto il concept superato, io che ho cominciato a giocare con l’Amiga quando già esistevano le console a dvd mi ci sono divertito. Magari se siete curiosi dategli una possibilità -oramai il costo è davvero basso- semmai mi insulterete poi… Spero di no :)

Voto 7