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Recensione di Painkiller: Resurrection

Painkiller Resurrection fa un passo indietro rispetto al 1° capitolo: ricicla nemici, locations e meccaniche. Sono stati implementati male gli agenti atmosferici, ma in compenso sono presenti glich grafici e bug a iosa




Disastroso sul lato tecnico e mal ottimizzato


Storia: siamo in uno spin-off, e interpretiamo i panni di William Bill Sherman, un killer su commissione. Muore durante l’esplosione del c4 che lui stesso aveva piazzato su un’auto di mafiosi, ma a farne le spese saranno anche degli innocenti su un autobus diretto sul luogo fatale. Bill finisce dunque in Purgatorio e armato del Painkiller cercherà redenzione in cambio della lotta contro le legioni infernali…

Painkiller: Resurrection


Gameplay: sulla carta è un copia incolla del predecessore, con meno carte da scovare ed usare in-game, nonché meno livelli, solo 6 e realizzati anche male. Per dovere di cronaca bisogna comunque ricordare che si tratterebbe solo di un’espansione stand-alone del primo titolo, e non un gioco completo a se stante.
Gli scenari sono più estesi, e sarebbe potuta essere una buona idea se fossero stati bilanciati tutti gli altri elementi, ma l’unico risultato partorito è l’avere un maggior numero di ostacoli su cui vedere intrappolati nemici, diretti da una I.A. inebetita. Le sezioni Boss Fight sono deludenti, si tratta solo di mostri più grossi da buttar giù banalmente.



Painkiller: Resurrection ha una I.A. a tratti imbarazzante


Comparto grafico: non c’è più quell’ispirazione che ha mosso i primi due capitoli, non c’è più quella magia che donavano gli scenari impreziositi dalla nube volumetrica. L’idea degli agenti atmosferici era molto carina, ma sono stati aggiunti molto male, difatti rendono solo il titolo più pesante; anche se ora, con gli anni alle spalle, non si avverte più il grande disagio che c’era all’uscita, vista la potenza maggiore delle moderne schede grafiche. Le armi a disposizione sono diminuite inspiegabilmente, e ne è stata aggiunta solo una nuova; restano presenti le modalità di fuoco secondario.
I tempi dei caricamenti dei livelli sono aumentati a fronte di una mancanza di miglioramenti grafici tali da giustificarli.



Comparto tecnico: il titolo è mosso sempre dal Pain Engine, le texture sono riciclate dal primo capitolo; a dire il vero alcune locations sembrano addirittura più povere di dettagli rispetto alle precedenti.

Comparto audio: la musica a volte sparisce senza motivo apparente. Doppiaggio sufficiente.

Nota: trucchi e codici li trovate al seguente link:
http://lucullusgames.blogspot.it/2015/10/trucchi-e-codici-per-painkiller_14.html

Commento finale: se avete amato il primo, e avete chiuso un occhio sulla mancanza d’originalità di Overdose - che tuttavia si lasciava comunque giocare nella sua formula collaudata, arricchito peraltro da una difficoltà maggiore - allora lasciate stare questo episodio. E' senza dubbio il peggiore capitolo della saga.


Pro:

  • Nessuno


Contro: 

  • Bug a iosa
  • IA scadente
  • caricamenti lunghi


Voto: 3