Ori and the Blind Forest | Moon Studios - Recensione

Ori and the Blind Forest è un metroidvania ricco di poesia, curato esteticamente ma anche stimolante nelle meccaniche




Ori and the Blind Forest mette in scena un’avventura costellata di ostacoli e animata da un’incrollabile speranza. Il protagonista del prologo riceve così tanto amore che non può far altro che tentare il tutto e per tutto per salvare la sua foresta dal malvagio Kuro.
Il senso di progressione è notevole. Ori (il personaggio principale) acquisirà una serie di abilità man mano che supererà varie prove, potendo così tornare in un secondo momento sui terreni già calcati, per avanzare lì dove in precedenza gli era precluso poggiare gli arti.
Ma come ci insegnano altri media, ogni discepolo ha bisogno di un maestro. Ed è per questo che nel titolo edito da Microsoft Studios faremo anche la conoscenza di Sein, che ci fornirà preziosi consigli lungo il viaggio.

Ori and the Blind Forest narra dell’amicizia tra un gigante buono di nome Naru e uno spirito guardiano strappato anzitempo al suo destino in una giornata uggiosa. Naru s’imbatte nell'essere seguendo quasi per caso il poggiarsi leggiadro tra la natura di una limpida foglia luminescente —staccatasi dall’Albero dello Spirito — e che solo in seguito prenderà la forma di un paffuto animale di nome Ori.
La sorte però pare giocare una mossa beffarda e crudele quando decide di separare i due amici. Un disastroso incendio nella valle di Nibel si prende con la forza gran parte delle vita del bosco, e quando il cibo comincia a scarseggiare Naru preferisce cedere i carboidrati di una mela a un cagionevole Ori, a discapito della sua stessa vita.
Scoperto troppo tardi il generoso gesto, per il bianco guardiano non resta altro da fare che lasciare il corpo inerme del compagno di giochi, e iniziare così la sua avventura alla ricerca di risposte al perché della sciagurata azione intentata dal malvagio Kuro.

Ori and the Blind Forest | Moon Studios - Recensione

Impegnativo sì, ma non punitivo

Il moveset dell’opera dei ragazzi di Moon Studios è inizialmente molto semplice: con un tasto si salta (tenendo premuto per qualche istante si ottiene un balzo più ampio), con un altro si lanciano dei dardi magici a area con colpi a ricerca (non è necessario mirare, ma possiamo muoverci in direzione del nemico per facilitare l’aggancio automatico del target), e con un terzo s’interagisce con vari elementi naturali e marchingegni presenti sullo scenario. Ma le abilità che si scoprono in seguito sono innumerevoli, soprattutto quelle legate al mero movimento. E’ possibile potenziare Ori grazie ai punti esperienza guadagnati con l’uccisione dei nemici, scegliendo tra perk attivi (il triplo sparo, il triplo salto, …) e passivi (riduzione dei danni subiti, incremento delle riserve d’energia, …), disseminati lungo i tre rami dell’albero delle abilità.
Come in ogni metroidvania che si rispetti l'esplorazione della mappa è un fattore cruciale dell’esperienza, ma senza gli opportuni potenziamenti (di movimento) all’inizio siamo costretti a eludere diverse porzioni dello scenario, ergo c’è del trial and error e del backtracking con cui fare in conti. Si può comunque far uso del teletrasporto (presso specifici portali) per rendere l’incedere meno tedioso. Successivamente saremo quindi in grado di scalare le rocce, planare e scendere giù in picchiata.
Due sono i consumabili più importanti: i globi verdi ripristinano la barra della vita; mentre quelli blu possono essere spesi per far uso di abilità speciali (es. i colpi caricati), per accedere a zone protette da particolari porte e per creare dei punti di salvataggio allineando Ori con la sua Anima. A tal proposito mi preme invogliarvi a salvare il più spesso possibile (mettendo comunque da parte delle tacche d’energia per le evenienze) poiché i normali checkpoint sono davvero ridotti in numero. Diversamente, rischierete di rendere il percorso eccessivamente tedioso, ripetendo più e più volte le medesime porzioni di mappa; sebbene siano concettualmente diversi, questi punti di salvataggio riportano alla mente i falò visti in Dark Souls.
Ori and the Blind Forest non è un platform 2D semplice, e a tratti ricorda pure il più ostico Super Meat Boy: sono richiesti ottimi riflessi e capacità di adattamento ai vari tipi di ostacoli naturali (alluvioni, inversioni gravitazionali, funghi animati, …), ma ovviamente non mancano pure gli avversari. Questi ultimi sono diversificati per pattern di movimento, ma non tanto per tipologia d’attacco; mancano purtroppo anche delle vere e proprie Boss Fight che avrebbero donato al titolo maggiore profondità. Ci sono anche delle sequenze caratterizzate da tempi stringenti (delle sorte di corse contro il tempo) come nell'ottimo Rayman Legends.
La longevità si aggira sulle 8-10 ore, ma il computo si può elevare se si decide di scoprire tutti i segreti celati nella mappa. A tal proposito vi rammento che non c’è una fase d’endgame, ergo se non volete impegnarvi in una seconda run dovrete completare tutte le aree prima di dare il là allo scontro finale.

La Definitive Edition aggiunge la modalità hardcore — denominata "Una Vita” — che mette a disposizione una sola possibilità per arrivare ai titoli di coda (senza offrire dei punti di salvataggio). Inoltre, amplia il mondo di gioco con un paio di nuove aree segrete che svelano dei particolari sul passato di Naru, e — soprattutto — mette a disposizione due nuove abilità: il Dash (scatto orizzontale in grado di distruggere le pareti), e il Light Burst (una sorta di esplosivo).

Ori and the Blind Forest | LucullusGames

Una foresta esteticamente sorprendente, animata da una tenerezza tale da stringere il cuore 

Ori and the Blind Forest è stato sviluppato con Unity. La mole poligonale non è elevata, ma l’accostamento e la tonalità dei colori saturi riescono a animare un mondo fatato, che ha il sapore di una fiaba di stampo disneyano. In particolare spicca l’ottimo lavoro svolto sulla fisica e sull’illuminazione, la quale riesce a creare un ottimo contrasto tra la natura florida e la sua controparte lugubre e morente intrisa di rovi, ragnatele e fiumi contaminati.
Tecnicamente non ci sono artifizi particolari, a parte gli ottimi riflessi dei liquidi e l’implementazione di semplici effetti particellari. Ci sono però dei saltuari cali di frame e non sempre alcuni pad rispondono bene nei comandi. Se incorrete in quest’ultima problematica date un sguardo alla sezione “extra” di questa recensione, ho postato una soluzione.
La colonna sonora — composta da Gareth Coker — è piacevole, seppur non indimenticabile: ho già ascoltato temi simili altrove. Un buon lavoro è stato fatto anche sul sonoro ambientale.

Titolo: Ori and the Blind Forest
Genere: Metroidvania
Sviluppatore: Moon Studios 
Editore: Microsoft Studios
Data di rilascio su pc: 11 marzo 2015 / 27 aprile 2016 (definitive Edition)

Commento finale

Ori and the Blind Forest è un’allegoria sulla vita: gioia, morte, dolore e speranza giocano un ruolo ben preciso. Ma la grafica magicamente accattivante non deve trarre in inganno, siamo in presenza di una fiaba vera e propria con tanto di morale da apprendere, che porterà i più sensibili a versare anche qualche piccola lacrima, come fu in grado di fare (a suo tempo) il famoso Bambi di Walt Disney.
Le vicende sono quindi ben narrate con testi e immagini, ma soprattutto attraverso la voce fuori campo dell’Albero dello Spirito. I contenuti sono semplici e non proprio originali, ma mettono in scena i vari retroscena riguardanti il cataclisma che attanaglia la Natura, anche a mezzo di flashback.

Pro:
  • Atmosfera fiabesca
  • Buon livello di sfida
  • Esteticamente emozionante
  • Level design
  • Senso di progressione

Contro: 
  • Non innova nulla
  • Qualche problema con l’uso del controller
  • Si potevano variare di più gli attacchi dei nemici
  • Il sistema di salvataggio può non piacere a tutti

Voto 8,2

Extra

Fonte immagini: google