Football Manager 2018 | Sports Interactive - Recensione

Football Manager 2018 è il manageriale di SEGA che anche quest'anno ci fa vivere il mestiere di allenatore dello sport più famoso della Terra




Football Manager 2018 diventa piacevolmente più complesso, ma anche meno leggibile nelle varie schermate. Sports Interactive prosegue (ormai da qualche edizione a questa parte) nella scelta di suddividere in due direzioni l’esperienza di gioco. In tal modo può soddisfare due target diversi — allargando il bacino d’utenza — senza compromettere la qualità intrinseca del suo grande giocattolino. L’allenatore hardcore troverà nella versione completa — chiamata Football Manager 2018 — un prodotto che richiede ancora più pazienza e dedizione, viste le nuove dinamiche sociali, tattiche e economiche; mentre l’allenatore con meno tempo a disposizione avrà modo di godersi stagioni più veloci (con meno voci da tenere sotto controllo) nella versione touch — chiamata Football Manager Touch 2018 — che vanta pure il cross save sui dispositivi mobile.
Per chi ha comprato il gioco in preorder, la versione touch è gratuita, altrimenti è acquistabile a parte a 29,99 euro per chi preferisce direttamente questa esperienza più soft. E vista la maggiore enfasi posta su alcuni aspetti della versione più articolata, non fatico a credere che l’edizione touch possa fare ancora più proseliti rispetto alle ultime annate.
Oltre alla Carriera ci si può impegnare nella Squadra Personalizzata o nel Fantasy Draft. Nella prima, si parte da una squadra realmente esistente, ma la si snellisce degli atleti e dello staff che riteniamo non essere utili alla nostra causa. Il valore dei cartellini eliminati rientra così nelle casse societarie per essere reinvestito nel mercato. E' altresì possibile intervenire sul nome dello stadio, sullo stemma societario e sulla sede cittadina.
Il Fantasy Draft assomiglia a una sorta di fantacalcio. Permette a un gruppo di giocatori (umani o guidati dall’IA di gioco) di stabilire un budget a disposizione per dare forma a un torneo personalizzato (con scontri a eliminazione diretta o a gironi). La formazione è in qualche modo simile a quella degli sport americani basati sulle franchige, sicché ogni partecipante sceglie un giocatore alla volta, facendo attenzione a non terminare subito il budget.


Ancora più ricco e articolato, ma non un capitolo innovativo 

Football Manager 2018 è un simulatore sempre più adatto a chi non lascia nulla al caso.
A meno che non vogliate sorvolare sulle complesse analisi — messe sul piatto dai vostri collaboratori, per carpire i punti deboli dell’avversario — sarete chiamati anche a investire 15-20 minuti per la sola fase preparatoria alla gara successiva, partecipando alla riunione tattica dove poter sviluppare soluzioni automatizzate in risposta a scenari specifici. Ad esempio, è possibile individuare il corretto comportamento da mettere in piedi quando si è in svantaggio e manca solo un quarto d’ora al triplice fischio.
Senza dimenticare che tra un match e l’altro sarete sollecitati da situazioni extra tattiche che vi ruberanno ulteriori minuti, come l’intervista con la stampa (alla lunga diventa tediosa), i discorsi alla squadra, le questioni personali dei calciatori, gli infortuni, il monitoraggio delle giovanili, gli allenamenti, gli sfoghi dei tifosi su Twitter (inutili), e così via. Qualcuno potrà obiettare che tali operazioni fossero presenti anche nell'edizione 2017, ma non è proprio così: ci sono più schermate e più variabili interconnesse tra loro da valutare, che rallentano ancor più il ritmo e necessitano di maggior cura al dettaglio.
Negli anni scorsi bastavano anche due sole formazioni per arrivare vincenti a fine stagione, ma in Football Manager 2018 servono dei continui correttivi agli schemi base (in relazione all’avversario da incontrare), che ovviamente avrete scelto a monte, facendo anche leva su un’oculata fase di mercato. Occorre intervenire non tanto sulla pozione in campo, quanto piuttosto sull’atteggiamento in senso lato che il calciatore deve assumere. E non mi riferisco solo alla mentalità, quanto al ruolo stesso che esso deve ricoprire (sul terreno di gioco) in momenti diversi della stagione, di una competizione, e addirittura all’interno della stessa gara.
Interpretare i movimenti a risultato acquisito, nell'approccio iniziale del match (primi 20 minuti), in rimonta (concretizzata o subita) non è la stessa cosa, e fa spesso da spartiacque tra vittoria e occasione persa. Prendiamo ad esempio la posizione del centrocampista centrale: non solo può svolgere più ruoli (regista arretrato, incontrista, centrocampista di qualità, regista avanzato, ecc…), lo deve anche fare in base a precisi input (supporto alla costruzione della manovra, attacco o difesa). Impostare tutto in automatico, rimettendosi nelle mani dei giocatori non porterà a grandi risultati! Sicuramente la scelta di cosa fargli fare deve ricadere anche sulle sue qualità intrinseche, ma non possiamo riempire unicamente il centrocampo di calciatori tecnici solo perché non abbiamo in rosa un elemento abile nel recupero dei palloni. E’ necessario mandare sul terreno di gioco un team equilibrato, capace di svolgere compiti ben precisi.
Oltre ai nuovi ruoli (quali carrilero e ala invertita) è importante curare l’intesa tra i calciatori: se due atleti devono dialogare a stretto contatto (sono vicini), non bisogna caricarli di compiti analoghi. Ad esempio, se sfruttate le fasce con terzini e ali, non dovete affidare dei compiti d’attacco a entrambi: se volete sfruttare l’istruzione della sovrapposizione dovrete investire l’ala di compiti di supporto e il terzinino di quelli di attacco, o viceversa. Altrimenti non ottenere il risultato agognato. Non è un qualcosa di scontato da apprendere, quindi richiede di commette alcuni errori per chi è alle prime armi: l’importante è non demordere.
In linea generale quest’anno noto un riequilibrio dei dettami di gioco. In Football Manager 2017 erano più efficaci i sistemi di gioco che facevano largo uso delle fasce, mentre nell'edizione recensita oggi mi sono trovato più a mio agio soprattutto con il verticale 4-3-1-2 che ho allestito ispirandomi al grande Milan di Ancelotti, capace di dettare legge in Europa a parte i 5 minuti di follia nella finale persa contro il Liverpool di Benitez.
Anche il sistema delle mezzali del talentuoso Napoli di Maurizio Sarri è in grado si sviluppare una manovra di controllo totale, ma occorre fare attenzione ai meccanismi di supporto degli attaccanti esterni, altrimenti si finisce con il lasciare scoperto un centrocampo fatto di soli tre elementi. La squadra partenopea mi permette di affrontare un tema tattico interessante: l’asimmetria dei compiti. In Football Manager 2018 paga molto la specializzazione delle manovre del singolo. Come sapete Lorenzo Insigne — oltre a attaccare (con la classica conclusione a giro) — si occupa anche di costruire il gioco (a mezzo di sovrapposizioni con Faouzi Ghoulam, lanci sul secondo palo per Callejón, triangoli di prima con Hamsik, ecc..), mentre l’altro speculare attaccante esterno (Callejón) si muove per lo più in verticale agendo dalla difesa all’attacco (con ottimi inserimenti alle spalle dell’avversario). Bene, anche nel gioco edito da SEGA è importante impostare soluzioni diverse nella parte destra e in quella sinistra della formazione.
Un altro esempio tattico reale e interessante è il movimento in fase di costruzione che Montella chiede al suo terzino (solo a sinistra o solo a destra a seconda delle gare e degli interpreti schierati), ovvero quello di alzarsi per creare superiorità numerica a centrocampo, rientrando poi in fase di copertura. Anche su questo punto, quindi, Sports Interactive ha fatto un ottimo lavoro di aggiornamento.


Sfatiamo un mito: gli infortuni sono in linea con la casistica reale

In linea generale non è più l’era del mister in tuta che si preoccupa solo del quadro tecnico
In Football Manager 2018 occorre essere dei manager all'inglese, a tutto tondo. Ma se proprio non amate perdevi in questioni secondarie (ma assolutamente non accessorie) è comunque possibile delegare alcune funzioni a altre figure. Va da sé che se vi affidate al mister in seconda, sarà fondamentale che questi sia dotato di ottime competenze, motivo per cui dovrete cercarne uno di qualità. Ma in realtà tutto lo staff deve essere all'altezza dei vostri obiettivi.
All’inizio di ogni avventura il gioco vi invita a presentarvi e a valutare i settori in cui occorre intervenire, per migliorare le abilità dei calciatori (con i preparatori) e limitare gli infortuni avvalendosi di un centro medico ricco di specializzazioni che non si limita più ai soli fisioterapisti. Proprio in quest’ultimo campo va segnalata l’introduzione di una lista di giocatori maggiormente predisposti agli infortuni. Qui i nostri collaboratori ci indicano i motivi dei rischi: carichi di lavoro in allenamento troppo elevati, o affaticamenti conseguenti l’eccessivo numero di partite giocate consecutivamente. In tal modo è possibile fare prevenzione.
Come ogni anno, l’incidenza degli infortuni è un tema caldo, e come ogni anno ci si lamenta senza conoscere i dati reali. Ora non è mia intenzione accusare nessuno, e penso che la colpa non sia dei giocatori di Football Manager ma degli addetti ai lavori, ovvero di alcuni recensori delle testate ufficiali, che anziché sfruttare la loro posizione di influencer, a volte, preferiscono calcare l’onda del pubblico meno informato. Dovrebbero invece sedare le lamentele con educazione e con l’uso dei dati storici. Io ho avuto la fortuna di passare anni e anni in campo come arbitro di calcio, e vi assicuro che gli infortuni sono sempre maggiori salendo di categoria, semplicemente perché lo stress aumenta (a causa di obiettivi sempre più importanti) e perché le partite giocate sono maggiori. Senza contare che incide pure l’alimentazione, ma quest’ultima non è ancora stata aggiunta come variabile nel gioco di Football Manager.
Ora, se fate mente locale noterete come l’anno scorso il Milan ha perso nello stesso periodo Montolivo, Bertolacci e Bonaventura, più altri elementi: vi sembra una cosa da poco? Non è un bug, è la realtà! L’anno scorso il Napoli perse l’unico bomber di ruolo che aveva (Milik) per quasi l’intera stagione, e solo scoprendo un Mertens fenomenale in versione attaccante ha potuto godere di un’annata straordinaria. La Roma quest’anno ha perso talmente tanti elementi da non avere soluzioni alternative in determinati settori (difesa soprattutto). Noi giochiamo al PC, loro nella realtà rischiano di mandare a monte l’intero anno calcistico e fiumi di denaro: se avessero una ricetta per evitare di riempire l'infermeria, sarebbero già intervenuti.
Ho fatto questi esempi non per creare polemiche ma per evidenziare che il team di Miles Jacobson non usa algoritmi difettosi ma si basa sulle serie storiche, ovvero su tecniche statistiche di analisi. Capisco benissimo la frustrazione che noi giocatori subiamo quando assistiamo agli infortuni dei nostri elementi migliori (soprattutto di quelli pagati a peso d’oro), ma è tutto basato su dati reali. Forse l’unica variante che si potrebbe inserire è un'opzionale minore incidenza degli infortuni per chi vuole un’esperienza più soft, e in tal caso potrebbe essere implementata proprio sulla versione Touch.


Le novità: tattiche più articolate, dinamiche di spogliatoio, giovanili, ambizioni e promesse

Uno degli aspetti più interessanti riguarda le nuove dinamiche sociali, ora più organiche. In passato i malumori portavano spesso a contesti di rottura totale tra club e tesserati, ora invece il tutto si basa più su fiducia e promesse, che solo se non mantenute (a fine stagione) porteranno al divorzio. Qui entra in gioco anche la capacità predittiva dell’allenatore che è in noi. Non si tratta però di scommettere a caso, ma di valutare bene la rosa in base agli obiettivi della società e alle ambizioni dei nostri calciatori più forti. I fallimenti costeranno caro, ma se sapremo prendere l’atleta nel modo giusto potremo addirittura motivarlo di più. Ma come nella realtà, le chiacchiere contano fino a un certo punto, sono le prestazioni sul campo che potranno o meno darci ragione.
Dunque, se in passato i giocatori si lamentavano solo di non giocare abbastanza in base al ruolo assunto nella rosa — deciso in sede di rinnovo del contratto (riserva, giovane promessa, titolare, elemento chiave) — e del basso stipendio (le maggiori prestazioni portavano i procuratori a chiedere maggiori compensi, e lo fanno ancora), ora il tutto è gestito in maniera più aziendale. Possiamo così richiamare e valutare la relativa piramide gerarchica che evidenzia il peso che i calciatori assumono all'interno dello spogliatoio, suddividendoli in gruppi in base alla capacità di influenzare il resto della squadra. Occorre quindi tenersi buoni soprattutto gli elementi più forti mentalmente, ma solo se sono consoni alla nostra causa; i profili più turbolenti vanno subito allontanati come è accaduto nella realtà con l’Inter, che ha epurato gli scansafatiche.
Per tenere in pugno lo spogliatoio occorre tenere sotto controllo tre valori: coesione di squadra, atmosfera dello spogliatoio e supporto all’allenatore.
La coesione di squadra è garantita dalla presenza dei senatori: profili che col passare delle stagioni restano in squadra anche se non più all’apice della loro carriera. Ad esempio nella Juventus sono Buffon, Barzagli, Marchisio, e Chiellini. E’ chiaro che a lungo andare invecchiano, ma provare a venderli in blocco causa dei forti malumori. In una delle mie prove ho venduto il solo Barzagli e ho dovuto usare molta diplomazia con un arrabbiato Higuain, ma sono stato abile nel spostare il discorso sulle chance da dare a giovani di grande prospetto come Rugani.
L'atmosfera dello spogliatoio è legata ai risultati ottenuti e all'attaccamento dei calciatori ai colori della propria squadra. Quando si incorre in un periodo poco brillante bisogna mantenere alta la concentrazione dei ragazzi, senza usare subito il pugno duro ma andando per gradi (con dei richiami, evitando le multe), altrimenti potrebbero manifestarsi dei comportamenti nocivi per tutti.
Il supporto all'allenatore si conquista con i favori della dirigenza (centrando gli obiettivi stagionali), con la lunga permanenza nel club, col rispetto delle regole interne dello spogliatoio e col mantenimento delle promesse fatte ai giocatori. Iago Falque Silva mi ha ad esempio espresso il desiderio di cambiare aria (per finire in un team dal blasone più alto) dopo le ottime prestazioni della prima parte di campionato, ma sono riuscito a dissuaderlo con un patto: sarebbe rimasto se avessi portato il Torino in Champions League, e così è stato.
Persino la scelta del capitano e del vice hanno finalmente delle conseguenze sensibili nelle capacità di affrontare i momenti difficili. Il capitano deve esser un leader nato, dotato di forza di volontà e mentalità vincente, anche perché lo dovrete sfruttare in situazioni di comunicazione interna, per evitare che piccole quisquilie possano trasformarsi in problematiche di maggior peso. Di sicuro non serve a molto usarlo quando un calciatore vuole andar via per soldi, diversamente dal patto reale che i vari Insigne, Mertens, Reina e compagni hanno stretto per l’anno 2017-2018 (non andar via per provare a vincere lo Scudetto col Napoli).
Considerate poi che alcuni membri possono chiedere la fascia di capitano in sede di rinnovo, andando a infilarci in discussioni pericolose con il precedente portavoce: mi è successo con Stephan Lichtsteiner nella Juve. Effetto Bonucci?
Ad ogni modo il precedente tesserato investito di tale carica non ne farà un dramma se gli farete capire che la new entry è davvero la più indicata a svolgere tale mansione, viceversa preparatevi a scaramucce non da poco conto, che potrebbero portate persino a una riunione collettiva di spogliatoio.
Queste meccaniche ci ricordano che dietro agli atleti ci sono anche degli uomini. E per ottenere risultati importanti occorre prima di tutto creare un gruppo affiatato, come fece Lippi nel Mondiale del 2006 vincendo con una compagine meno attrezzata tecnicamente rispetto a quelle delle edizioni precedenti nella Coppa del Mondo. Molti allenatori sono più abili nella comunicazione che nell'insegnamento, né è un esempio lampante José Mourinho che non ha inventato nulla (tatticamente) nella costruzione dei suoi grandi successi. Diversamente da Guardiola, lo Special One si è sempre concentrato più sulla testa dei suoi soldatini, allontanando spesso le “mele marce”. Così quando ci apprestiamo a valutare un calciatore dalle grandi potenzialità, non possiamo esimerci pure dall'analisi del suo carattere: un testa calda potrebbe alterare gli equilibri dello spogliatoio, tanto da impedire di far esprimere al meglio anche il resto del team. Spero che tale approccio venga dunque approfondito ancora di più nelle prossime edizioni, perché è davvero molto interessate.
Ci sono poi tante chicche con cui migliorare il quadro generale: corsi di formazione per il personale, corsi intensivi di lingua per abbattere le barriere di comunicazione, match analyst ancora più preparato e capace di sintetizzare le voci più importanti, federazioni che deliberano lo stop anticipato al mercato, prestiti biennali con obbligo di riscatto per un mercato sempre più in linea con quello reale, bonus vari per abbassare il contratto base (per rientrare nei limiti imposti dalla dirigenza), ecc…
Infine ho notato un’incidenza maggiore nello sviluppo dei giovani. Nell'ultima stagione col Milan ho portato in prima squadra Mastour e Zanellato che — insieme a Locatelli, Calabria e Josè Mauri — sono diventati davvero dei piccoli fenomeni imprescindibili per il mio 11 titolare.


"Portare 80 mila persone allo stadio per far vedere loro un calcio noioso non va bene" (Jurgen Klopp)

Football Manager 2018 è accompagnato purtroppo da schermate un pò più confuse. Se negli anni precedenti avevo apprezzato la capacità di snellire il numero di clic per navigare tra i vari settori, oggi devo sottolineare che questa UI è a volte poco leggibile, soprattutto con schermi piccoli. Fortunatamente, essendo passato a un monitor da 35” pollici ho notato un’esperienza meno ”traumatica”, ma una volta provato il tutto anche sul mio vecchio 23” pollici mi sono reso conto che il quadro d’insieme risultava meno chiaro e più affollato di voci. Chi usa il portatile — e magari lo fa in viaggio con il trackpad — sarà maggiormente colpito da questa interfaccia meno pulita.
D’altro canto le richieste hardware crescono se si opta per risoluzioni maggiori, nonché per la visuale  in tre dimensioni, facendo leva sul nuovo match engine 3D sviluppato in collaborazione con The Creative Assembly. Chi possiede delle configurazioni datate può sfruttare la classica visuale in 2D, ma perde i vantaggi implementati, che tra l’altro sono più utili della telecronaca della modalità Solo Commento. Il nuovo motore grafico non presenta modelli poligonali eccezionali — anzi, sembra di assistere alla grafica di FIFA 98 — ma permette di valutare con più efficacia i movimenti degli attori in campo, più di quanto accadeva coi vecchi "pallini" in 2D. Ciò permette di poter intervenire con più raziocinio sulle istruzioni correttive: non si tratta quindi di una mera feature estetica (diffidate da chi vi dice il contrario).
Se da un lato apprezzo le nuove e buone inquadrature TV con angolature diverse, non posso però esimermi dall'evidenziare che siano necessarie più animazioni di raccordo in determinate fasi di gioco, per rendere i movimenti (dei calciatori) più fluidi e credibili; probabilmente l’anno prossimo il tutto sarà più adeguato.
Anche l’elaborazione generale di tutto il gioco è meno reattiva. Non si tratta di scarsa ottimizzazione (anche se si poteva fare sicuramente meglio), la causa è riposta nelle nuovi voci che rendono il ritmo più lento, soprattutto se si opta per tanti campionati e grandi database. Personalmente ho deciso di mantenere le 5 stelle per non rallentare troppo l’incedere, selezionando così 6 campionati e un database piccolo; ho giocato in 3840 x 1440 con un intel i7 7700k, 16 gb di ram e una nvidia 1080ti.
Tornando all'aspetto poco intuitivo delle schermate, vi porto il caso lampante dell’eccessiva macchinosità della sezione scounting. La gestione degli osservatori abbandona infatti i vecchi e comodi report a lista, ora rimpiazzati da più schede che richiedono via via ulteriori sessioni di analisi per stabilire se investire (o meno) nel monitoraggio degli atleti. Sicuramente ciò è più vicino alla realtà, visto che il duo Marotta Paratici non consulta certo un database che associa le stelline del potenziale dei calciatori, ma incrocia più valutazioni fatte nel corso della stagione per conoscere meglio un dato profilo. Ma in Football Manager 2018 ciò appesantisce eccessivamente l’incedere e rallenta il mercato, anche a causa di una traduzione un pò ambigua nelle descrizioni di alcuni bottoni, su cui ci si fa comunque il callo dopo le prime battute iniziali. Il risultato potrebbe però scoraggiare i meno pazienti o le nuove leve; il rovescio della medaglia risiede in valutazioni finali più ricche che in passato, con indicazioni sia sull'adattabilità dell’atleta al nostro campionato che ai nostri moduli.
Il gioco prima della d'uscita presentava diverse criticità, risolte quasi del tutto con la patch 18.0.3. Nella fattispecie l’intelligenza artificiale è stata rivista, mostrandosi più stimolante, nonché abile nel trovare i correttivi all’uso eccessivo dei soliti schemi. Del resto — come vi accennavo in precedenza — dovrete variare qualcosina (di partita in partita) altrimenti l’avversario studierà le vostre ultime uscite per contrastarvi al meglio. E’ palese il deterioramento dell’efficacia di uno stesso schema: provate a usarlo per 4 partite di fila e vedrete che in seguito arriveranno risultati poco gratificanti, persino contro squadre sulla carta più scarse della vostra. Questo perché il calcio è cambiato, ed è molto più tattico di prima.
Ma l’IA non è assolutamente perfetta, ci sono anche delle incomprensibili situazioni: nelle prime 4 giornate della mia esperienza il Benevento era già a punteggio pieno, mentre nella realtà alla dodicesima giornata si trova ancora a 0 punti.
Viceversa non mi stupiscono più le dinamiche di mercato che portano — a volte — a cessioni dalle cifre assurde, soprattutto se penso a quello che è successo quest’estate con Neymar al PSG. Ma vedere una richiesta di circa 80 milioni per Simone Scuffet mi è sembrato fuori luogo. Ad ogni modo per abbassare i prezzi "basta" applicare una corte duratura e asfissiante a un calciatore: a quel punto la società in possesso del cartellino non riuscirà più a sostenere le continue richieste di rinnovo e lo cederà.
Meno importante è il volto che si può dare al nostro allenatore, anche attraverso la scansione del nostro viso reale, facendo uso di una webcam o di una foto già disponibile sul PC, come in NBA 2K18. Devo dire che sebbene il risultato estetico sia migliore dell’anno precedente, non è comunque soddisfacente. L’editor diventa invece più interessante quando siamo chiamati a spendere dei punti nei due rami delle abilità (tattiche e tecniche), come se fossimo dinanzi a un gioco di ruolo. Optare per un patentino internazionale e un glorioso trascorso da calciatore, indubbiamente, ci permetterà di affrontare l’esperienza in maniera più efficace, ma se si vuole qualcosa di più impegnativo occorre abbassare il valore delle due succitate voci. Prestate particolare attenzione a Tattica, determinazione, gestione dello spogliatoio, lavoro coi giovani, livello di disciplina e motivazione se decidete di prendere la guida di piccole realtà con uno staff risicato.
Continua invece a essere inutile il nostro stipendio percepito come allenatore, soprattutto perché impatta negativamente sul bilancio. All'atto pratico ne farei volentieri a meno, preferendo investire l’ammontare in qualche giovane promessa. Tuttavia sarebbe più carino che venissero elaborate delle voci per accumulare un conto in banca personale, da sfruttare magari in attività extra-calcistiche.
Il comparto audio come al solito è il tallone d’Achille della produzione, a parte la canzone introduttiva intitolata “The Moment”; si poteva quanto meno investire sui cori ufficiali dei team più famosi. Vi consiglio di mutare subito le urla da stadio e gli insulsi rumori di sottofondo.
Concludo questo paragrafo menzionando l’assenza di alcune licenze ufficiali per i campionati di Premier League, Bundesliga e Liga Santander. Quindi in luogo del Real Betis Balompié avremo a che fare con il Real Hispalis, ma le mod possono risolvere come su PES 2018.

Titolo: Football Manager 2018
Genere: Gestionale
Sviluppatore: Sports Interactive 
Editore: SEGA 
Data di rilascio su pc: 10 novembre 2017


Commento finale 

Football Manager 2018 non si limita al compitino ma non innova le meccaniche, rende solo più complesso il quadro dell’anno precedente, andando a soddisfare i maniaci del controllo e della sfida. Chi si vuole occupare dei soli aspetti macroscopici è avvisato: avrà vita dura. Veleggerà su un terreno scosceso e ricco di ostacoli, senza avere mai il quadro completo di cosa sta davvero facendo, a causa di una curva di sfida ancora più ostica.
Certo è che non solo Football Manager, anche altri titoli (vedi il FUT di Fifa 18) dimostrano che il tempo da dedicare ai giochi — per ottenere risultati migliori — sta aumentando di edizione in edizione. Ma ciò va anche in contrasto con la nostra età che ci impone sempre meno ore a disposizione per la nostra passione: per cui, ai nostalgici di manageriali più leggeri, come il leggendario PC Calcio, consiglio di puntare direttamente alla versione touch.  

Pro:

  • Più complesso e strutturato nelle tattiche…
  • Dinamiche sociali e gerarchiche di spogliatoio
  • Il centro medico è utile per limitare gli infortuni
  • FM Touch soddisfa chi vuole un approccio più leggero 
  • Il nuovo match engine 3D dona maggiore spessore …


Contro: 

  •  … Ma interfaccia più confusionaria
  • … Ma richiede hardware più performanti
  • Qualche piccolo bug che probabilmente verrà risolto
  • Mancanza di alcune licenze per Premier, Bundesliga e Liga

Voto 8

Fonte immagini: Screenshot personali