Wolfenstein II: The New Colossus | Machine Games - Recensione

Wolfenstein II: The New Colossus è il seguito di un testosteronico shooter in prima persona ambientato in un mondo distopico




Wolfenstein II The New Colossus mette subito le carte in tavola: William Joseph Blazkowicz si piega ma non si spezza, al pari dei personaggi dei film d’azione anni ’90 (interpretati da Stallone, Wesley Snipes, Kurt Russell, ecc…).
Anche stavolta il protagonista è il soldatino degli Stati Uniti, che risulta sopravvissuto al drammatico scontro contro Deathshead, messo in scena nel finale di Wolfenstein The New Order. Tuttavia — nonostante gli sforzi della campagna precedente — i Nazisti sono ancora al comando, e governano perfino sul suolo americano, messo sotto gioco dalle avanzate tecnologie dell’inarrestabile macchina bellica tedesca.
Le meccaniche di gioco sono rimaste pressoché le medesime, mentre il ritmo risulta ancora più avvincente, bilanciando meglio le fasi action con altre quelle stealth. Ovviamente resta salva la possibilità di affrontare quasi sempre gli obiettivi a armi spiegate, ma così facendo si innescano anche gli allarmi che riempiono gli stage di copiose fila nemiche. L’approccio resta dunque quello della vecchia scuola (in auge tra gli anni ’80 e ’90): medikit per il ripristino della salute, uso contemporaneo di doppie armi (stavolta anche di diverso calibro), munizioni limitate (da scovare con l’esplorazione), numerose bocche da fuoco trasportabili, salvataggi manuali e tanto movimento per non rimanere invischiati nel mezzo di imboscate altrimenti letali.
Beh, non mi resta che entrare nel vivo della recensione: mettetevi comodi e godetevi lo spettacolo, perché la nuova narrativa è più esplosiva che mai, grazie anche al maggior peso riservato allo sviluppo psicologico del personaggio principale, mediante flashback, riflessioni introspettive e monologhi.

Le prime ore hanno un pò il gusto del déjà-vu, ma ciò che si manifesta a schermo entrerà probabilmente della storia delle migliori intro dei videogame.
William Joseph Blazkowicz è sì sopravvissuto all’epilogo del precedente plot, ma ne porta anche le copiose cicatrici fisiche e mentali, peraltro è rimasto in coma per circa 6 mesi. E — come nel titolo pubblicato nel 2014 — anche stavolta deve ridestarsi dal torpore causato dai farmaci e prendere il controllo della situazione per non lasciarci le penne. Il prologo ci vede così prendere confidenza con il prodotto, mentre il nostro eroe risponde con difficoltà (essendo su una sedia a rotelle) alla carica dei nazisti della perfida Frau Engel, che nel frattempo ha intercettato il Martello di Eva (nome dato al nostro sottomarino).
Dopo una delle scene più memorabili del gioco, a Terror-Billy (aka B.J. Blazkowicz) non resta altro da fare che lavorare a braccetto con la Resistenza Americana, per liberare il suolo da un usurpatore che vi tiranneggia da oltre 14 anni. Tuttavia l’impresa risulterebbe vana senza l’uso della formidabile armatura Da'at Yichud (in precedenza indossata da Caroline Becker), che ci accompagnerà per buona parte dell’avventura.

Wolfenstein II: The New Colossus | Machine Games - Recensione

Nonostante tutte le forti scene a schermo, l'atto più crudele arriva alla fine: è difficile accettare i titoli di coda, vorrei ancora continuare a giocare

Wolfenstein II The New Colossus ci mette quindi subito a disposizione l’armatura, e per oltre metà delle vicende sarà la nostra ancora di salvezza, giacché la barra della salute del nostro corpo organico potrà riempirsi al massimo della metà, mentre il valore dell’imbracatura potrà raggiungere quello del 200%.
I nemici non mettono a disposizione una grande varietà, sono (al solito) costituiti da: soldati adibiti a carne da macello (alcuni però sono corazzati), quadrupedi meccanizzati, droni, robot di varia stazza, e comandanti da stanare subito per evitare il respawn altrimenti infinito dei sottoposti. Mentre il level design offre maggiore soddisfazione quando alle zone più lineari si affiancano gli stage ricchi di alternative, tali da variare le modalità d’ingaggio (negli scontri), le vie di fuga e di elusione, soprattutto grazie a condotti d'aerazione e viottoli secondari.
Il feeling delle armi è eccezionale: ogni bocca da fuoco è ben caratterizzata per cadenza di tiro, danno inflitto e rinculo. L’equipaggiamento mette a disposizione (tra le altre): l’ascia per le uccisioni istantanee (in grado di far rivivere le sequenze di smembramento della Glory Kill di Doom), la pistola, il fucile a pompa, il fucile laser, il lanciafiamme, il lanciagranate, e la mitraglietta. Ma solo le armi standard si possono portare sempre con sé, i modelli pesanti (più potenti) vanno invece raccolti (di volta in volta) nei singoli scenari di riferimento, dopo che ci saremo liberti del legittimo proprietario.
Inoltre i ferri del mestiere sono migliorabili mediante il recupero di kit per l’upgrade (come silenziatori e caricatori maggiormente capienti), che andranno a occupare tre slot per arma.
Resta invariata anche la filosofia legata ai potenziamenti del personaggio, dove i perk (chiamati Talenti) vanno guadagnati sul campo, portando a termine determinate richieste, come un dato computo di uccisioni effettuate secondo varie modalità (furtive, con esplosivi, ecc…). In tal modo Blazkowicz diventerà sempre più un’efficiente macchina da guerra (più precisa, più resistente, e più veloce). A completare il quadro troviamo pure alcuni gadget per l'armatura, come un corpetto capace di mutarci in tori inarrestabili, dei trampoli che ridefiniscono il quadro esplorativo, e uno strumento di costrizione utile per aggirare gli ostacoli.
Il livello di difficoltà è buono e richiede riflessi fulminei, ma non tanto per le ardite prove dell’intelligenza Artificiale quanto piuttosto per l’aggressività e il numero di avversari da affrontare. Nella fattispecie — quando veniamo scoperti (o diamo inizio alle ostilità) i nemici cercano subito un riparo, mentre quando siamo noi a ripiegare all'interno delle strutture sono i nazisti che tentano di accerchiarci da più fronti possibili (ma senza mettere in scena tattiche di guerriglia particolarmente complesse). Inizialmente è possibile scegliere tra 6 livelli di difficoltà (dopo la prima run se ne sblocca un altro), che si possono modificare in ogni momento accedendo alle impostazioni di gioco.
Tra una missione e l’altra ritorniamo alla base d’appoggio mobile (il sommergibile) che funge da hub, liberamente esplorabile; ricorda quelle viste in Tom Clancy's Splinter Cell Blacklist e in Mass Effect Andromeda. Sicché potremo conoscere i vari membri della combriccola (incluse vecchie conoscenze, tra cui la nostra compagna Anya in dolce attesa), che ci proporranno alcune attività accessorie (tra cui spiccano soprattutto quelle volte a recuperare dei potenti strumenti tecnologici); potremo anche provare a decriptare i Codici Enigma sottratti al nemico, mediante l’espletazione di una sorta di mini-game.
Una volta portato a termine il gioco si deve rigiocarlo: non tanto per poter cambiare la scelta fatta nel primo capitolo (salvare Fergus o Wyatt, che metterà a disposizione cutscene, armi e missioni secondarie differenti), quanto piuttosto per soddisfare la necessità di colmare quel dolore fisico derivante dall’altrimenti cessata adrenalina, elargita a fiotti dall'opera diretta da Jens Matthies. Anche il reboot di Doom ha offerto fiumi di gore e iniezioni di goduria testosteronica, ma Wolfenstein II The New Colossus è un prodotto decisamente più completo, perché sa intrattenere anche attraverso le immagini e il plot, peraltro ricco di battute sempre azzeccate e divertenti.
Ad ogni modo, oltre alla campagna principale — della durata di circa 12-18 ore (in base al livello di sfida selezionato e all'espletazione o meno delle quest secondarie) — abbiamo a disposizione: un discreto endgame accessorio, vari collectible da reperire (bozzetti, documenti della realtà alternativa, giocattoli e brani ispirati agli anni ’60), nonché un vecchio capitolo di Wolfenstein a cui accedere, come accadeva coi giacigli di Wolfenstein The Old Blood.

Wolfenstein II: The New Colossus - Recensione

Il rosso è decisamente il colore preferito dal team svedese

Wolfenstein II The New Colossus è mosso dall’Id Tech 6 che riesce a migliorare alcuni aspetti estetici, pur senza segnare un netto stacco qualitativo col passato. Tecnicamente la prova è comunque solida: il framerate è granitico, le texture mostrano buoni dettagli (anche se alcuni elementi sono in bassa definizione), gli effetti particellari (soprattutto per esplosioni e fumi) sono ottimi, ma i modelli dei nemici sono spesso ripetuti.
Le cutscene sono eccezionali, sia per l’ottima direzione artistica (riferita all’allestimento del Mondo distopico) che per l’efficace sceneggiatura (che fa abilmente spola tra umorismo e violenza), ricordando le vette qualitative dei climax raggiunti in Tales from the Borderlands. Come nel predecessore, anche stavolta le battute riprendono spunto dallo spirito sopra le righe dei film di Tarantino, come il più volte citato (indirettamente) Bastardi Senza Gloria.
In generale il paesaggio a stelle e strisce non mostra la straordinaria grandezza e opulenza tipica dell’iconica età d’oro immortalata da Hollywood, ma è dipinto con palazzi diroccati e strutture sconquassate dalle bombe atomiche lanciate durante l’invasore. Tutto questo dona maggior spessore alle location, che nel predecessore puntavano soprattutto sulla natura steampunk, con tecnologie futuristiche presenti in un tempo anacronistico.
Il doppiaggio audio in italiano è buono, a parte un pò d’asincronia nel labiale; la tracklist vanta temi sempre azzeccati alle varie situazioni a schermo.

Titolo: Wolfenstein 2 The New Colossus
Genere: FPS
Sviluppatore: Machine Games
Editore: Bethesda Softworks
Data di rilascio su pc: 27 ottobre 2017

Commento finale

Wolfenstein II The New Colossus pur senza innovare la formula precedente riesce a intrattenere come non accadeva da anni negli shooter old school. Il titolo di MachineGames si mostra solido, seppur non faccia gridare al miracolo per evoluzione tecnica, né offra scorci spacca-mascella.
L’obiettivo d’intrattenere con personalità è stato centrato alla grande. Bethesda — negli ultimi anni — sta proseguendo a vele spiegate, pubblicando quasi sempre brand di qualità, senza l’uso di protezioni che all'atto pratico danno noia solo ai legittimi acquirenti (es. Denuvo), senza microtransazioni e senza dlc importanti tagliati dal prodotto base. Insomma, bisogna farle dei sinceri complimenti: mostra una maturità e un rispetto verso il consumatore che spesso risultano alieni in questa industria, che sta cominciando anche a snobbare le importantissime esperienze single-player.

Pro:

  • Ritmo frenetico
  • Sceneggiatura brillante
  • Livello di sfida
  • Gameplay affinato…


Contro: 

  • Mancano idee originali nelle boss fight
  •  … Ma formula non rinnovata (a parte i gadget della corazza)
  • Poca varietà nei nemici

Voto 8,6

Fonte immagini: Google