Divinity Original Sin | Larian Studios - Recensione

Divinity Original Sin è una di quelle belle storie nate su Kickstarter che si vorrebbe vedere più spesso




Divinity Original Sin parte da piccolo progetto indipendente capace di raccogliere in breve tempo 1 milione di dollari (andando oltre l'obiettivo dei 400.000 $ richiesti), per diventare poi un capolavoro in grado di segnare un solco indelebile nella memoria storica dell’industria dei videogame.
La sensazione che si prova — giocando al titolo dei Larian Studios — è quella ritornare indietro nel tempo, quando i numeri contavano di meno e la passione la faceva da padrone. Non mi piace essere sentimentale, si rischia spesso di mettere in secondo piano la bontà del gioco e non approfondire le meccaniche. Ma una cosa posso dirvela: se siete giocatori di vecchia data, affrontando questa esperienza ritornerete quei ragazzini bramosi di avventura, quelle creature avide di sapere, capaci di passare ore e ore a studiare le migliori mosse pur di succhiare tutto lo scibile dalla prova dei membri del team belga.
Prima di scatenare voli pindarici, voglio inquadrare subito il focus dell’opera. Divinity Original Sin rivoluziona completamente il modo di approcciarci all'ambiente circostante per combattere il nemico, ma non è sorretto da una storia fantasmagorica. Se cercate temi mai trattati o grandi domande, qui non le troverete. Ma se è la sfida quella che vi manca, se è lo stimolo al sano ragionamento ciò che volete, allora qui l’otterrete. Non si tratta semplicemente di un gioco difficile, tutto quello che vi serve per avere la meglio è sotto i vostri occhi, ma richiede: grande spirito d’osservazione, lettura dei libri disseminati nei meandri delle location, nonché scandagliare diverse righe di dialoghi. Solo così verrete a sapere — tanto per fare un paio di esempi — che cucinare molluschi rafforza lo spirito, mentre un pelo di capra mannara consente di costruire un’armatura speciale.
Di giochi punitivi ne stanno uscendo abbastanza negli ultimi tempi, ma lo sbilanciamento indotto è spesso segno di un cattivo level design e/o di pigrizia. Qui non siamo messi dinanzi a un test della Kobayashi Maru, ma c’è molto trial & error: ogni meccanismo va appreso con l’esperienza. Il giocatore non è imboccato e può commettere piccoli errori ogni tanto, ma quelli grossi si pagano a caro prezzo.

E’ inutile giraci attorno, siamo in presenza di un hardcore game elegante e elitario

Le vicende prendono piede con un omicidio nelle terre corrotte della cittadina costiera di Cysael, un tempo cuore di un potente potere conosciuto come Source, che i meno puri di cuore sfruttarono come catalizzatore delle arti oscure. Questa fonte di energia venne usata incautamente per modificare il tessuto dello spazio-tempo, causando notevoli danni. Per salvare il Mondo di Rivellon vennero quindi istituiti i Source Hunters: guerrieri e maghi addestrati per estirpare la temibile minaccia alla vita.
E arriviamo a noi. Interpretiamo per l’appunto due Cacciatori della Sorgente impegnati in una missione di routine, o almeno è quello che il prologo ci fa credere quando sbarchiamo sulla spiaggia della città, per metterci sulle tracce dell’assassino di un funzionario del luogo. Sulla carta si tratta di una mansione decisamente più semplice che dare la caccia a un Origomante, se non fosse che dietro tale delitto si celi — in realtà — un ardito complotto che mira a scuotere la società su vasta scala.
Come vi accennavo, sul fronte narrativo non ci sono grossi scossoni, a parte qualche colpo di scena ben architettato: l’intreccio è solido, ma i temi sono lontani dalle lusinghe narrative di un librogame alla Planescape Torment.

Divinity Original Sin | Larian Studios - Recensione

Sono richiesti una costante concentrazione, una buona valutazione dei rischi, e un profondo ragionamento prima di agire

Divinity Original Sin — come spesso accade con altri Rpg — ci fa partire con la creazione dei due personaggi. Le voci e le opportunità sono molte, e possono spaesare soprattutto il neofita, che nel proseguo potrebbe essere addirittura indotto a ripartire con una seconda run rendendosi magari conto di aver commesso qualche leggerezza proprio in questa fase. La creazione dei nostri eroi è una parte fondamentale, e purtroppo non abbiamo molti elementi per capire inizialmente come muoverci, quindi vi dirò che nelle primissime battute faremo la conoscenza di due ulteriori figure giocabili: un guerriero e un mago che andranno a completare il nostro party di 4 membri. Non va poi sottovalutato il fatto che anche i personaggi incapaci nelle arti magiche possono sfruttare gli incantesimi, attraverso l’uso delle pergamene.
Ma andiamo per gradi. Gli ideatori della saga — nata nel 2002 con Divine Divinity — danno la possibilità di partire con delle classi prestabilite (tradizionali e ibride), oppure decidere liberamente di distribuire le skill come più ci aggrada. Il background delle varie figure serve a dare forma al contesto, piuttosto che influire in maniera sensibile sul plot. Le decisioni da prendere quindi devono essere per lo più pratiche, e devono riguardare il modo in cui volete procedere negli scontri. Ad ogni modo tre sono le voci più importanti da valutare attentamente: Abilità, Attributi e Talenti. Le prime non sono altro che spell attive tali da poter espletare varie azioni (scassinare serrature, muovere oggetti con la mente, sbloccare nuove opzioni nei dialoghi, e così via). Gli Attributi rappresentano le tradizionali variabili di base (Costituzione, Destrezza, Forza, Intelligenza, Percezione e Velocità). E i Talenti non sono altro che perk passivi.

Nella prima parte dell’avventura non ci viene detto dove andare esattamente, ma in compenso saremo subissati di varie quest principali e secondarie. Il rischio è quello di sprofondare nello sconforto, ma non bisogna demordere. Gli indizi sono centellinati ma se si curano le abilità passive è possibile carpire qualcosa in più nei numerosi scambi di battute con gli Npc. Se si è in disaccordo nei dialoghi occorre uscirne sfruttando un semplice minigioco (eretto attorno a un sistema di carta, forbice, sasso), nel quale pesa molto il valore del Carisma. Se poi si punta a un buon livello di Percezione si può scovare qualche dettaglio in più attorno a noi.
Il sistema di combattimento è a turni: l’ordine d’attacco è vincolato al grado di iniziativa, mentre il computo delle possibili manovre è legato al numero dei punti azione non ancora usati. Questi ultimi non devono per forza essere spesi tutti in una volta: volendo possono essere conservati — turno dopo turno — per scatenare una valanga di danni senza pari in una sola battuta finale. Che Divinity Original Sin sia un gioco sviluppato in tempi moderni lo intuiamo invece dall'interfaccia, che rispetto a prove del passato è molto più chiara; non si può dire altrettanto della gestione dello zaino, che invece avrebbe richiesto più variabili per ordinarne il contenuto. Il terreno non è suddiviso da una scacchiera come invece accade in Wasteland 2, quindi il movimento — e l’effetto delle magie — è limitato da eventuali ostacoli ambientali. E’ bene fare uso dello zoom o della visuale tattica (così i nemici sono evidenziati da un contorno rosso mentre gli alleati da una tonalità blu), altrimenti il rischio di sprecare attacchi e punti azione è concreto.
Per aver la meglio è fondamentale studiare gli ambienti e individuare gli elementi cardine del gioco (acqua, fuoco, terra, nubi, e gas) da combinare con magie (facenti testo a ben cinque discipline diverse) e azioni (come spostare una cassa su una grata da cui fuoriesce gas nocivo). Si può ad esempio: rovesciare un barile di olio e incendiarne il contenuto sui malcapitati, spegnere le fiamme con l’acqua sì da creare una densa coltre di fumo atta a ostruire la visuale, stordire i nemici con scosse elettriche amplificate da pozzanghere liquide, o far pattinare l’avversario sul ghiaccio solidificando l’eventuale acqua posta sotto i suoi piedi. Non mancano poi altre manovre come agguati, azioni stealth, e trappole. Oltre alle contese occorre pure risolvere degli enigmi ambientali, a volte anche complessi.
Come in Baldur’s Gate la progressione è lenta, e non dipende solo dagli esiti in combattimento ma pure dalla soluzione delle quest. A bilanciare una dura curva d’avanzamento ci pensa il copioso loot system che è in grado di sovvertire gli equilibri in battaglia in base alla rarità delle armi in possesso; di particolare importanza sono gli item leggendari, in stile hack 'n' slash alla Diablo.
Oltre a ciò è disponibile un complesso sistema di crafting che va appreso con la pratica, perché — ovviamente — non ci viene detto nulla sul come partorire pozioni e oggetti. A tal proposito bisogna prestare attenzione alle numerose ricette nascoste tra i tomi, visto che non di rado sono costituite da più capitoli (da reperire) per ottenere l’intero processo creativo.
La campagna vanta il comodo sistema del drop-in e drop-out, che vi permette di invitare un amico online per fargli prendere il posto di uno dei membri del party. Inoltre è disponibile un potente editor per creare avventure personali. La longevità si aggira sulle circa 70-80 ore.

La Enhanced edition vede l’introduzione: delle granate, delle bacchette magiche (con scariche elementali), della co-op offline in split screen, dell’uso delle doppie armi contemporaneamente, di ulteriori livelli di sfida, di nuove classi e di quest.

Divinity Original Sin - LucullusGames



Un Mondo colorato e vivace che s'impara a amare

Le texture sono di buona fattura, pur non essendo estremamente definite; alcuni personaggi secondari sono meno riusciti sul piano estetico, ma è bello vedere che cambiano aspetto a seconda dell’equipaggiamento indossato. A parte il caricamento iniziale la mappa non richiede tempi d’attesa particolari; segnalo la presenza di leggere compenetrazioni poligonali.
La palette di colori mostra un’ottima profondità di tinte vivide. I particellari, la profondità di campo e il sistema d’illuminazione sono ben implementati. Mancano invece delle cut-scene memorabili (atte a creare maggiore trasporto), il ciclo giorno/notte e le condizioni meteorologiche dinamiche.
Si poteva fare qualcosina in più sul fronte dell’ottimizzazione che — per quanto mostrato a schermo — richiede uno sforzo hardware più alto di quanto dovrebbe.
La colonna sonora non è molto variegata, ma i temi orchestrali sono piacevoli. Il sottotitolato è di buon livello, e le poche frasi pronunciate da alcuni personaggi secondari sono ben doppiate. L’italiano è stato aggiunto post lancio: seppur non perfetto è di discreta fattura.

Titolo: Divinity: Original Sin - Enhanced Edition
Genere: Rpg con combattimenti a turni
Sviluppatore e Editore: Larian Studios
Data di rilascio su pc: 30 giugno 2014 (classic), 27 ottobre 2015 (Enhanced)

Commento finale

Divinity Original Sin ha la capacità di prendere a ceffoni il giocatore irretito da anni di prove teleguidate, rimettendo in moto quella strana cosina grigia posta tre le orecchie. E’ un titolo che non ci si può lasciar sfuggire, se si è amanti dell’universo fantasy in generale. L’intreccio è solido e offre una buona atmosfera, ma non apporta contenuti nuovi per chi ha già macinato decine di Gdr.
In ultima analisi occorre tenere a mente che non si tratta di un gioco che apprezzeranno tutti. E’ richiesta pazienza, tempo e voglia di imparare dai propri errori.

Pro:
  • Meccaniche complesse
  • Combat system rivoluzionario
  • Richiede grande impegno
  • Longevità
  • Tante storie secondarie e segreti da scovare


Contro: 
  • Tanto trial and error
  • Non adatto a tutti
  • La trama principale non decolla mai

Voto 9,2


Fonte immagini: Google