Get Even | The Farm 51 - Recensione

Get Even si erge su una narrativa arzigogolata, a mò di gomitolo arrovellato in maniera confusa, con il giocatore chiamato a scioglierne i nodi




Get Even punta tutto sul plot. All'inizio siamo bombardati da vari input, con molti tasselli che fatichiamo a far combaciare. Crescono le domande, mentre le risposte vengono centellinate: il puzzle va costruito lentamente. Arriviamo così a mettere in discussione persino la veridicità del prologo.
Questo non è certo il primo videogame che punta alla tematica della manipolazione dei ricordi, i Dontnod Entertainment ad esempio sono saliti alla ribalta con Remember Me e Life is Strange. Ma qui i paradossi mnemonici sono più maturi, arrivando a sconvolgere emotivamente il protagonista con sentimenti di odio, vendetta e disperazione. L’atmosfera — ben realizzata, anche grazie all'incapacità di discernere tra realtà e simulazione — è fatta di luoghi lugubri e claustrofobici bugigattoli, ma non siamo alle prese con un survival horror ansiogeno alla Outlast. Ci sono dei jumpscare ma sono pochi, e sono usati esclusivamente per sostenere la trama (non ne sono assolutamente il core). L’intento è più che altro martellare il consumatore a livello psicologico.
I ragazzi polacchi del team The Farm 51 — creatori in passato di NecroVision Lost Company e Deadfall Adventures — hanno scelto però un percorso insidioso: relegare in secondo piano il gameplay (sezioni shooter). Un'opzione che può anche andar bene, se la storyline è in grado di mantenere vivo l’interesse per le varie situazioni; del resto To the Moon né è un esempio lampante. A questo punto non ci resta che scoprire il valore del risultato finale, la cui pubblicazione è stata posticipata di un mese da Bandai Namco per la vicinanza dei temi ai fatti terroristici di Manchester.

Impersoniamo Cole Black — ex militare dal movimentato passato alcolista — ora investigatore, nonché sicario alla bisogna. L’avventura ci presenta un Cole vittima di amnesia (o per lo meno molto confuso), che si risveglia in quello che pare essere un manicomio fatiscente. Una volta varcata la soglia della struttura il nostro viene contattato da un certo Red, che gli offre il supporto necessario per fargli recuperare i ricordi, grazie a un dispositivo per la realtà virtuale che integra le informazioni del soggetto con pacchetti di dati ricavati dalla rete. Pandora — così è chiamato l’avveniristico aggeggio tecnologico — pare volersi concentrare soprattutto su un’operazione di recupero di un ostaggio (una ragazza imbrigliata da una bomba) di nome Grace.

Get Even | The Farm 51 - Recensione


In bilico tra thriller investigativo e horror psicologico, ricorda un pò i film Déjà Vu e inception

Una volta entrati nella mente di Cole Black dovremo quindi mettere in ordine una serie di ricordi apparentemente sconclusionati. Già, ma sono davvero i nostri? O c’è qualcuno che muove i fili al posto nostro? Magari è davvero solo tutto frutto di una simulazione….
C’è un continuo cambio di scenari e contesti, separati dal ritorno perenne alla “realtà” (terminati i ricordi) presso l’Hub di gioco: il manicomio. Get Even è caratterizzato da un intelligente variazione di ritmo, che solo dopo la metà della “campagna” inizia a mostrare qualche momento di stanca. Nelle fasi shooter (con telecamera in soggettiva) è più frizzante, ma mai veloce e adrenalinico: è più tattico grazie alla pionieristica pistola angolare (la Corner Gun), simile a quella vista nel film Wanted (usata da Angelina Jolie nella sequenza del supermercato) capace di stanare nemici armati di tutto punto, rimanendo al riparo dal fuoco incrociato (ad esempio dietro un muro), sfruttando la telecamera termica. Sempre il cellulare si rende indispensabile per creare dei ripari alla bisogna, attivando la fotocamera per materializzare i ricordi del protagonista. Purtroppo in tali frangenti l’Intelligenza Artificiale mostra importanti mancanze con assalitori bloccati dietro gli ostacoli e incapaci di contrattaccare, pattuglie presso gli hotspot non sempre ben congegnate, e infine con l’assenza di valide manovre d’accerchiamento. Tuttavia quando il sistema funziona bastano un paio di colpi per mettere il videogamer KO. Il modo più corretto di avanzare è senza dubbio quello stealth (sorprendendo i malcapitati alle spalle), lanciandosi di tanto in tanto in rush più audaci.
Nelle sezioni puzzle solving l’incedere è ancora più lento e ragionato, gli enigmi sono tutto sommato semplici e riguardano la ricostruzione: della scena del crimine (un pò come come l’abilità da detective dei Batman dei Rocksteady), e di alcune immagini a mò di mosaico. C’è quindi spazio per il backtracking e l’esplorazione alla ricerca di indizi utili (documenti, articoli di giornale, note, fotografie, registrazioni audio, cartelle cliniche, e così via), tutti visionabili in una stanza adibita all'uopo — anch'essa stanziata nella mente di Cole — organizzata con diverse lavagne. Completare queste bacheche porta allo sblocco di un codice che permette di accedere a camere celate ricche di inediti retroscena e armi. Sempre in questo contesto investigativo — come in Condemned Criminal Origins — torna in auge la praticità dello smartphone. In Get Even serve per scannerizzare le zone per scovare delle prove (impronte e tracce ematiche), accedere all’app della mappa ambientale, o semplicemente per far luce nelle tetre location (tramite la torcia). Senza dimenticare che il fil rouge di tutta la produzione poggia le sue radici nell'avventura grafica moderna di stampo action, accompagnata da alcuni filmati d’intermezzo.
Durante l’arco narrativo saremo messi dinanzi a blande scelte morali, che avranno delle conseguenze sulla vita di alcune figure secondarie nel proseguo degli eventi. La longevità vanta un minimo di 10 ore, almeno 15 per chi decide di dedicarsi a tutti i collectible e a scandagliare tutti i pertugi disponibili.

Get Even - LucullusGames


I violini danno un tocco magico, ma tecnicamente si poteva fare di più

Get Even mette in luce un efficace e continuo cambio di regia, con scenari spesso angoscianti — materializzati dalla mente contorta e provata di Cole. Ciò si concretizza come uno degli aspetti più riusciti della produzione.
Tuttavia la resa tecnica, sebbene soddisfacente (con una discreta dose di elementi a schermo) è ben lontana dai risultati che avrebbe dovuto apportare l’uso dell’implementazione della tecnologia "3D scanning": erano state promesse texture fotorealistiche, qui assenti e al di sotto delle potenzialità del motore di gioco (Unreal Engine 3). Inoltre sono presenti dei cali di frame-rate, shader non perfetti, modelli dei personaggi poco definiti, animazioni poco fluide e una conta poligonale non eccezionale. E’ bene sottolineare che si tratta comunque solo di sporcizia del codice: nulla che intacchi in maniera decisiva il gameplay (non ho riscontrato crash).
Il comparto audio — dove spiccano soprattutto gli ottimi stacchetti orchestrali della Brussels Philarmonic — è affidato alla direzione e alle abilità di Olivier Deriviere, già impegnato in passato in Alone in the Dark. L’effettistica ambientale non lascia alcun vagito sonoro al caso, con rumori in grado di catturare l’attenzione e mantenere il giocatore sull'attenti. Per un’esperienza migliore vi consiglio di crearvi un luogo più intimo, isolandovi con delle buone cuffie surround. Il doppiaggio in inglese mostra una buona recitazione, i sottotitoli in italiano sono di discreta fattura e ben leggibili.

Titolo: Get Even
Genere: Avventura Grafica di stampo action
Sviluppatore: The Farm 51 
Editore: BANDAI NAMCO Entertainment 
Data di rilascio su pc: 21 giugno 2017

Commento finale

Get Even è un titolo realizzato con un budget contenuto, ma nonostante alcuni difetti è in grado di sorprendere. Se siete interessati più a una storia arrovellata, che vi tiene continuamente col fiato sospeso, e sempre sull’attenti grazie ai vari cliffhanger (sebbene qualche colpo di scena risulti leggibile per il grande appassionato di thriller) in grado di cambiare le premesse iniziali, allora fateci un pensierino. La sezione shooter è da inquadrare come un mero accessorio, sia per il gunplay rudimentale che per le debolezze dell’IA. Gli enigmi non sono impegnativi, ma l’atmosfera è sorretta da un sonoro ottimo e da una trama matura; peccato per l’aspetto tecnico non eccezionale.

Pro:

  • Atmosfera 
  • Stile, struttura e maturità della narrativa
  • Comparto audio
  • Prova originale


Contro: 

  • Sezione shooter debole
  • Qualche magagna tecnica
  • Intelligenza Artificiale altalenante 

Voto 7,7


Fonte immagini: Google