Outlast | Red Barrels - Recensione

Outlast è un horror in soggettiva convincente e ansiogeno, dalle meccaniche semplici ma estremamente efficaci; l’atmosfera è eccezionale




Negli ultimi anni gli emuli di Slender The Arrival si sono moltiplicati. Questi esponenti sono infarciti di copiosi jumpscare e di lunghe sessioni di camminata. In Outlast c’è anche questo, così come è presente anche la telecamera atta filtrare le inquadrature: è chiara quindi l’influenza del film Rec (2007) e del precursore Cannibal Holocaust (1980).
Ma ciò che permette all’opera del team canadese — composto da ex membri di Naughty Dog e Ubisoft — di elevarsi rispetto alla media sono: alcune scelte stilistiche, un comparto sonoro di qualità, e l’ottima atmosfera di un manicomio pregno di orrori. Outlast sembra l’opera di una mente deviata, che tuttavia conosce bene quali simboli e immagini mettere in scena. Vedremo: uomini segnati profondamente da gesti d’autolesionismo, gusci vuoti intenti a sbattere il loro cranio contro le pareti, creature immobili dinanzi a tv bloccate su immagini caratterizzate dall'alternanza di sole righe bianche e nere, corpi smembrati, cadaveri mutilati, pezzi di budella e copiosi fiotti di sangue sparsi qua e là, nemici armati di ghigni e spranghe…
I Red Barrels si rivolgono al pubblico rimasto deluso dalle derive action di molte storiche produzioni: Dead Space 3, Resident Evil 6, FEAR 3.  E non è un caso che Alien Isolation e Resident Evil 7 hanno costruito delle ottime esperienze facendo leva anche su alcune idee nate da prodotti indie.

L’anello di congiunzione tra l’escape horror e il survival horror?


Interpretiamo Miles Upshur, un giornalista d’assalto in cerca dello scoop del secolo, o quanto meno di qualcosa che sia in grado di portarlo alla ribalta. Costui ha avuto la brillante idea di visitare (da solo) il Mount Massive Asylum — gestito dalla multinazionale Murkoff Corporation — in seguito alla segnalazione di una mail da parte di una fonte anonima, che denunciava la riapertura dell’istituto psichiatrico col solo scopo di portare avanti esperimenti disumani.
Il coraggioso — e sprovveduto Miles — imbarca la sua (e di conseguenza la nostra) avventura armato soltanto di videocamera e di taccuino. Giunto sul posto il giornalista ovviamente trova un cancello chiuso, ma decide comunque di intrufolarsi scavalcando la struttura, e addentrandosi così nel sanatorio attraverso una finestra lasciata aperta. Dopo i primi passi l’uomo però si pente subito della sua scellerata scelta quando — tra gli angoli morti dei tetri corridoi — individua figure inquietanti, creature partorite dai più reconditi sogni che braccano ogni spillo e spiraglio di vita rimasto nella zona.
A quanto pare le cavie hanno deciso a loro volta di darsi alla sperimentazione. Ma quando il peggio sembra essere ormai messo a nudo ecco che Miles realizza che le cose sono ancora peggiori di quanto avesse immaginato…

Le meccaniche peccano di scarsa varietà e l’incedere è molto lineare


Outlast | Red Barrels - Recensione


Diversamente dagli action-horror dove il protagonista può contare sulle armi, qui l’unica possibilità è rappresentata dalla fuga come in Amnesia: The Dark Descent. Il senso di invulnerabilità e d'impotenza è lapalissiano: come in Silent Hill Shattered Memories non ci sono veri e propri combattimenti da espletare, ma una volta scoperti potremo solo trovare un nascondiglio, correndo a gambe levate. Magari dando rapidi sguardi al nostro inseguitore, volgendo lo sguardo alle nostre spalle…
Davvero non lo fate! Cadrete nella trappola eretta dalle reazioni chimiche scatenate dal vostro stesso corpo: le gambe si irrigidiranno, la tensione prevaricherà sulla lucidità, e inevitabilmente andrete incontro a un infausto destino. Outlast è un’esperienza viscerale che come The Curse of Blackwater non lascia scampo.
L’unico modo di sopravvivere è comprendere l’entità del cono visivo del nemico, solo così potremo essere sicuri di non essere scoperti una volta scovato un riparo: un tavolo, un armadio o un letto. Quest’ultima sede usatela come ultima spiaggia: sappiamo tutti che i mostri dimorano proprio sotto i nostri giacigli.
Trovare un luogo in cui celarsi è fondamentale anche per ripristinare la salute. Compreso il raggio d’azione dei mutanti, l’esperienza può essere affrontata diversamente, quasi come se fossimo in un semplice ma sinistro stealth game. La tensione sarà sempre dietro l’angolo ma il battito cardiaco potrà leggermente abbassarsi. Recuperata un pò della nostra dignità potremo così tentare di avanzare di sottecchi, sporgendoci dagli angoli con le sbirciatine — analizzando la situazione oltre il nostro naso — prima di proseguire. O forse saremo ugualmente colti in flagrante.
I nemici — armati di armi contundenti e da taglio — sono molto veloci, e due o al più tre colpi bastano per donarci un eterno riposo.
La videocamera permette: la visione notturna tramite gli infrarossi, l’individuazione delle minacce più gravi in lontananza (grazie all’uso dello zoom), e la cattura degli indizi più importanti (come le scritte sui muri). Ma l’energia dello strumento non è illimitata. Le batterie stilo — da raccattare in giro per le location — si esauriscono, dopodiché l'apparecchio risulta meno efficace. I movimenti di Miles non sono “legnosi” come quelli dei protagonisti di Resident Evil, siamo invece in grado di saltare gli ostacoli (come tavoli) nel bel mezzo delle fughe.
Non ci sono enigmi da risolvere, solo chiavi da scovare e meccanismi da attivare per poter proseguire. Sarà però importante mantenere gli occhi aperti per scovare tutti i documenti disseminati nelle stanze dell’istituto, per approfondire una trama non originale ma ben strutturata. Il prologo mette a nudo buona parte del background, ma i file concorrono nel completare la visione d’insieme, che altrimenti può risultare un pò fumosa.
La longevità è variabile, dipende chiaramente dal livello di difficoltà scelto e da quanto sarete disposti a scovare i succitati collectible: l’avventura base si aggira in media dalle 3 alle 5 ore, contate un altro paio d’ore in più per l’ottimo dlc.
Il livello di difficoltà "Folle" non prevede salvataggi, e limita il numero delle batterie.

Outlast: Whistleblower


Il DLC si materializza sia come un’ulteriore storia parallela che come prequel alle vicissitudini di Miles. Il protagonista è però Waylon Park, ovvero l’informatore misterioso. L’incipit ci mostra come il tecnico informatico della Murkoff Corporation viene scoperto nell'intento di divulgare i macabri esperimenti dai laboratori dell’azienda, e la sua conseguente internazione. Successivamente le scene ci mostrano un Waylon Park intento nel risvegliarsi nel bel mezzo della rivolta delle ex-cavie del manicomio, ormai in pieno controllo della struttura e promossi al ruolo di nuovi carnefici.
Le meccaniche sono le medesime, anche se la violenza perpetrata a schermo è ancora più efficace e viscerale.

Tecnicamente non impressiona, ma la tensione resta alta


Outlast: Whistleblower - LucullusGames


La videocamera è a tutti gli effetti una protagonista del non ricco cast. Come non citare l’effetto dithering (l'aggiunta di rumore per rendere più regolari i transienti in un segnale digitale), le inconfondibili tonalità verdi della visione notturna, e l’enfasi posta dalle lenti sui maligni occhi luccicanti.
Non ci molti effetti speciali ma non manca la classica nebbiolina alla Silent Hill (negli esterni), soprattutto nel dlc. L’alternanza tra visione notturna e nero bituminoso è poi di grande impatto.
La ricostruzione stilistica (arredamento) del sanatorio è buona, le zone marce e decadenti fanno il resto; anche se poi le texture sono in bassa risoluzione, e i modelli risultano poveri di dettagli.
Ci addentreremo in laboratori sotterranei, aree di detenzione, fogne, e seminterrati allagati.
Il titolo mosso dall’Unreal Engine 3 evidenzia del leggero tearing e dell’aliasing. Le animazioni spesso sono sottotono.
L’audio è in inglese mentre i sottotitoli sono ben tradotti in italiano, non come in Salt and Sanctuary. La recitazione è discreta mentre l’ effettistica è ottima, spiccano sopratutto le urla, i sospiri, i rumori della pioggia battente sul vetro, gli stridii angoscianti, i rumori della videocamera, il martellante battito cardiaco, e l'accompagnamento dei violini.

Titolo: Outlast
Genere: Survival-horror
Sviluppatore ed Editore: Red Barrels
Data di rilascio su pc: 4 settembre 2013

Commento finale


Outlast è una produzione indie, lo si deduce dalla carente sostanza tecnica ma le idee sono buone, anche se poche sono davvero originali. L’atmosfera invece è resa benissimo e in questo tipo di esperienze gioca un ruolo fondamentale. Ricordatevi di acquistare anche il dlc per aver il quadro più completo.
Se siete deboli di cuore non giocateci: alcuni jumpscare sono in grado di farci saltare letteralmente dalla sedia. Ma se proprio siete audaci — e un pò masochisti — allora puntare a un’esperienza totale con bassa illuminazione e cuffie. Se sopravvivrete a questo, allora non dovrete temere più nulla.

Pro:
  • Atmosfera 
  • Uso della telecamera
  • Comparto sonoro
  • Ottima esperienza ansiogena 

Contro: 
  • Eccessiva linearità
  • Veste grafica


Voto 8



Fonte immagini: Google