Tales of Berseria di Bandai Namco - Recensione

Tales of Berseria è il sedicesimo capitolo della saga, e ci presenta, per la prima volta, una grande protagonista di sesso femminile




Arriva a inizio 2017, dopo essere stato pubblicato lo scorso anno in Giappone


Il brand nasce nel 1995 su SNES con la pubblicazione di Tales of Phantasia. Da allora fino alla pubblicazione dei 2 Tales of Xillia (il primo uscito nel 2011) i vari capitoli erano sempre stati slegati. Trama, personaggi e universi erano sempre nuovi, l’unico elemento comune era il battle system anche se si evolveva — di volta in volta — mutando diverse meccaniche. Questa impostazione ha sempre reso varia la saga, senza rischiare quella penuria di idee che colpisce spesso le produzioni seriali.
Anche se Tales of Berseria si palesa come prequel di Tales of Zestiria, i riferimenti non sono comunque tali da impedire al novizio di perdersi situazioni “succose”, visto che i 2 titoli sono distanziati storicamente da diversi secoli; diciamo solo che il fan riesce a cogliere qualche sfumatura in più.
Il contesto ci porta nell'arcipelago del Regno di Midgand, stavolta sconquassato da un terribile morbo conosciuto come “Daemonblight” (Demonite), in grado di tramutare le creature in demoni.


Come al solito le caratteristiche migliori della serie sono la narrativa, i personaggi, le ambientazioni intriganti, e i vari mini-giochi


Tales of Berseria - Recensione


Storia: il focolaio della Demonite esplode in un villaggio durante quella che viene ricordata come la Notte Scarlatta, a causa dell’apertura di un varco verso un terribile Mondo parallelo.
Tra le vittime figura Celica, moglie di Artorius e sorella di Velvet e Laphicet. Allo spadaccino dai capelli d’argento non resta dunque che mettersi in viaggio con i 2 ragazzini al fine di trovare una nuova terra dove crescerli. Tuttavia dopo 7 anni la tragedia si ripete: la “Scarlet Night” mette alla prova nuovamente gli umani, e Artorius — oramai alle strette — deicide di mettere in scena il sanguinoso rituale dell’Avvento. La vittima sacrificale è Laphicet, la cui vita è presa dinanzi agli occhi increduli della dolce e spensierata Velvet. Costei, suo malgrado contrae pure la demonite, indi viene segregata in una cella di Titania per circa 3 anni. Nella fattispecie la metamorfosi l’ha resa un Therion, un demone che si nutre di altri demoni. Questo in soldoni è il prologo.
Una volta liberata, la nostra protagonista dai capelli corvini attraverserà mari e monti per saziare la sua sete di vendetta. Ma arrivare a Artorius non sarà cosa semplice visto che è diventato il leader dell’Abbazia. L’uomo vanta di un numeroso esercito, ed è conosciuto con l’appellativo di Redentore giacchè il sanguinoso rituale messo in essere anni prima ha garantito poteri ultraterreni agli esorcisti: ora — tra le altre abilità — sono in grado di controllare i Malak.
Durante il lungo percorso, Velvet Crowe incontrerà diversi compagni di giochi, ognuno caratterizzato da una particolare personalità, e abile in una peculiare Arte: Rokurou Rangetsu (demone), Eleanor Hume (esorcista) Eizen (pirata), Magilou (strega), Bienfu (malak). Come potete immaginare il cast racchiude personaggi molto diversi e intriganti, proprio perchè non sono ascrivibili ai soliti eroi “buoni”. Si tratta invece di antieroi per i quali non potremo fare a meno di simpatizzare, seppur consci della loro natura controversa non sempre condivisibile.


E’ il primo capitolo orfano dello storico producer Hideo Baba


Tales of Berseria - LucullusGames


Gameplay: l’ossatura di fondo è identica da oltre vent’anni. Una volta giunti in una nuova città, si raccattano le informazioni necessarie per affrontare il successivo “dungeon”, che immancabilmente ci mette alla prova con un coriaceo boss. C’è chiaramente del moderato backtracking.
E’ assente la “canonica” mappa del mondo: l'ultima era presente in Tales of Vesperia, ma è possibile sfruttare una cartina geografica della zona locale. Il viaggio rapido necessita del consumo di bottiglie di Inoph, l’alternativa è far uso della nave di Eizen. Per velocizzare, invece, il normale incedere sarà necessario sbloccare prima la geotavola, che permetterà anche di investire i nemici più deboli senza affrontarli a viso aperto.


Liberation system: i combattimenti in tempo reale si basano su un buon mix di velocità e strategia


Il sistema di combattimento si erge dalle basi del “Linear Motion Battle System”. L’esplorazione è in terza persona e quando i membri del party s’imbattono in un nemico, lo scontro parte istantaneamente. Al giocatore è permesso manovrare un personaggio alla volta, gli altri sono gestiti dalla CPU.
Il combattimento prevede fino a 4 titolari e 2 riserve. Le sostituzioni sono possibili in qualsiasi momento, sì da sfruttare le debolezze dell’avversario con le differenti abilità dei nostri antieroi.
Ogni personaggio fa leva su attacchi peculiari che è possibile concatenare per elevare il moltiplicatore del danno, ma il puro button mashing paga solo alle basse difficoltà, per cui è fondamentale studiare i vari nemici al fine di spendere in maniera oculata le caratteristiche risorse che alimentano gli scontri: le Anime. Queste altro non sono che dei punti azione, a cui attingere per partorire i vari attacchi in battaglia.
Il sistema di gioco è bilanciato, non favorisce una fase rispetto a un’altra: sono importanti tanto l’attacco quanto la difesa. Eccedere nella prima garantisce via via maggiori danni, ma d’altro canto si paga dazio in termini di vulnerabilità visto che cresce anche la probabilità di incorrere nello stordimento.
Ogni volta che diamo il là alla battaglia, ogni personaggio avrà a disposizione 3 anime, ma tale computo può variare a seconda delle nostre mosse. Infliggere colpi critici, parare gli attacchi, centrare le debolezze dei nemici, nonchè abbattere un tot di creature, determina l’incremento della barra delle Anime (il massimo quantitativo immagazzinabile è 5).
Incappare in status alterati (come avvelenamento o stordimento) naturalmente concorre nel verso opposto. Le regole permettono di perpetrare le azioni d’attacco anche in mancanza di punti azione, ma l’efficacia e la precisione ne risultano sensibilmente compromesse.


Progressione dei personaggi


Alla fine dello scontro si ottengono dei punti esperienza, ma il sistema di crescita è automatizzato. Il passaggio di livello determina l’acquisizione di nuove Arti e l’incremento delle statistiche di base, senza che il giocatore possa in qualche modo intervenire per differenziare il percorso prestabilito. Tuttavia indirettamente è possibile migliorare alcuni parametri attraverso la scelta dell’equipaggiamento e alla manipolazione delle erbe. Armi e armature sono caratterizzate da 2 differenti tipologie di bonus: quelli casuali sono migliorabili facendo uso dei Fabbri, altri invece — delle sorti di “specializzazioni” — andranno assimilati in battaglia.

Tales of Berseria - i modelli dei personaggi sono curati, mentre le texture ambientali sono spesso scialbe


IA: si adatta in base al livello selezionato. Inizialmente ci sono sono solo 3 possibili gradi di sfida (Facile, Normale e Difficile), ma dopo un paio di missioni opzionali avremo accesso a 2 ulteriori livelli. Vi consiglio di partire dal terzo (difficile) e poi magari incrementare ancora, questo perchè le precedenti 2 voci sono troppo permissive, anche per un neofita. Mentre il quinto valore darà del filo da torcere perfino ai fan di vecchia data.
Portare a termine il gioco richiede ben più di 40 ore, ma tale computo può essere ulteriormente elevato con le quest opzionali, inoltre dopo la prima run si rende disponibile la modalità New Game Plus.

Comparto grafico: la componete estetica non è mai stata particolarmente ricca di effetti speciali o di elementi a schermo per quanto concerne gli scenari; la povertà di elementi non rasenta il livello perpetrato spesso nei musou, ma il paragone non è completamente fuori luogo. Qualche bel colpo d’occhio può esserci, ma non per qualità di design quanto più per ispirazione.  Tutt'altro discorso per i personaggi, anche se quelli principali godono di maggior cura, i modelli danno un tocco cartoonesco all'opera. Le animazioni però non sono sempre dinamiche in-game, mentre la recitazione del corpo è spesso teatrale e statica durante gli intermezzi.
Le location sfruttano gli asset del predecessore, anche se si nota una lieve rinnovata valorizzazione. Il salto di qualità non è stato raggiunto a causa della natura cross-platform: Tales of Berseria è stato realizzato anche per ps3, ma solo per il mercato giapponese. Ciò ha portato a dungeon troppo ripetitivi e a mappe più piccole; la nota positiva è invece rappresentata da una densità dei nemici finalmente adeguata, e non disperava come in Tales of Zestiria.

Comparto tecnico: il conto della mole poligonale non è al passo coi tempi, e le texture sono in bassa definizione. Tuttavia il frame-rate è stabile, e la gestione della telecamera è stata rivista, non mostrandosi più incerta e scorbutica negli interni. C’è del pop-up sull'orizzonte, mentre è stato svolto un buon lavoro per quanto concerne il post-processing.

Comparto audio: rappresenta spesso il fiore all’occhiello della serie, ma stavolta Motoi Sakuraba — pur realizzando una tracklist discreta — non impressiona con il suo operato. Il doppiaggio audio offre invece la duplice declinazione: inglese e giapponese. La traduzione scritta in italiano è buona, anche se alcuni dialoghi sembrano un pò prolissi: si poteva snellire meglio, ma resta una prova superiore alla media.

Titolo: Tales of Berseria
Genere: jRpg
Sviluppatore e Editore: BANDAI NAMCO Studios Inc.
Data di rilascio su pc: 27 gennaio 2017

Commento finale: Tales of Berseria non stupisce dal punto di vista estetico o tecnico, ma va sottolineata la buona ottimizzazione. Ma nei JRpg ciò che conta davvero sono soprattutto le meccaniche, e qui è stato fatto un ottimo lavoro andando a dare più corpo alle semplificazioni apportate dal predecessore uscito nel 2015.
Mi è piaciuta molto Velvet Crowe che non è la solita figura femminile asettica, del resto tutta la combriccola offre un sapore più articolato e ambiguo rispetto alla norma. La sceneggiatura si muove sapientemente su 2 piani, quello drammatico e ironico. Ovviamente non siamo minimamente vicini alla qualità espressa in The Witcher 3, ma si palesa comunque come un’ottima prova all’interno del panorama della saga in questione.

Pro:
  • Sceneggiatura matura
  • Difficoltà scalabile
  • Tanti segreti e quest, oltre ad un'ottima longevità di base
  • Combat system profondo seppur non eccessivamente tecnico


Contro: 
  • Alcuni dungeon sono troppo ripetitivi
  • Musiche inferiori alle aspettative


Voto 8




Fonte immagini: Google